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Una delle giornate più indecifrabili del recente passato.

Ieri, un US ISM manufacturing novembre davvero forte ha lasciato i mercati indecisi sul da farsi. Inizialmente l’ottimismo sulla crescita aveva preso il sopravvento. Nella seconda parte di seduta sono subentrati i consueti timori che i recenti miglioramenti macro inducano la FED a rimuovere il QE in uno dei prossimi 2 FOMC. Cosi Wall Street ha chiuso leggermente negativa, ed ha passato all’Asia un sentiment incerto.

Dopo l’infornata di ieri, la giornata si presentava sgombra di dati, se si eccettuano i Producer prices EU di novembre, ancora negativi e sotto attese a indicare perduranti pressioni disinflazionistiche, e il PMI construction novembre in UK, ai massimi da 6 anni.

Su questa base, è dura trovare le motivazioni per il progressivo inabissamento dei mercati azionari europei osservato col passare delle ore. Anche perchè, al di la di una ovvia preferenza per i titoli difensivi e le large caps, questo movimento è caratterizzato da una assenza di catalyst e temi specifici.

Difficile dare la colpa al tapering: Wall Street al momento conserva un andamento, ancorchè negativo, composto, e soprattutto il $ è debole contro € e i tassi US sono stabili, con il 10y che recupera quanto perso ieri in seguito all’ISM bomba.
Ne sono di particolare aiuto i dati macro: ieri i PMI europei hanno sorpreso in positivo con la sola eccezione del dato spagnolo (guarda caso, Madrid migliore borsa europea oggi).
Deflation scare da escludere perchè i periferici e le banche trattano in linea col resto, e i tassi non si muovono.

L’incombere del meeting ECB giovedi può in effetti essere foriero di qualche nervosismo. Il susseguirsi di dichiarazioni dei vari membri del governing council nelle ultime settimane, volto a rassicurare gli investitori che, con i tassi a 25 bps dallo zero assoluto la Banca Centrale dispone di numerose altre opzioni, ha creato una certa aspettativa. Si è parlato di tassi di deposito negativi, di guidance, di LTRO condizionate all’erogazione di prestiti alle aziende, perfino di acquisti di asset. E’ normale che, a 2 giorni dal meeting, nasca qualche timore che la parte più ortodossa dei membri possa riprendere il sopravvento nel comitato.
Una tesi del genere è coerente con la forza dell’€, capace di issarsi sopra 1.36 vs $ in barba alla forza dei dati US e con il fatto che in una giornata da -2% il rendimento del bund cala di appena 2 basis points. E sicuramente i timori di un ECB attendista hanno una parte nella debacle odierna. Ma di sicuro non la spiegano tutta.

In realtà il movimento odierno ha le caratteristiche di una significativa presa di beneficio sull’area. Come osservato più volte in questi mesi (vedi slide 5 analisi scenario ottobre) l’azionario europeo ha visto forti flussi d’acquisto da parte di una vasta gamma di investitori. La fase correttiva iniziata oggi accentua un fenomeno di riallocazione geografica che aveva già fatto la sua graduale comparsa nelle ultime settimane.

La brusca discesa porta diversi indici a contatto con rilevanti supporti (Eurostoxx 3011). L’ago della bilancia sembra essere Wall Street, che a sua volta ha intrapreso una fase correttiva, ma incontra subito la media mobile a 20 giorni che l’ha sostenuta a inizio mese. Nei prossimi giorni dovremmo ottenere segnali più chiari circa la direzionalità di breve.

A rendere più interessante il contesto, domani in EU abbiamo i PMI services, particolarmente attesi perchè il settore servizi era il principale imputato per l’assestamento dei PMI europei a ottobre. In US abbiamo l’ADP survey, antipasto del labour market report di novembre in uscita venerdi, e l’ISM services.

Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr.

Che cosa succede a Piazza Affari e Wall Street

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