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Adattamento e mitigazione sono le parole d’ordine che muovono le azioni nazionali ed internazionali di chi si adopera per contrastare il cambiamento climatico e indirizzare lo sviluppo verso azioni più sostenibili.
Fino ad ora gli incontri sul clima promossi in ambito ONU non hanno dato risultati di rilievo. La necessità di ridurre le emissioni di CO2 contrasta con le volontà nazionali di progredire economicamente e di farlo nel modo più semplice a disposizione: utilizzando le tradizionali fonti di energia, carbone e petrolio in primis.

L’interesse del governo cinese per l’ambiente

Ci sono però alcuni segnali che fanno sperare un attivo impegno sia pubblico che privato verso un’economia più attenta alle problematiche ambientali. In particolare è la Cina ad attirare l’attenzione.
L’interesse del governo cinese per le tematiche ambientali è stato stimolato dalle numerose proteste di attivisti ambientali che stanno attraversando la Cina. In tal senso si mette in evidenza l’aspetto più tradizionalista del governo, teso a considerare queste azioni come una minaccia alla stabilità politica, come si legge in un’analisi dell’Economist. Si comprendono così gli arresti di alcuni attivisti e la volontà governativa di limitare il potere di controllo giudiziario, affidado il monopolio della gestione delle cause ambientali ad un ente direttamente collegato al governo.

I costi dell’inquinamento

Allo stesso tempo però la Cina inizia ad essere cosciente delle serie minacce derivanti dalla questione ambientale. Se il cambiamento climatico risulta essere una tematica di interesse globale, è l’inquinamento a generare maggior interesse nazionale. Da uno studio dell’organizzazione DARA, si stima che l’80% delle morti causate dall’utilizzo del carbone nei paesi in via di sviluppo deriva dall’inquinamento interno più che dalle emissioni di CO2.
Sono anche gli aspetti economici a indirizzare le scelte cinesi. I costi dell’inquinamento corrispondono al 3% del PIL cinese, ma se si valutano congiuntamente gli effetti dell’esaurimento delle materie prime, l’impatto si avvicina al 10%, come stimato dalla Banca Mondiale.  Diviene perciò una necessità non solo ambientale ma anche economica quella di considerare l’ambiente.

Inoltre, la dipendenza energetica stimola la Cina a ridurre il consumo di fonti fossili e a potenziare l’uso di energie rinnovabili. Il vice presidente della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme della Cina, Xie Zhenhua, ha comunicato che sono stati stanziati 294 miliardi di dollari per il piano quinquennale 2011-2015, cifra che corrisponde al PIL di Hong Kong e rappresenta il doppio degli investimenti diretti alla difesa. Altri 375 miliardi di dollari andranno invece a rinforzare la green economy agendo in parte sul risparmio energetico e in parte sulla riduzione delle emissioni.

I rischi del cambiamento climatico per la Cina

Non sono infatti da sottovalutare i rischi del cambiamento climatico cui la Cina deve far fronte. Considerando che la maggior parte della popolazione cinese vive sulla costa, l’innalzamento degli oceani costituisce una seria minaccia per il paese. Fonti del governo cinese confermano l’impegno a ridurre entro il 2020 le emissioni di CO2 del 40%-45% rispetto ai livelli del 2005. All’inizio dell’estate è stato lanciato un programma per la creazione di un mercato dei crediti legati alle emissioni di gas a effetto serra.  La città interessata da questa iniziativa è Shenzhen, ma non è da escludere che nei prossimi anni si possa sviluppare un mercato nazionale dei crediti. A livello globale tale iniziativa non può che essere accolta con favore, soprattutto se si considera che la Cina, con i suoi 7.7 milioni di tonnellate di biossido di carbonio emesso nell’atmosfera è il principale responsabile del riscaldamento globale.

La collaborazione con gli Stati Uniti

Nell’intento di ridurre le emissioni e contrastare l’inquinamento dell’aria, la Cina ha anche intrapreso un percorso in collaborazione con gli Stati Uniti. I due paesi hanno siglato un accordo durante una visita del Segretario di Stato americano, John Kerry, il 13 aprile 2013 e prenderà avvio nel mese di ottobre 2013. Il piano prevede la collaborazione tra il settore privato e soggetti non governativi. Le attività si svolgeranno nei seguenti ambiti: riduzione delle emissioni dai veicoli; aumento dello stoccaggio e della cattura del biossido di carbonio; aumento dell’efficienza energetica di edifici, industrie e auto; miglioramento nella raccolta dati relativi alle emissioni di gas a effetto serra e gestione degli stessi; promozione delle smart grids.

Il ruolo delle aziende

In questo nuovo orientamento della Cina un ruolo importante viene svolto dalle aziende le quali, nel corso del Summit Caring for Climate China svoltosi a Pechino a fine luglio 2013, hanno messo in evidenza il loro impegno a contribuire alla riduzione dell’inquinamento e alla riduzione delle emissioni. Il primo esempio di questa tendenza viene dalla Sinopec Group, la più grande raffineria dell’Asia. L’azienda ha infatti stanziato 22.6 miliardi di yuan per migliorare le sue tecnologie e alleviare l’impatto delle sue attività sull’ambiente.

Impegni in vista della prossima Conferenza delle Nazioni Unite

Gli impegni della Cina saranno formalizzati a livello globale durante il Summit delle Nazioni Unite Global Compact Leaders – Architects of a Better World – che si terrà tra il 19 e il 20 settembre 2013 a New York e nell’ambito della Conferenza delle Nazioni Unite per il cambiamento climatico prevista per novembre 2013 a Varsavia.

Cina a una svolta sull'ambiente?

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