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“Il Consiglio dei ministri oggi (lunedì 17 aprile, ndr), dopo aver ascoltato una dettagliata relazione del ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ha dato attuazione a quanto stabilito dal precedente governo, e dunque attesta che l’esportazione di materiale d’armamento negli Emirati Arabi Uniti non ricade più tra i divieti stabiliti dall’art. 1, commi 5 e 6, della legge 9 luglio 1990, n. 185”. Cade il divieto di export di armi negli Emirati Arabi Uniti, deciso durante il secondo governo di Giuseppe Conte. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, ha dato attuazione a una decisione presa dal precedente esecutivo guidato da Mario Draghi, sulla base di “nuovi elementi” indicati nella relazione della Farnesina.

Cos’è cambiato?

“Il 5 agosto 2021, il Consiglio dei ministri ha avuto conferma dall’allora ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, d’intesa con il Parlamento, dopo un’indagine conoscitiva della Commissione affari esteri e comunitari della Camera, del fatto che l’impegno militare degli Emirati Arabi Uniti in Yemen era cessato. In seguito, lo scenario ha continuato a evolversi positivamente: da aprile 2022 le attività militari in Yemen sono rallentate e circoscritte e l’attività diplomatica ha avuto una importante accelerazione”, spiega la nota dopo il Consiglio dei ministri.

“L’impegno degli Emirati Arabi Uniti con altri attori regionali ha fatto progressi. Tra il 2015 e il 2021 gli Emirati hanno stanziato 5,5 miliardi di euro per la stabilizzazione e ricostruzione dello Yemen, impegno che è continuato nel 2022 con 500 milioni di euro e ancora nel novembre scorso, con Fondo monetario internazionale e Arab Monetary Fund, con un impegno di 1,5 miliardi di dollari in tre anni”, si legge ancora.

Fiducia ricostruita

“È stata una notizia attesa”, commenta Badr al Shateri, docente del National Defense College di Abu Dhabi e columnist di Al Bayan, uno dei principali media emiratini. “Da quando Georgia Meloni ha assunto la carica di primo ministro, ha cercato di sviluppare le sue relazioni con gli Emirati Arabi Uniti su basi realistiche e pragmatiche”, dice a Formiche.net. “Gli Emirati – continua – sono un Paese importante nella regione araba e del Golfo e non possono essere trascurati. Poiché le relazioni tra Abu Dhabi e Roma hanno raggiunto le peggiori condizioni a causa del divieto di esportazione di armi deciso da un governo precedente, è naturale che l’attuale esecutivi decida di revocare questo divieto come gesto di buona volontà”.

Al Shateri fa notare come “l’opportunità sia matura per migliorare le relazioni tra i due paesi in diversi ambiti, soprattutto perché gli Emirati Arabi Uniti cercano di diversificare la propria economia, che consentirà alle aziende italiane di investire in molti settori, dall’industria, alla sicurezza alimentare, alle energie alternative, alla medicina”. Che le relazioni stessero in qualche modo non solo ripartendo, ma strutturandosi, era diventato chiaro sin dal primo messaggio di congratulazioni inviato dal leader emiratino Mohammed bin Zayed ai tempi della vittoria elettorale del partito di Meloni.

D’altronde, come evidenziava su queste colonne Ebtesam al-Ketbi, presidente e fondatrice dell’Emirates Policy Center, in occasione della visita ad Abu Dhabi di Meloni, “Italia ed Emirati condividono interessi strategici vitali, che si riflettono nella sostanziale crescita della loro partnership commerciale negli ultimi 18 anni. Entrambe le parti trovano interesse comune nel proteggere le regioni Mena e mediterranee, combattere il terrorismo e affrontare le minacce emergenti e ibride”.

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Di Emanuele Rossi e Massimiliano Boccolini

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