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La rabbia anti-austerity è esplosa in tutta Europa. Di indignados stavolta non si è parlato solo a Madrid. La marcia pacifica di Blockupy si è snodata proprio nel cuore dell’Eurozona, di fronte all’Eurotower della Bce di Francoforte. E ad accendere la miccia della protesta è la disoccupazione, specialmente giovanile, alle stelle. Un non fare che frustra, nonostante nel dibattito economico e politico ci si cominci ad indirizzare verso un percorso di risanamento dei conti pubblici più flessibile ed orientato alla crescita. Per la malattia dell’Eurozona infatti, servono medicine diverse da quelle inutilmente sperimentate finora. Un parere condiviso, nella sostanza, anche da Bankitalia, se si rileggono Considerazioni finali del governatore Ignazio Visco e la Relazione annuale dell’Istituto centrale.

Gli effetti recessivi dell’austerità

“Il prolungarsi della crisi economica e il persistere di prospettive sfavorevoli hanno alimentato un acceso dibattito sulla strategia di consolidamento di bilancio da perseguire. Da più parti è stato auspicato un differimento o una maggiore gradualità della correzione dei conti pubblici, per evitare effetti recessivi che gravino troppo sulla già fragile congiuntura economica”, si legge nella Relazione annuale di Palazzo Koch.

Il concatenarsi degli effetti delle politiche di rigore nell’eurozona

“Numerosi contributi, teorici ed empirici, hanno mostrato che gli effetti recessivi del consolidamento tendono a prevalere; questi ultimi sarebbero maggiori in fasi cicliche negative caratterizzate, come quella attuale, da tassi di politica monetaria prossimi allo zero, restrizioni del credito e vincoli di liquidità stringenti per famiglie e imprese. Gli impulsi recessivi, inoltre, sarebbero più marcati in presenza di correzioni di bilancio simultanee in paesi legati da intensi rapporti commerciali”, prosegue.

Il nodo del moltiplicatore

“Non vi è tuttavia accordo, anche per la diversità degli approcci metodologici, sulla dimensione dei moltiplicatori di bilancio, indicatori che forniscono una stima sintetica dell’impatto delle misure di bilancio sulle variabili macroeconomiche. Secondo alcune valutazioni, gli effetti recessivi delle manovre potrebbero essere così ampi da innalzare il rapporto tra il debito e il prodotto nel breve periodo qualora siano sufficientemente elevati il moltiplicatore della politica di bilancio, il livello del debito e l’elasticità del saldo di bilancio al prodotto”.

La sostenibilità dei conti pubblici

Ma il no all’austerity non equivale a una corsa a briglie sciolte nella gestione della contabilità pubblica. “I Paesi caratterizzati da alti livelli di debito pubblico o privato, fragilità del sistema bancario e finanziario o rilevanti squilibri nei conti con l’estero sono particolarmente esposti al rischio di crisi di fiducia. Tempestive misure correttive sono quindi necessarie per segnalare la determinazione a perseguire nel medio periodo livelli di disavanzo e di debito sostenibili, in particolare nel caso di Paesi la cui esperienza storica è caratterizzata da carenze istituzionali e da una debole disciplina di bilancio”.

Più investimenti pubblici ed equità

Va inoltre considerato che “l’impatto delle politiche di consolidamento dipende oltre che dalla credibilità e dall’adeguatezza della loro durata, anche dalla composizione. Nel breve periodo una riduzione degli acquisti di beni e servizi e delle spese per investimenti tende ad avere effetti più recessivi (a meno che non si intervenga sui prezzi e e non sulle quantità) dei tagli ai trasferimenti e degli inasprimenti fiscali di imposta. Il disavanzo nell’impatto sull’attività economica è più ampio se questi ultimi sono concentrati sulle fasce con redditi più alti e non soggette a vincoli di liquidità. Nel medio e lungo termine, tuttavia, gli inasprimenti di imposta generano distorsioni nell’allocazione delle risorse che riducono il potenziale di crescita dell’economia”, conclude Bankitalia.

Bankitalia con Letta contro l'austerity decisa da Troika e Bce

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