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La conferma arrivata direttamente via post su Truth del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, parla di un’operazione storica: le forze speciali americane hanno “catturato” il leader del regime venezuelano, il presidente Nicolás Maduro, e la moglie Cilia Flores, portandoli fuori dal Paese.

Sul piano politico e diplomatico si sono susseguite immediatamente reazioni contrastanti a quello che è un inizio col botto del 2026.

Il governo venezuelano ha chiaramente parlato subito di una “criminale aggressione militare”. In un comunicato, il ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha affermato che la Fuerza armada nacional bolivariana “dispiegherà tutti i suoi mezzi in difesa del territorio e della popolazione venezuelana”. In un successivo intervento letto in diretta sulla Tv di Stato ha dichiarato: “Non negozieremo, non ci arrenderemo e alla fine trionferemo”.

L’Iran ha condannato l’azione statunitense. In una nota, il ministero degli Esteri ha affermato di “condannare fermamente l’attacco militare americano al Venezuela e la flagrante violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale del Paese”. La Russia ha espresso “profonda preoccupazione” per quanto accaduto, condannando l’azione degli Stati Uniti come un “atto di aggressione armata” contro il Venezuela.

Dura anche la presa di posizione della Turchia. Cemil Ertem, consigliere del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha scritto su X che Ankara è “al fianco del popolo venezuelano e del presidente Maduro”, definendo gli attacchi “teppismo imperialista” e invitando la comunità internazionale “a non restare in silenzio”.

Da Cuba, il presidente Miguel Díaz-Canel ha denunciato un “attacco criminale degli Stati Uniti sul Venezuela”, parlando di “terrorismo di stato contro il coraggioso popolo venezuelano” e chiedendo “urgentemente una reazione da parte della comunità internazionale”.

L’ex presidente boliviano Evo Morales ha scritto: “Condanniamo con fermezza il bombardamento degli Usa contro il Venezuela. È una brutale aggressione imperialista che viola la sua sovranità”, aggiungendo che “il Venezuela non è solo”.

Il presidente colombiano, Gustavo Petro, ha commentato negativamente l’azione americana, invocando le Nazioni Unite: “La Colombia ribadisce il suo incrollabile impegno nei confronti dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, in particolare il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati, il divieto dell’uso o della minaccia della forza e la risoluzione pacifica delle controversie internazionali”.

La voce contraria dell’America Latin è quella del presidente argentino, Javier Milei, che ha celebrato la cattura di Maduro con un messaggio: “La libertà avanza. Lunga vita alla libertà, dannazione!”.

Dall’Europa, a rompere il silenzio istituzionale è stata la Hr/Vp Kaja Kallas: “Ho parlato con il Segretario di Stato Marco Rubio e il nostro ambasciatore a Caracas. L’Ue sta monitorando da vicino la situazione in Venezuela. L’Ue ha ripetutamente affermato che Maduro manca di legittimità e ha difeso una transizione pacifica. In ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini europei nel paese è la nostra massima priorità”.

C’è da attendere la reazione cinese, indirettamente coinvolta perché al momento del regime change trumpiano l’inviato speciale del leader Xi Jinping per l’America Latina era proprio a Caracas.

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