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E adesso il sodalizio è anche certificato dalla medesima collocazione rispetto al governo. Se fino a pochi mesi fa l’assonanza di posizioni ed uscite tra Silvio Berlusconi e Beppe Grillo era data da microconvergenze su questo o su quell’argomento (con un’accelerata nelle ultime settimane), oggi viene certificata anche dalla geografia parlamentare: Forza Italia e Movimento Cinque Stelle sono entrambi all’opposizione. Contro il governo delle larghe intese, contro una visione germanocentrica dell’Unione europea, riformatori e per certi versi rivoluzionari, a seconda di come la si veda.

CHE COSA LEGA FORZA ITALIA E CINQUE STELLE
Una marcia parallela che, come alcuni analisti avevano osservato in occasione della scorsa campagna elettorale per le politiche, era oggettivizzata da carisma e tratti personali, con due leader “soli” al comando che dettavano e dettano la linea, che passano (indenni?) attraverso le forche caudine di strappi e tradimenti, controcanti e prese di distanza, che hanno nella piazza il loro habitat naturale: che sia piazza fisica, televisiva o in rete poco conta in fondo.

AFFINITA’ ELETTIVE
Prima i grillini attratti dal tubo catodico, le presenze in tivvù non concordate con il comico genovese, quindi le espulsioni, i traghettamenti verso il gruppo misto, passando per le vere grane di una gestione parlamentare fatta “via skype”. Nel primi duecento giorni di vita politica Grillo ha affrontato una serie di situazioni di cui, forse, non aveva tenuto conto quando aveva composto le liste. Il Cavaliere invece ha una lunga esperienza quanto a rotture: Bossi, Follini, Casini, Fini, Meloni-La Russa e adesso Alfano. Ma mentre dopo le prime sei defezioni la “nave” pidiellina è comunque riuscita ad oltrepassare burrasche e scogli, oggi nessuno scommette sul medesimo esito, non fosse altro perché le condizioni soggettive sono assai mutate (si legga alla voce decadenza).

FORZA GRILLO
E allora il dato che emerge dall’uscita di Forza Italia dalla maggioranza, al di là delle prospettive future del NcD di Alfano, riguarda il dna stesso della politica italiana, sempre più affrancata ad una visione leaderistica, anche da un punto di vista del logos, che sia tradizionalmente partitica come quella berlusconiana o renziana, o movimentista come appunto è Grillo. Ciò che non muta, nei destini dei palazzi romani, è l’attrazione catartica verso un capo. O verso due.

twitter@FDepalo

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