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Ricapitoliamo: Le Pen no, Wiedel no, Wilders no. Praticamente tutti i pesi massimi assenti. A Firenze andranno le seconde file, o quasi: Jordan Bardella per il Rassemblement National, Tino Chrupalla per l’AfD e i dei leader di piccoli partiti sovranisti dell’Est. Non una grande vetrina per la Lega, che domenica chiamerà a raccolta l’internazionale dell’ultradestra alla Fortezza da Basso per il lancio della campagna elettorale in vista delle europee: altro che “Sovranisti di tutta Europa, unitevi!”.

Peccato, ci sarebbe stato da festeggiare con fiumi di Chianti Classico e quintali di lampredotti. Già, perché l’ultimo sondaggio pubblicato giovedì scorso da Europe Elects racconta che Identità e democrazia – il gruppo dell’Europarlamento a cui appartiene il Carroccio – veleggia a quota 87 seggi contro i 60 attualmente occupati a Strasburgo: è il miglior risultato nella serie storica della rilevazione.

Un “grande balzo in avanti” dovuto principalmente a tre fattori: la vittoria di Geert Wilders in Olanda (che porta in dote 5 seggi), l’ulteriore crescita del Rassemblement National (che aggiunge tre eurodeputati alla già cospicua truppa transalpina, che oggi arriverebbe a contare 27 eurodeputati), e l’ingresso nel gruppo della destra bulgara di Vazrazhdane, transitata a ID dal gruppo dei Non Iscritti con i suoi 3 seggi (percentuale tutt’altro che bulgara, a dispetto della provenienza) compensando in tal modo il passo indietro di 2 seggi registrato da Alternative für Deutschland. La Lega, invece, se si votasse domani di seggi ne esprimerebbe 9.

Quale circostanza migliore di una domenica fiorentina per festeggiare tutti insieme? E invece niente. Peccato, peccato. Ancor più se si pensa che – forte di questa crescita, seppure solo sulla carta – Identità e Democrazia sarebbe oggi il quarto gruppo più numeroso dopo il Ppe (175), Alleanza progressista dei Socialisti e Democratici (141) e Renew Europe (89), cui il “divorzio all’italiana” tra gli ex “casti connubi” Renzi e Calenda potrebbe finire per fare molto male. A due anni e mezzo dall’ultimo precedente, la “gioiosa macchina da guerra” di Salvini e Le Pen mette così la freccia a destra e completa il sorpasso ai Conservatori e Riformisti di Giorgia Meloni, che pure crescono di 2 seggi portandosi a quota 82.

Conservatori riuniti in queste ore proprio in Toscana (a Pistoia) sotto i vessilli di Fratelli d’Italia, che fa gli onori di casa con il cerimoniere Nicola Procaccini – co-presidente del gruppo e megafono di Meloni a Strasburgo – e Carlo Fidanza, capodelegazione di Ecr al Parlamento europeo: non una vera e propria contromanifestazione (per quella ci sono già antagonisti e centri sociali toscani, pronti a marciare in tre diverse manifestazioni di protesta contro la calata dei “fascisti” in città in quella che si preannuncia una domenica ad alta tensione), ma comunque una buona occasione per fare il punto sulla fotografia scattata da Europe Elects.

Fotografia che potrebbe convincere Giorgia Meloni, presidente del gruppo, a rompere una volta per tutte gli indugi e gettarsi nella mischia elettorale di giugno. Un’evenienza tutt’altro che da escludere, perché la premier – come racconta sul Foglio Simone Canettieri – potrebbe sciogliere la riserva sulla propria candidatura a conclusione della tre giorni di Atreju in programma a Castel Sant’Angelo dal 14 al 17 dicembre o, al più tardi, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno in programma il 21 dicembre nella sala dei gruppi parlamentari di Montecitorio.

Post-scriptum. Domenica a Firenze – neanche a dirlo – non ci sarà alcun rappresentante della maggioranza, come già anticipato nei giorni scorsi da Giovanni Donzelli. Nulla di strano, spiega sempre al Foglio Fidanza: “È normale che sia così, non c’è nessuno sgarbo”. Niente cartolina di precetto per la Fiamma Tricolore, dunque, figurarsi per l’azionista di minoranza del governo, Forza Italia, che con Antonio Tajani continua a ribadire come ogni ipotesi di alleanza tra Ppe e ultradestra in vista del voto d giugno resti categoricamente fuori discussione.

Martedì sera, peraltro, Tajani accoglierà a Catanzaro la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, che ha scelto l’Italia per il primo atto della sua campagna elettorale. Il “Grand Tour” prenderà le mosse domenica da Caserta – dove ad accompagnarla sarà la sua vice a Strasburgo, Pina Picierno – per poi spostarsi lunedì a Lecce, dove avrà luogo il faccia a faccia con il plenipotenziario del Pnrr, Raffaele Fitto. In serata il trasferimento in Calabria – dove ad attenderla ci saranno anche il governatore Roberto Occhiuto e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – mentre nel pomeriggio di mercoledì sarà la volta di Palermo con l’omaggio alla tomba di Giovanni Falcone. Ultimissima tappa della tournée italiana di Metsola potrebbe essere secondo indiscrezioni Roma, dove a ricevere la presidente maltese sarebbe l’“amica” Giorgia Meloni. A quel punto, l’internazionale sovranista di Fortezza da Basso sarà stata solo un brutto ricordo. O forse no, considerando che “La porti bacioni a Firenze” Matteo Salvini rischia di intonarla praticamente da solo.

La porti "bacioni" a Firenze. Salvini e l’internazionale sovranista

L’ultimo sondaggio pubblicato giovedì scorso da Europe Elects racconta che Identità e democrazia – il gruppo dell’Europarlamento a cui appartiene il Carroccio – veleggia a quota 87 seggi contro i 60 attualmente occupati a Strasburgo: è il miglior risultato nella serie storica della rilevazione. Ma a Firenze domani alla kermesse leghista andranno solo le seconde file…

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