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Non più smog a quattro ruote, ma fibre di carbonio e pedalate tous les jours. Parigi cambia pelle e segue “a ruota” la cugina Londra. Dopo l’annuncio dello scoppiettante primo cittadino londinese, Boris Johnson, che intende trasformare il centro della sua town in una immensa pista ciclabile a cielo aperto, è la volta dei grandi boulevard e delle arterie sulla rive gauche ad essere destinatari di un provvedimento amministrativo rivoluzionario. Che in un colpo solo risolverebbe il dramma dell’inquinamento e del traffico esasperato. Nonostante la capitale francese sia una delle città mondiali con la più estesa ramificazione del metrò (in rapporto al numero di abitanti e alla metratura quadrata raggiunta) il sindaco Bertrand Delanoë ha deciso di abbassare a 30 km/ h il limite di velocità per circa 560 chilometri di strade a velocità moderata (un terzo del totale). Spalancando di fatto le porte ad un traffico “altro” che prende il nome di bicicletta: mountain bike, tandem o risciò, poco conta.

Vélo

Prepariamoci, quindi, a vedere sfrecciare sotto il ponte dell’Alma (reso ancora più famoso dall’incidente a Lady D.), o sulle Champs Elysée, o su boulevard Saint Germain, o sull’esplanade de Les Invalides non più frotte di automobilisti, ma stormi di ciclisti innamorati di questa vera e propria perla del romanticismo. O semplici cittadini che vengono messi nelle condizioni ideali per usufruire di un trasporto ecosostenibile, che costa zero euro, e che riduce traffico e inquinamento “vit-vit”.

E in Italia?

Chissà se una mossa del genere potrebbe essere imitata anche nel belpaese, dove ancora troppi sono gli incidenti cittadini che coinvolgono i ciclisti. Nelle città italiane, secondo il rapporto Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) avvengono il 77% degli incidenti totali con il 44% della mortalità. Proprio le aree urbane sono quelle in cui riesce più difficile ridurre l’incidenza di questi spiacevoli episodi, che vedono proprio i ciclisti avere la peggio. E mentre Vienna, Parigi, Berlino e Madrid si attestano al penultimo  posto per tasso di mortalità da incidenti nelle aree urbane, in testa a questa poco edificante classifica è un fioccare di città italiane guidate da Catania, Messina, Verona e Bologna. A cui fanno seguito Roma, Bari, Firenze, Milano, Trieste e Venezia. Un triste primato continentale che dovrebbe essere maggiormente attenzionato da enti locali e dal ministero dei Trasporti.

Rassicurazioni

Nessuno intende criminalizzare gli automobilisti, fanno sapere dall’Hotel de Ville, solo spiegare loro che esistono anche altri e diversificati utenti della strada. Ricordando il prestigioso risultato acquisito negli ultimi dodici anni, ovvero essere riusciti a ridurre di un quarto l’utilizzo globale delle auto nella città di Parigi. Saranno pure antipatici e sciovinisti, ma quanto a innovazioni e idee se la giocano.

twitter@FDepalo

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