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«Nel bene o nel male, purché se ne parli», scriveva Oscar Wilde in un celebre brano de “Il ritratto di Dorian Gray” (1890). Sarà pure controproducente ma, riprendere l’ultima dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale (UNAR), incrementandone così la sovraesposizione mediatica degli tempi a causa del suo attivismo in favore dell’ideologia gender, ci sembra comunque doveroso. Se non altro perché trattasi di struttura pubblica che opera all’interno del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri e, quindi, usufruisce delle risorse di tutti gli Italiani.

Ebbene questo ufficio che dovrebbe essere dedicato all’alta finalità sociale di prevenire il razzismo e diffondere la cultura dell’accoglienza dello straniero, è invece attualmente impegnato in una iniziativa di mobilitazione di sensibilizzazione in favore dell’ennesima pubblicazione, le Linee Guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT, volta ad imporre l’ideologia dell’omosessualità. Si tratta di un “vademecum”, che fa seguito ad un ciclo di seminari organizzati nell’ottobre scorso a Milano, Roma, Napoli e Palermo, ispirati all’ideologia del genere e diretti ad operatori dell’informazione. Un lavoro, promosso appunto dall’UNAR e patrocinato, fra gli altri, dell’Ordine nazionale dei giornalisti e della Federazione stampa italiana, che s’inserisce nell’ambito del Progetto “LGBT Media and Communication”, finanziato dal Consiglio d’Europa, in attuazione del Programma “Combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”.

L’Italia, durante il Governo Monti, ha aderito tramite il Dipartimento per le pari opportunità, a questo programma del Consiglio d’Europa, nel cui ambito è stata appunto adottata la Strategia nazionale LGBT 2013–2015, che ha come scopo l’eliminazione di tutte le discriminazioni nei confronti delle persone lesbiche (L), gay (G), bisessuali (B) e transgender (T). Le reazioni alla pubblicazione, avvenuta negli scorsi giorni, delle Linee Guida sul sito della Presidenza del Consiglio, non si sono fatte attendere. Dal punto di vista dell’associazionismo, è sceso in campo il Comitato “Sì alla famiglia”, che è un cartello di 16 gruppi e federazioni d’ispirazione cattolica (si va dall’AGESC ad Alleanza Cattolica, dall’Associazione Famiglie Numerose Cattoliche alla Federazione dei Movimenti per la Vita del Piemonte e Valle d’Aosta), che ha lanciato un appello pubblico contro le Linee Guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT, «Per dire no al “matrimonio” e alle adozioni omosessuali, all’introduzione della cosiddetta ideologia di genere nelle scuole, e a una legge sull’omofobia la quale, introducendo un reato di opinione che rischia di mandare in prigione chi esprime con pacatezza idee contrarie ai “poteri forti” e alle lobby dominanti, ferisce gravemente la libertà di espressione.

Non stiamo mettendo insieme cose diverse» (Sì alla famiglia. Leggi sull’omofobia e sulle unioni omosessuali: i pericoli dell’ideologia e della propaganda di genere, Torino 1° dicembre 2013). Il Comitato “Sì alla famiglia”, coordinato dal sociologo Massimo Introvigne (già rappresentante per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione presso l’Osce), costituitosi il 1° dicembre scorso a Torino, ha lanciato il suo appello come una applicazione pratica del Manifesto del “Sì alla famiglia”, una sorta di “statuto” sul quale convergono tutte le associazioni aderenti. Quest’ultimo s’ispira esplicitamente al recente videomessaggio di Papa Francesco per l’iniziativa Dieci piazze per dieci comandamenti, nel quale si raccomanda a tutti i promotori di iniziative a tutela della vita e della famiglia, di non ridurle ad «un inno al “no”», ma di focalizzarle piuttosto per un «“sì” all’Amore, e poiché io dico di “sì” all’Amore, dico “no” al non Amore, ma il “no” è una conseguenza di quel “sì”» (Video-Messaggio del Santo Padre Francesco ai partecipanti all’iniziativa “Dieci piazze per Dieci Comandamenti”, 8 giugno 2013).

L’Appello del Comitato “Sì alla famiglia”, che può essere firmato on line (anche se la firma deve essere poi confermata al ricevimento di apposita mail al fine di evitare false sottoscrizioni), è indirizzato al Vice-Ministro con delega per le Pari Opportunità Maria Cecilia Guerra, oltreché all’UNAR ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e chiede «una profonda revisione delle “Linee guida”, preceduta da consultazioni che diano voce alle associazioni, anche cattoliche, di difesa della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, e non solo ai gruppi di attivisti LGBT».

Sia alla Camera sia al Senato, poi, il gruppo del Nuovo Centro Destra (Ncd) ha depositato l’altro ieri una interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri sui documenti dell’Unar “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere (2013-2015)” e “Comunicare senza pregiudizi”, considerando «sorprendente », come ha dichiarato la prima firmataria dell’interpellanza a Monte Citorio, l’On. Eugenia Roccella (gli altri sono Alessandro Pagano ed Antonio Costa) «che un organismo come l’Unar, incardinato alla Presidenza del Consiglio, emani, al di fuori delle sue competenze, un codice che invita all’autocensura inseguendo il più piatto conformismo ideologico» (Eugenia Roccella, Gay, da Unar sorprendente conformismo ideologico – 19/12/2013).
Ci auguriamo, quindi, anche come giornalisti, che il Governo voglia meglio salvaguardare la libera informazione evitando di patrocinare l’ennesima ipotesi di bavaglio in nome dell’ideologia del “politicamente corretto”.

Arrivano le “Linee Guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT”

«Nel bene o nel male, purché se ne parli», scriveva Oscar Wilde in un celebre brano de “Il ritratto di Dorian Gray” (1890). Sarà pure controproducente ma, riprendere l’ultima dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale (UNAR), incrementandone così la sovraesposizione mediatica degli tempi a causa del suo attivismo in favore dell’ideologia gender, ci sembra comunque doveroso. Se non altro perché trattasi di…

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