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Qualcosa in più di semplici “grillini ai crauti”, non fosse altro che per il board: economisti, docenti universitari, industriali, giornalisti. Appena un mese fa la notizia del nuovo movimento politico “Alternativa per la Germania” (AFD), oggi la fondazione ufficiale che preclude a un impegno diretto alle elezioni del prossimo settembre. Tra i fondatori non conosciuti della politica ma l’economista Bernd Lucke, il giornalista ed ex redattore FAZ Konrad Adam e Alexander Gauland, già capo della Cancelleria dello Stato dell’Assia. E ancora, conservatori, liberali ma anche liberi professionisti privi di un “curriculum” strettamente politico come Stefan Homburg e Charles Blankart, professori di finanza pubblica ad Hannover e Berlino. Oltre a Joachim Starbatty, Wilhelm Hankel, Karl Albrecht Schachtschneider, Dieter Spethmann, e l’ex presidente della Federazione delle industrie tedesche, Hans-Olaf Henkel.

Chi è il capo partito

Guidati dal 33enne Bernd Lucke, professore di macroeconomia ad Amburgo e dimessosi dalla CDU proprio a causa della politica di salvataggio dell’euro. Anche se, come annunciato da tempo, l’uscita dalla moneta unica è il principale obiettivo del partito, lo scorso fine settimana è servito per veicolare al grande pubblico i tratti salienti della proposta alternativa.

L’euro come un errore storico

E’ il loro mantra. L’introduzione dell’euro, sostengono, è stato un errore storico che deve essere corretto con la reintroduzione delle monete nazionali, o creando unioni monetarie più piccole e più stabili. La nuova moneta faciliterebbe la regolazione dei prezzi, con vecchi contratti, beni e proprietà che rimarrebbero denominati in euro, ma solo per un breve periodo di transizione. Ciò consentirebbe un nuovo inizio, dal momento che oggi i Paesi membri appaiono “intrappolati in una spirale di recessione e di programmi di tagli”. E chiedono alla Germania di imporre il diritto di recedere dall’euro, bloccando gli aiuti contenuti nel meccanismo salvastati.

Il manifesto alternativo

All’interno del loro vademecum gli alternativi chiedono che il costo della cosiddetta politica di salvataggio non sia sostenuto dai contribuenti in quanto banche, hedge fund e grandi investitori privati sono i beneficiari di questa politica. Innanzitutto è necessario “stare in piedi”, poi per i Paesi maggiormente indebitati prevedere un haircut, dove le banche sostengano le proprie perdite o vengano stabilizzate a spese dei principali creditori privati. Prevedendo inoltre un divieto per la Bce di acquistare titoli spazzatura.

L’Europa degli Stati sovrani

L’AFD si difende contro l’accusa di essere antieuropea, sottolineando di perseguire un’Europa di Stati sovrani con un mercato interno comune. “Vogliamo vivere insieme in amicizia e in buon vicinato”, tuttavia sono contrari alla crescente centralizzazione in quanto “il diritto illimitato dei parlamenti nazionali deve essere rispettato”.

La linea di Lucke

Come ha ribadito pubblicamente lo stesso leader, esiste un piano per la Germania e per l’euro alternativo. In primis porre fine a politiche che mascherano il rischio fiscale, graziando le banche dai rischi a scapito dei contribuenti. Ciò in ragione del fatto che nel resto d’Europa, in cui la Germania rimane dominante, l’euro si sta complessivamente dissolvendo. Sostiene che la divisione economica tra nord e sud creata dall’euro è certamente la causa di un sentimento non positivo dei paesi dell’Europa meridionale. Per queste ragioni Alternative für Deutschland teme che le tensioni possano compromettere i principi di un mercato comune che rendono l’Unione europea così appetibile per il commercio tedesco. Lucke suggerisce, ad esempio, che le nazioni periferiche impongano dazi doganali se non riuscissero a trovare altri modi per diventare competitivi.

“Usiamo gli incentivi sbagliati per i paesi in crisi” dice Lucke. “Noi non li stiamo aiutando a risolvere i loro problemi, ma accumuliamo più debito per loro e li costringiamo in una fase di recessione, il che rende la situazione semplicemente insostenibile”.Quindi, è la linea del partito, si tratta di sacrificare l’euro per salvare il progetto europeo.

@FDepalo

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