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Il governo italiano (con i ministri Emma Bonino e Mario Mauro), riprendendo un’antica tradizione diplomatica ha voluto giocare la carta Iran nei negoziati sulla Siria, di fatto riconoscendo al regime di Assad una sorta di diritto di rappresentanza. Si tratta di una scelta che, probabilmente, si lega alla presenza militare in Libano, alle relazioni con Hezbollah e a una tradizione di rapporti con il mondo arabo che sfuggono il modello interpretativo atlantico. In quella che fu l’antica Persia sono intanto in corso le elezioni e proprio sulla partecipazione dell’Iran a Ginevra 2 ieri gli Usa hanno confermato il veto.

Le parole di Mauro

Per questo sono degne di nota, e di riflessione critica, le parole del ministro della Difesa: “E’ necessario perseguire con forza la ricerca di una soluzione politica alla crisi siriana e, in tale prospettiva, fondamentale non avere nessun pregiudizio sulle presenze alla possibile conferenza di Ginevra, Iran incluso”. E’ quanto ha affermato il ministro della Difesa, Mario Mauro, al termine della ministeriale della Nato ieri a Bruxelles. “La ricerca di una soluzione politica non deve essere solo auspicata, ma perseguita con efficacia e quasi forzata”, ha detto Mauro.

L’Iran a Ginevra

Il ministro, rispetto alla possibile presenza di Teehran a Ginevra, ha sottolineato che “quando ci si siede per fare la pace, non ci sono pregiudizi che tengano”. A una domanda sulla presa della città di al Qusayr da parte delle forze del regime di Assad, Mauro si detto convinto che si tratta di un segnale che la conferenza di Ginevra “si avvicina, perché ognuno dei contendenti tende a mettersi nella migliore posizione per negoziare al meglio”.

La sbandata iraniana dell'Italia

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