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A febbraio, Vivek Ramaswamy, imprenditore del settore biotecnologia, ha annunciato la sua candidatura alle primarie repubblicane in vista delle presidenziali degli Stati Uniti nel 2024. In un video ha raccontato che la sua decisione è stata spinta dalla crisi di identità nazionale e dalla “schiavitù psicologica” dell’attuale clima politico americano.

La linea della sua campagna elettorale è una specie di controffensiva alla cosiddetta “sinistra woke”, considerata da Ramaswamy una minaccia per il discorso aperto e il libero scambio di idee. Secondo Axios l’imprenditore “sta facendo il provino per essere il prossimo Donald Trump del partito, con posizioni iper-trumpiane sul confine con il Messico, modalità di voto, guerre culturali e altro”.

Nato a Cincinnati, Ohio, nel 1985, Ramaswamy è figlio di immigrati indiani, originari di Vadakkencherry, Palakkad, Kerala. È laureato all’Harvard College in Biologia e nel 2011 ha ricevuto una borsa di studio post-laurea dalla The Paul & Daisy Soros Fellowships for New Americans. È tra i fondatori nel 2014 dell’impresa farmaceutica Roivant Sciences, che si concentra sull’applicazione della tecnologia allo sviluppo di farmaci. È stato ceo della società fino al 2021.

Nel 2015, Ramaswamy è apparso sulla copertina della rivista Forbes e all’epoca si diceva che avesse raccolto 360 milioni di dollari per la sussidiaria di Roivant Axovant Sciences nel tentativo di salvare un farmaco per l’Alzheimer. Nel 2020, Ramaswamy ha co-fondato Chapter Medicare, una piattaforma per gestire Medicare, uno dei programmi di sanità pubblica statunitensi.

Negli ultimi anni è stato battezzato il “ceo di Anti-Woke, Inc.” dal settimanale New Yorker e si è dedicato a scrivere diversi libri, tra cui “Nazioni di vittime: politiche di identità, morte del merito e il cammino di ritorno verso l’eccellenza”. Per il sito Vox, la sua campagna elettorale sarà incentrata molto probabilmente sulle guerre culturali.

Tra le priorità del programma elettorale di Ramaswamy ci sono “sganciarsi completamente dalla Cina e ripensare la politica di immigrazione degli Stati Uniti, basandosi sul merito”, ha spiegato il candidato in un’intervista con Tucker Carlson quando ancora era a Fox News. Ha anche dichiarato che vorrebbe usare l’esercito americano per combattere le organizzazioni di narcotrafficanti in Centroamerica.

Correndo alla destra di Trump, Ramaswamy si posiziona come erede apparente dell’ex presidente, secondo Axios, e potrebbe diventare un’opzione come vicepresidente: “Ramaswamy parla spesso dell’ex presidente al passato e suggerisce che potrebbe ottenere risultati migliori, non avendo il suo baggage”, il peso delle inchieste e degli scandali.

Corey Lewandowski, ex responsabile della campagna di Trump, ha riferito che un super PAC sostiene la candidatura di Ramaswamy, che a sua volta ha avuto la benedizione di Trump. Ramaswamy ha un patrimonio di circa 630 milioni di dollari (dati Forbes del 2016), grazie ai suoi investimenti nella biotecnologia e non solo.

L’imprenditore vorrebbe, come presidente, cancellare l’affirmative action (la politica che favorisce le minoranze nelle selezioni accademiche e lavorative) a colpi di ordini esecutivi e licenziare metà della forza lavoro federale. Ha chiesto di chiudere l’Fbi e l’Irs, l’istituto che si occupa dei controlli fiscali, così come il Dipartimento dell’Istruzione.

Inoltre, pensa di alzare l’età degli aventi diritto al voto a 25 anni. “Gli arruolati, chi lavora nel primo soccorso e le persone che superano un test di educazione civica potrebbero votare a 18 anni”, ha aggiunto.

“Possiamo portare l’agenda America First anche oltre Trump perché lo faremo da un fondamento morale – ha dichiarato Ramaswamy -. L’ex presidente avuto la possibilità di fare molte cose, ma molte altre sono rimaste incompiute”.

Chi è e cosa pensa Vivek Ramaswamy, più a destra di Trump verso le primarie

L’esercito americano contro i narcos, eliminazione dell’Fbi, licenziamento della metà della forza lavoro federale. L’imprenditore del settore biotech è candidato alle primarie repubblicane negli Stati Uniti e si presenta come l’alternativa a Donald Trump (con cui però scambia affettuosità) per combattere “sinistra woke”

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