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Ha un volto preciso l’ultimatum delle forze militari a Mohamed Morsi. E’ quello del generale Abdel Fattah al-Sisi, la cui foto in uniforme occupava il piccolo schermo durante la diffusione in tv della richiesta di dimissioni al presidente egiziano. Capo dell’esercito, al-Sisi è considerato l’uomo forte di questa fase caotica della vita politica egiziana.

Il garante delle proteste contro Morsi

L’attuale ministro della Difesa ha lavorato in questi anni per dissipare i timori della gente di un ritorno al potere di una giunta militare, come era accaduto subito dopo la caduta di Hosni Mubarak. Al contempo però, nella crisi attuale, ha offerto all’esercito il ruolo di garante delle decine di migliaia di persone che protestano contro Morsi. E’ al-Sisi che ha mandato in volo gli elicotteri militari con la bandiera egiziana per “proteggere” dall’alto piazza Tahrir ricevendo in cambio l’ovazione dei manifestanti.

L’uomo devoto all’Islam

Nato al Cairo nel 1954, diplomato in scienze militari all’accademia, ha frequentato scuole militari britanniche e americane. Considerato uomo devoto all’Islam, è stato dapprima accusato di essere troppo vicino al movimento dei Fratelli musulmani. Ma al tempo stesso è cosa nota la sua ammirazione per l’ex presidente nazionalista Nasser. Una ambiguità politica che, nella forte contrapposizione fra i militanti pro e contro Morsi, gli ha regalato un ruolo di primo piano nella fase di transizione del Paese.

Sisi finanziato dal Pentagono

“La sua nomina da parte del presidente islamista – scrive Stefano Cingolani su Panorama – si spiega anche in ragione del fatto che egli fosse davvero la prima scelta da parte della Fratellanza. Non che Sisi sia un membro della Fratellanza ma certo vi sono evidenti contiguità con i Fratelli Musulmani. Non solo: dagli Stati Uniti giungono voci secondo cui Sisi sia stato finanziato nientemeno che dal Pentagono, dove il generale, una volta laureatosi all’accademia militare egiziana nel 1977, ha studiato per un anno presso l’US Army War College della Pennsylvania”.

Le decisioni urgenti dopo il colpo di Stato
“Gli americani, precipitosamente favorevoli alla Fratellanza e probabilmente molto sorpresi (as usual) dall’andamento attuale delle faccende in quel d’Egitto, descrivono il generale Sisi come “molto devoto”. Sia come sia, il comandante dell’esercito deve sbrogliare una situazione tecnicamente di non facile soluzione: se il colpo di Stato avrà luogo, deve decidere cosa fare del presidente Morsi (esilio?), come rispondere alla folla radunata a Nasr city al Cairo luogo simbolo dei manifestanti islamisti, come giustificare a livello internazionale una presa di potere che sospende di fatto la pur fragile realtà democratica di un Paese che ha scelto regolarmente il suo leader”, conclude Cingolani.

Chi è Sisi, l'uomo forte anti Morsi. Biografia e curiosità

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