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Cambiare i trattati europei per fare in modo che i parlamentari non si debbano più dividere tra Bruxelles e Strasburgo, con un risparmio dei costi e benefici per l’ambiente. La richiesta arriva dal comitato per le riforme costituzionali del Parlamento Ue, che ha messo in discussione le peregrinazioni dal Belgio alla Francia diventate un “simbolo negativo”, soprattutto in un periodo di crisi in cui sono stati chiesti tagli dolorosi agli Stati membri.

Il costo del fare la spola tra Bruxelles, dove si svolge la gran parte delle attività, e Strasburgo dove gli eurodeputati si riuniscono in plenaria, è stimato tra i 156 milioni e i 204 milioni di euro l’anno, pari a circa il 10 per cento del budget annuale del Parlamento. Al lato finanziario si uniscono anche le ricadute sull’ambiente. Le emissioni di CO2 sono stimate tre le 11mila e le 19mila tonnellate.

Le sedi del Parlamento europeo sono stabilite nei trattati e i cambiamenti devono essere decisi dai Paesi membri nei vertici europei. Se il rapporto della commissione Affari costituzionali si tramuterà in una mozione per emendare i trattati approvata dal Parlamento, i Paesi dell’Ue saranno tenuti a rispondere sulla questione.

Il tema della doppia sede è da tempo al centro di quanti criticano il funzionamento dell’Unione europea. Sia la Commissione europea sia i rappresentati degli Stati membri hanno le proprie sedi a Bruxelles. Le dodici sessioni a Strasburgo isolano i parlamentari dalle istituzioni e dalla società, scrive l’EuObserver nel citare il rapporto.

Resistenze ai cambiamenti arriveranno tuttavia dalla Francia, restia a voler perdere il diritto di essere sede di un’istituzione europea, spalleggiata si ritiene sia dal Belgio sia dal Lussemburgo

Gli europarlamentari francesi, ricorda EurActiv, hanno votato spesso per tenere il tema fuori dall’agenda dei lavori. A marzo del 2011 i deputati europei votarono a favore della diminuzione delle sedute a Strasburgo. La decisione fu però giudicata incostituzionale dalla Corte di giustizia europea cui si era rivolto il governo di Parigi.

“È una decisione eccellente per l’integrità del Parlamento”, ha detto la parlamentare britannica Ashey Fox, del gruppo dei Conservatori riformisti, “Prima o poi bisognerà mettere fine a questo dispendioso circo itinerante”. E aggiunge che l’assemblea dovrebbe decidere lei stessa dove riunirsi.

Gli fa eco il tedesco Gerald Häfner dei Verdi e dell’Alleanza per le autonomie. “In tempo di crisi non è credibile che l’Ue si aspetti che soltanto i cittadini accettino cambiamenti e tagli al bilancio”. E ancora: “Il nostro rapporto dimostra come il Parlamento – il solo organo eletto, rappresentativo di 500 milioni di cittadini europei – possa liberarsi dall’essere ostaggio degli Stati membri e decidere dove e quando riunirsi”.

Ecco come l'austerity tocca anche il Parlamento europeo

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