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Il 2014 sarà l’anno della svolta per l’America, un anno di azione. È la solenne promessa di un Barack Obama più che mai determinato ad affermare la sua agenda politica e sociale, per troppo tempo rimasta ostaggio delle lotte tra partiti. Uno stallo che il presidente americano – al suo quinto discorso sullo Stato dell’Unione – vuole sbloccare, senza arrendersi alla logica del muro contro muro imperante a Washington: “L’America non resterà immobile, e tanto meno il suo presidente“, assicura.

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LA SFIDA AL CONGRESSO
Ecco allora che Obama lancia la sfida: “Se il Congresso si rifiuterà di prendere le misure necessarie per sostenere la classe media, le famiglie americane, agirò per decreto”. E lo farà ovunque sia necessario: dal salario minimo alla lotta alla disoccupazione, dall’immigrazione alla stretta sulle armi.

CONTRO DISCRIMINAZIONI E DISUGUAGLIANZE
Obama annuncia una dozzina di decreti già pronti, pensati per far progredire le condizioni di vita di milioni di americani e per combattere le crescenti diseguaglianze. Diseguaglianze che ancora oggi penalizzano un bambino americano solo per la sua razza, o per il luogo in cui nasce.

DONNE, INFANZIA, SERVIZI SOCIALI
Senza contare le discriminazioni sulle donne: “Rappresentano la metà della forza lavoro – lamenta Obama – ma guadagnano meno, 77 centesimi per ogni dollaro guadagnato da un uomo: questo è sbagliato e imbarazzante nel 2014”. Come imbarazzante per il presidente è non garantire a tutti lo stesso standard di servizi sociali, a partire dagli asili nido. Obiettivo che può essere raggiunto solo con una profonda revisione del sistema fiscale. Sono tutti campi su cui il presidente auspica il dialogo, la cooperazione tra le forze politiche, il compromesso bipartisan.

LE ELEZIONI DI MID-TERM
Ben sapendo però che il 2014 è anche un anno di elezioni, quelle di metà mandato, che si svolgeranno in novembre e che rinnoveranno l’intera Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato. Difficile immaginare una tregua con la destra.

LA RIFORMA SANITARIA
Anche sulla riforma sanitaria, che Obama torna a difendere con forza e con orgoglio, nonostante gli abbia fatto perdere gran parte della sua popolarità: “Zero. Nessun americano resterà più senza una copertura”, rivendica.

POLITICA ESTERA: IRAN, SIRIA E UCRAINA
Obama non dimentica anche le enormi sfide in politica estera, a partire dall’Iran: “Se Kennedy e Reagan hanno trattato con l’Unione Sovietica, non vedo perché non lo possiamo fare con avversari meno forti. Abbiamo il dovere di provare”, afferma, ribadendo come in questa fase opporrà il suo veto a nuove sanzioni contro Teheran. Poi rinnova la promessa su Guantanamo: “La chiuderemo quest’anno”. In Ucraina – aggiunge – sosteniamo il principio secondo il quale il popolo ha il diritto di esprimersi in modo libero e pacificamente, e possa dire la sua sul futuro del Paese”. Mentre sulla Siria: gli Stati Uniti appoggeranno solo quelle opposizioni che ripudieranno il terrorismo.

TERRORISMO
Parlando di Al Qaeda, Obama sottolinea che è sulla via della sconfitta ma il “pericolo resta e la minaccia si è evoluta, con gli affiliati di Al Qaeda e altri estremisti che mettono radici in altre parti del mondo”. Per questo gli Stati Uniti devono “restare vigili”.

CLIMATE CHANGE, ENERGIA, ACCORDI COMMERCIALI
Obama promette un anno all’attacco, anche su clima ed energia. E sul fronte degli accordi commerciali, quello con l’Europa (Ttip) e quello con l’Asia e l’area del Pacifico (Tpp).

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