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Chi si ricorda ancora oggi di The Sterling Dollar Diplomacy? E’ il titolo di un libro di Richard Gardner pubblicato nel lontano 1956 dalla Oxford University Press. Il volume ebbe molto successo e venne tradotto in varie lingue. Gardner, allora giovane professore alla Columbia University (sarebbe stato Ambasciatore Usa Roma durante l’Amministrazione Carter), era stato un Rhodes Scholar , ossia aveva ottenuto una delle borse di studio di maggior prestigio per americani desiderosi di completare la propria formazione nel Regno Unito; con una laurea in legge (ed il superamento dell’esame da avvocato), aveva passato due anni a studiare economia internazionale a Oxford dove, avendo familiarizzato con Harrod, ebbe accesso ad un carteggio privato di Keynes. Sulla base anche di quel carteggio ricostruì la diplomazia del dollaro e della sterlina ossia l’intesa in base alla quale , a partire del 1943, gli Stati Uniti ed il Regno Unito definirono le global rules per il dopo guerra e le fecero accettare da alleati e, dopo la vittoria, pure da quelli che erano stati i loro avversari.
Un’analoga diplomazia del dollaro e della sterlina è in atto. E’ una diplomazia strisciante e che ha come sua caratteristica fondante quella di escludere l’euro (ossia l’Europa continentale). Pare esserne accorto unicamente il Governo tedesco: il Cancelliere Angela Merkel ha, per questa ragione, chiesto la convocazione urgente di un vertice internazionale ristretto (forse un G8) prima del G20 in programma il prossimo giugno.
Di cosa si tratta? Il Presidente Usa ed il Governatore della Bank of England (quest’ultimo verisimilmente d’intesa con il Governo di Sua Maestà Britannica) hanno presentato a fine gennaio proposte molto simili per il riassetto della finanza internazionale. Non si tratta di uno schema completo (non tratta ad esempio degli squilibri finanziari e del regime dei cambi) : si concentra sulle banche e sulla regolazione ad essa pertinente. Il punto centrale è una serie di misure (non meglio specificate) per ridurre le dimensioni degli istituti e separarne le attività commerciali da finanziarie (specialmente di hedge fund). Nella proposta Usa, è stato anche minacciato ( a fini, diciamo, più terroristici che concreti ) un prelievo sulle attività delle banche che hanno fruito di aiuti come nuova edizione della Tobin Tax. Detta minaccia è presto caduta poiché duplicherebbe (anche se ne amplierebbe la sfera) l’assicurazione obbligatoria federale sui conti correnti (sino a $ 250.000 per conto).
La chiave di volta della proposta è quella di evitare in futuro che ci siano istituti finanziari “too big to fail”, troppo grandi da potere essere sottoposti a procedura fallimentare. In altri termini di porre fine, in vario modo (se necessario anche resuscitando le leggi bancarie create negli Anni Trenta come risposta alla Grande Depressione) , alla “banca universale” , di impronta tedesca, affermatosi in tutto il mondo nell’ultimo quarto di secolo.
La proposta è criticabile sotto due aspetti – uno politico ed uno tecnico. Sotto il profilo politico, quali che siano i meriti ed i demeriti dell’idea, una diplomazia del dollaro e della sterlina tale da escludere non solo l’Europa continentale ma anche le aree emergenti, riporterebbe,anacronisticamente, l’orologio indietro di 70 anni. E’ destinata all’insuccesso ma scompiglierebbe il lavoro sino ad ora fatto per definire global rules in un contesto multipolare.
Sotto il profilo tecnico, per quanto sia senza dubbio auspicabile, una più netta (e soprattutto più chiara e più trasparente) separazione tra attività di raccolta del risparmio e del suo impiego per crediti ed attività puramente finanziarie, da un lato effettuarla richiede mettere mano ai codici contabili di tutti i principali Paesi e, da un altro, global rules , concordate e condivise collegialmente, in materia di ri-regolazione e vigilanza possono essere più efficaci di scorpori che nell’attuale fase rischierebbero di pregiudicare i barlumi di ripresa.

Oeconomicus/ Asse dollaro-sterlina da rispedire al mittente

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Inchiostri di febbraio

JOAQUIN NAVARRO-VALLS, A passo d’uomo, Mondadori, 2009, pp.245, euro 18,50   Direttore per oltre vent’anni della sala stampa del Vaticano, Navarro-Valls appartiene alla scuola dei comunicatori che hanno una grande capacità analitica. Lo dimostra in questo libro che si sviluppa in quattro parti. Nella prima traccia il profilo dei grandi incontri (Castro, Gorbachev, Reagan) sullo sfondo dell’attività diplomatica vaticana che…

Ecumenica/ Il dito e la luna

Che la Chiesa abbia problemi di comunicazione sembra essere una delle poche certezze d’oggi. Eppure l’infrangersi delle scelte ecclesiali tra le onde del dibattito pubblico sta assumendo una ripetitività tale che ormai è impossibile non farsi venire il dubbio che qualcosa non vada.   Il fatto è che molte delle analisi sull’operato della Chiesa, sia quelle che lo difendono sia…

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Egon Schiele Milano, Palazzo Reale dal 25 febbraio al 6 giugno   Egon Schiele (1890-1918) e il clima culturale di Vienna nei primi anni del XX secolo, partendo dalla fondazione della Secessione, attraversando le tendenze espressioniste della generazione successiva, fino al 1918, anno segnato dalla fine della prima guerra mondiale e dalla morte di Klimt e Schiele. Un breve ma…

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Fra i tanti filmoni che hanno animato la stagione invernale uno dei più vituperati è stato il catastrofico 2012, dello specialista del genere, il tedesco Roland Emmerich. Il film, che materializza in una serie di scene eclatanti la fine del nostro mondo, non ha praticamente una trama. Come si può immaginare ci sono alcuni personaggi che cercano a tutti i…

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