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Grazie all’autorizzazione dell’editore e dell’autore, pubblichiamo l’articolo di Carlo Valentini apparso sul numero odierno del quotidiano Italia Oggi diretto da Pierluigi Magnaschi.

Il sociologo Piergiorgio Corbetta è docente di metodologia della ricerca sociale al dipartimento di Scienze dell’educazione dell’università di Bologna e collaboratore dell’istituto Cattaneo, parente stretto della casa editrice il Mulino. Appunto col Mulino ha pubblicato (co-autrice Elisabetta Gualmini, presidente del Cattaneo) il volume “Il partito di Grillo”, realizzato anche attraverso un’indagine “sul campo”, cioè intervistando appartenenti e simpatizzanti del Movimento5Stelle.
Quindi una sorta di indagine scientifica sul grillismo, di cui parliamo con lui.

Al termine del suo viaggio all’interno del Movimento5Stelle che idea si è fatto del grillismo?

Che il movimento non è attrezzato in termini programmatici, di esperienza, di conoscenza. Il boom elettorale di maggio gli sta facendo compiere un passo più lungo della gamba. Anche perché questi esperimenti di democrazia diretta, ma il termine è un po’ enfatico, si possono tentare e realizzare al massimo a livello comunale, certamente funzionano a livello micro, cioè su un determinato problema, non sono invece gestibili a livello macro.

Però Grillo pare riesca ad avere una grande forza di attrazione.

Vi riesce col populismo e questa è una contraddizione perché, da un lato, fa leva sulla democrazia diretta e sul web ma dall’altra il populismo finisce per esserne la negazione. I populismi nascono come rivolta nel nome del popolo sovrano contro i meccanismi rappresentativi però poi si dimostrano incapaci di avviare qualcosa di alternativo e di partecipativo e scivolano nel leaderismo assoluto, nella fiducia concessa acriticamente al profeta. Penso che Beppe Grillo sia consapevole di questo ma finora non ha affrontato il problema della leadership e dei meccanismi organizzativi interni perciò rimane l’interrogativo sullo sbocco del movimento.

Neppure le polemiche sull’autoritarismo e le espulsioni sembrano avere inciso sulla popolarità di Grillo.

In realtà il movimento ha sofferto per queste vicende tanto che il gradimento verso Grillo ha subito delle flessioni che poi sono state superate per lo scoppiare dei vari scandali politico-finanziari col conseguente rigetto verso i partiti tradizionali e il ritorno del consenso a chi più li contesta. Probabilmente anche il fatto che il movimento risulti oggi con una minore componente di supporter di area di sinistra è determinato da quelle vicende e dalle accuse di autoritarismo.

L’assioma né di destra né di sinistra favorisce il qualunquismo?

Ritengo che destra e sinistra siano ancora due categorie politiche assolutamente vitali. È lecita però l’opinione opposta, non solo Grillo, anche Mario Monti sostiene il superamento dell’antagonismo tra destra e sinistra. I nostri studi indicano che solo il 10% degli italiani rifiutano di accettare una propria collocazione a destra o a sinistra, la percentuale sale al 20% tra coloro che seguono il Movimento5Stelle. L’8 % dei 5Stellini invece rivendica un’appartenenza, anche se blandamente. Vorrei sottolineare che dalla nostra indagine risulta che i seguaci di Grillo contestano l’attuale sistema dei partiti ma sono elettori moderati, di sinistra e di destra.

Grillo riesce a convincere a votare i potenziali astenuti?

Poco. Intercetta in minima parte l’astensione. Il risultato statistico delle nostre interviste, realizzate dopo le elezioni di maggio, indica che il 46% dei simpatizzanti proviene da un’area di centrosinistra, il 40% da un’area di centrodestra, il 14% dall’astensione.

Quali sono i partiti più penalizzati nel voto dall’iniziativa di Grillo?

È un danno trasversale. Grillo pesca dai giovani pidiessini delusi da Bersani agli orfani di Di Pietro, dall’ultrasinistra che non crede a Ingroia ai pidiellini che non volevano il ritorno di Berlusconi, anche i leghisti smarriti con Bossi in castigo lo guardano con interesse.

C’è comunque chi prevede un atteggiamento possibilista del gruppo parlamentare 5Stelle verso un eventuale governo di centrosinistra.

È da escludere un’alleanza organica di governo anche se potranno verificarsi convergenze su singoli provvedimenti, non è ipotizzabile neppure un accordo per l’elezione del presidente della Repubblica. In parlamento il movimento giocherà la carta della denuncia della classe politica, dell’outsider, mantenendo l’elemento di distinzione e la caratterizzazione del grillismo. Grillo starà molto attento all’immagine che trasmetterà il suo movimento, non è più un comico, è un politico e valuta con attenzione le sue mosse: il fatto che appena è uscita la notizia dello scandalo Mps abbia deciso di partecipare all’assemblea dei soci della banca dimostra la sua attenzione al ritorno politico delle proprie azioni. Così come ha valutato sulla base dell’interesse politico la non convenienza dell’intervista su La7.

Con un gruppo di parlamentari che si preannuncia numeroso sarà possibile mantenere per un’intera legislatura questa strategia?

Le difficoltà sono indubbiamente molte e vi è il rischio che dopo l’exploit elettorale il movimento scompaia o si riduca a una piccola minoranza protestataria. Grillo ha dimostrato di non possedere, per ora, gli strumenti per superare il problema dell’istituzionalizzazione del movimento. Il nodo è se e come riuscirà a strutturarsi in forme diverse rispetto a quelle che conosciamo, va bene la rete ma non basta. L’interesse internazionale verso questo fenomeno deriva appunto da questo interrogativo perché finora si è scritto tanto sul supporto del web alla democrazia diretta ma di concreto non è emerso nulla in nessuna parte del mondo, le rappresentanze tradizionali avranno i loro difetti ma nulla di alternativo è nato finora.

Da dove pesca Grillo

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