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Il ribasso della crescita tedesca da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi) non bastava. A ghigliottinare le aspettative della Germania adesso è, ufficialmente, la Bundesbank del governatore Jens Weidmann. La colpa è degli altri Paesi dell’eurozona, malati di disoccupazione record e produttività a terra, così come la domanda interna. Una sorte, quindi, che non dipende certo da Berlino, si tiene a precisare. O forse, indirettamente, un po’ sì, dice il coro dell’anti austerity.

Le previsioni della Buba

La Banca centrale tedesca ha tagliato le stime di crescita della Germania per il 2013 e il 2014. La Bundesbank ritiene che il Prodotto interno lordo tedesco crescerà dello 0,3% nel 2013, invece che dello 0,4% atteso a dicembre. La crescita nel 2014, secondo le nuove stime, sarà invece del 1,5%, contro l’1,9% della precedente previsione. Il tutto a causa del rallentamento dell’export.
Rivista invece al ribasso la stima sul tasso di disoccupazione che dovrebbe attestarsi al 6,8% nel 2013 (dal precedente 7,2%) e al 6,7% nel 2014 (dal 7%). L’inflazione dovrebbe essere all’1,6% quest’anno e all’1,5% il prossimo.

Le ripercussioni della crisi dell’eurozona

Secondo la Bundesbank di Jens Weidmann “molto dipenderà dalla stabilizzazione della situazione economica nei Paesi in crisi dell’area euro” così come “da una sostenuta crescita a livello mondiale”. Secondo la banca centrale tedesca in Europa “l’economia ha raggiunto il livello più basso” di caduta ma tuttavia “problemi strutturali” bloccano “un rapido miglioramento”. I punti di forza del Paese, secondo la Bundesbank, sono “la situazione positiva del mercato del lavoro, la moderata crescita dei salati e il rallentamento dell’inflazione”, elementi che “stanno sostenendo i consumi privati”.

Le mosse di Weidmann e Merkel

Quindi, la ripresa dipenderà dalla stabilizzazione dell’eurozona e dalla crescita mondiale. Weidmann sa quali siano le prospettive per l’Ue. E la crescita vera, in quelle, non si vede. Perché? Per i “problemi strutturali” che non sono stati risolti, secondo il governatore. Anche quando il boomerang della recessione colpisce Berlino, la base teorica che ci ha condotti fin qui non subisce nessuna modifica. Per lo meno nei palazzi della Bundesbank. L’euforia, di quelle che colpisce chi a divertirsi non è abituato, ha infiammato invece la cancelliera Angela Merkel, ma solo in vista del voto di settembre. 28,5 miliardi di euro sarebbe la stima del costo dei provvedimenti proposti per il suo programma di governo. Un’apertura del forziere, per il rafforzamento del welfare State, che le ha scagliato contro i suoi stessi alleati della Cdu. Una linea, quella merkeliana, grosso modo condivisa anche dal Fmi.

La visione del Fmi per la Germania

L’istituto di Washington, le cui stime vedono per la Germania una crescita “debole” pari allo 0,3% nel 2013, promuove il “leggero allentamento” dei conti pubblici, invitando a evitare “una performance eccessiva sul fronte fiscale”. I tecnici dell’Fmi poi invitano a una riforma del settore finanziario così da assicurare “una piena armonizzazione con le iniziative europee”. D’altra parte, se le performance inferiori alle attese della Germania sul Pil dipendono dal crollo dell’export nell’eurozona, queste non possono che contribuire al peggioramento dello stato di salute dell’area,  che si affida all’import tedesco per compensare l’asfittica domanda interna. La locomotiva si ferma perché i vagoni pesano troppo, rischiando un tamponamento che blocca tutto il treno.

Il nuovo corso del Fondo monetario guidato da Christine Lagarde, anche dopo l’ammissione del mea culpa per la gestione della crisi greca, sembra chiaro. Un ripensamento a Francoforte, come quello dell’Ue su Atene, si profila invece ancora lontano. Di certo gli appelli dell’eurozona, l’ultimo quello dell’ex premier Silvio Berlusconi, restano come un cane che abbaia ma non morde, o non troppo ferocemente, agli occhi di Berlino. Una Germania che detta le sue condizioni e guarda alla domanda più sostenuta dell’Europa dell’Est, di Russia e Cina, quello invece è un morso che per l’Eurozona, adesso, sarebbe letale.

Una Germania meno brillante basterà ad ammorbidire la Bundesbank?

Il ribasso della crescita tedesca da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi) non bastava. A ghigliottinare le aspettative della Germania adesso è, ufficialmente, la Bundesbank del governatore Jens Weidmann. La colpa è degli altri Paesi dell'eurozona, malati di disoccupazione record e produttività a terra, così come la domanda interna. Una sorte, quindi, che non dipende certo da Berlino, si tiene…

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