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Dei diritti umani in Kazakhstan, e delle modalità dell’espulsione di moglie e figlia del controverso dissidente kazako, in realtà importa poco o nulla agli sbraitanti e parolai esponenti del Pd che cianciano e cinquettano in queste ore.

Il vero obiettivo di renziani intransigenti, dalemiani scalpitanti all’ombra di Gianni Cuperlo e varie anime perse del circo Barnum chiamato Pd è solo uno: non farsi schiacciare nell’immaginario collettivo con un imbarazzato e imbarazzante ministro dell’Interno che chiaramente non ha saputo gestire l’affaire kazazo e che rischia di essere travolto.

Ma l’obiettivo di chi tenta nel Pd di defilarsi dalle sorti del governo delle larghe intese Pd-Pdl, votando magari la mozione di sfiducia ad Alfano nonostante il niet della segreteria del Pd, è quello di prepararsi all’ennesima giravolta in poche settimane: addio esecutivo di responsabilità nazionale, si punta tutto sull’orgoglio di partito, quindi avanti tutta con Forza Matteo (Renzi), l’unico che può salvare le sorti di quel partito che pure voleva quasi rottamare (o no?).

Così tutte le prese di posizione, gli ultimatum e i penultimatum di esponenti vari e avariati del Pd (“lasci il ministero ma resti vicepremier”, “si presenti dimissionario e magari poi lo possiamo pure confermare”, “Letta chiarisca”) sono solo frasi penose che denotano una scarsa responsabilità politica e solo fini utilitaristici: salvarsi l’anima all’ombra del nuovo, potenziale vincente alle prossime elezioni.

Operazione legittima, ovviamente. Salvo ricordare che lo scalpitante e anti inciucista Renzi è stato uno dei pochi leader politici italiani che dopo le elezioni (ad esempio in una intervista al Messaggero) aveva auspicato esplicitamente una collaborazione governativa fra Pdl e Pd come antidoto al populismo e al grillismo. E salvo dubitare che la ciurma di dalemiani neo renziani, civatiani filo grillini e vendoliani in pectore pur presenti nel Pd possano poi riuscire a governare.

Renzi e Letta, l'ultima sfida che squassa il Pd

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