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Circa tre mesi fa il 7 ottobre, un attacco senza precedenti, giunge nel cuore di Israele da parte di Hamas. Vengono uccisi brutalmente oltre mille innocenti, centinaia di donne vengono violentate e oltre duecento persone rapite e portate chissà dove, di cui un centinaio ancora oggi in mano ai terroristi, dentro la striscia di Gaza. All’attacco di Hamas, figlio del sostegno del regime iraniano, si sono aggiunti gli attacchi di Hezbollah e degli Houthi, ma anche delle stesse milizie filo iraniane in Iraq, anche contro obiettivi americani nella regione. Ciò ha procurato una escalation del conflitto con Israele, ritrovatosi a difendere il Paese, in nome della libertà e della democrazia.

Dalla rivoluzione del 1979, il regime iraniano ha fatto della distruzione di Israele il centro della sua ideologia jihadista. Ha creato, armato e finanziato diverse organizzazioni, riconosciute come terroristiche, in primis Hezbollah, che ha trascinato il Libano nella crisi drammatica che sta vivendo da anni. Sono state inoltre finanziate dall’Iran, anche altre organizzazioni come quella di Hamas, della jihad Islamica palestinese, del Fronte popolare di liberazione della Palestina e degli Houthi yemeniti i quali, con i loro atti di terrorismo, mettono quotidianamente a repentaglio la vita di milioni di innocenti e la stabilità delle economie europee.

È chiaro che, il regime iraniano da anni, seppur non avendo alcuna disputa con Israele, ha lavorato per colpire lo stato ebraico su tutti i fronti possibili. Per questo, accusare oggi Israele di volere un’intensificazione del conflitto, rappresenta un capovolgimento della realtà.

Il protrarsi della guerra e dell’offensiva israeliana ha permesso di scoprire in questi mesi a Gaza, alcune questioni che lasciano forte sgomento e che spiegano la risposta dello Stato di Israele agli attacchi perpetrati da Hamas. Sono state infatti ritrovate armi nascoste in un tunnel sotterraneo nell’università di Azhar di Gaza e all’interno di incubatrici del reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Kamal Adwan. Il direttore del suddetto ospedale, Ahmad Kahlout, si è dichiarato membro di Hamas dal 2010, affermando inoltre che molti medici e infermieri erano in realtà terroristi.

È stato scoperto il lancio di razzi contro Israele, da una postazione sita vicino ad una scuola e ad un compound delle Nazioni Unite, un laboratorio sotterraneo per la produzione di armi chimiche e una fabbrica iraniana per la costruzione di missili di precisione per colpire Israele all’interno di un tunnel sotterraneo. E ancora, razzi ritrovati all’interno di un letto di un bambino presso Beit Hanoun, giubbotti militari destinati alle unità speciali terroristiche, celati nei sacchi dell’Unrwa, ufficialmente dedicati agli aiuti umanitari. Hamas di fatto controlla tutto ciò che circola nella striscia, compresi molti funzionari che lavoravano per agenzie internazionali, in primis l’Unrwa. Di fatto, i soldi europei sono finiti nelle mani di una organizzazione jihadista, Hamas, inserita nelle liste delle organizzazioni terroristiche dalla stessa Ue. È quindi ragionevole affermare che è Hamas che coinvolge la popolazione civile, in una guerra che da mesi sta danneggiando la popolazione palestinese, che dicono di difendere e proteggere. Ribaltare la realtà, come alcuni stanno facendo, spesso per ragioni ideologiche più che analitiche, non risolverà le problematiche che sono al centro dell’attuale nuova crisi mediorientale, bensì contribuisce ad alimentare il clima di odio e paura al quale dobbiamo porre fine, quanto prima possibile. Per fermare questa guerra occorre disarmare Hamas, liberando tutti gli ostaggi israeliani senza alcuna condizione, garantendo così ad Israele il diritto di vivere in pace e sicurezza.

Lo zampino di Teheran nella crisi tra Hamas e Israele. L'opinione di Scurria

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Accusare Israele di volere intensificare il conflitto rappresenta un capovolgimento della realtà: è Hamas che coinvolge i civili, in una guerra che da mesi sta danneggiando la popolazione palestinese, mentre il regime iraniano da anni lavora per colpire lo stato ebraico su tutti i fronti possibili. Ospitiamo l’opinione del senatore di Fratelli d’Italia Marco Scurria

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