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Il Corrierone è indeciso fra il premier istituzionale e il segretario scalpitante? La domanda non è peregrina se si legge con occhi smaliziati, o troppo maliziosi, il Corriere della Sera. Il quotidiano istituzionale per antonomasia ovviamente non può eccedere in entusiasmi spasmodici alla Renzi come quelli che caratterizzano la Repubblica debenedettiana (salvo i corsivi urticanti e manieristici di Francesco Merlo che ha stimmatizzato tra l’altro l’eccesso di computer durante le riunioni renziane, gulp).

L’aplomb di Ferruccio de Bortoli, d’altronde, non consente forme barricadere, dunque l’asse politico-editoriale è ben centrato sul duo Napolitano-Letta. Eppure nelle scorse settimane il Corriere della Sera si è fatto notare per un editoriale dello stesso direttore in cui si dava un garbato ma sonoro buffetto al governo, accusato di un certo eccesso di traccheggiamento e di scarso decisionismo, e poi c’è stato un tentativo di campagna giornalistica alla Fatto Quotidiano contro i conti del Pd, sulla scia di un articolo della corrierista Maria Teresa Meli che rilanciava di fatto tesi e umori renziani; una campagna arenatasi prima ancora di salpare definitivamente.

Così dopo qualche occhieggiamento pro Renzi, ben visto in casa Rcs sia da Diego Della Valle che da Alberto Nagel di Mediobanca, il Corrierone sta rientrando nei ranghi istituzionali? E’ l’impressione ad esempio di Italia Oggi che, con un articolo di Goffredo Pistelli, rimarca da un lato un commento non troppo renziano, anzi, di Antonio Polito, e un editoriale di ieri di Beppe Severgnini.

Ma l’altalena politica del quotidiano Rizzoli verso i due leader democrat non è frutto di ondeggiamento bensì degli equilibrismi insiti, si potrebbe dire inevitabili, nel primo quotidiano italiano. O no?

Il Corriere della Sera in altalena fra Renzi e Letta

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