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La tensione accumulata con la campagna referendaria, innescata attraverso l’iter stabilito dalla Costituzione stessa, per la riforma dell’ordinamento giudiziario e il suo risultato a favore del No impongono un’analisi della situazione politica italiana al netto, naturalmente, del contenuto della riforma stessa che è arrivata in poco meno di ottant’anni dopo 46 leggi costituzionali di cui 20 di riforma della Costituzione, che, se approvato, avrebbe dato seguito alla volontà dei Costituenti contenuta nella VII disposizione transitoria e finale e avrebbe portato a conclusione la Rifoma Vassalli e consolidato il principio del “giusto processo”.

Il meccanismo dunque non cambia e nel sistema rimangono “residuati” di epoca fascista – e pure giolittiana, in questo caso se considerassimo la storia dell’enorme presenza di magistrati fuori ruolo al ministero di Grazia e Giustizia dove per decenni la DC ha sempre mandato ministri di grande spessore politico e/o tecnico proprio per questo motivo essendo un crinale della indipendenza, tutta da riconsiderare oggi nella così detta Costituzione materiale, dei poteri esecutivo e legislativo – senza dimenticare di citare a questo punto, come testo da tenere a mente come parametro di valutazione per ogni evoluzione della politica e il rapporto tra questa e la magistratura e le sue correnti, la lettera di Giovanni Falcone contro il CSM del 1988.

La nettezza dello strumento potrebbe riportarci al tentativo di Pilato di evitare la condanna di Gesù andando ad una sorta di referendum con Barabba, tutt’altro che atto di clemenza ma elemento di gestione dello scontro politico in atto con gli ebrei conquistati dai Romani, ciò avrebbe molto a che fare con formazione, informazione, influenza, responsabilità, classe dirigente, corporazioni e popolo, da consiederare oggi anche attraverso l’azione semplificante dei social e la difficoltà del fact checking che rende difficoltoso non attribuire ad un video di propaganda una funzione quasi sacerdotale senza educazione alla ricerca di conferme: si potrebbe, però, provare a usarlo come punto di inizio di un’altra considerazione che ha una premessa da tenera a mente, la democrazia è uno strumento umano da non idolatrare bensì manutenere nella sua integralità perchè perfettibile ma pure influenzabile e logorabile.

“Sapeva bene, infatti, che glielo avevano consegnato per invidia” (Mat 27,18): ecco che Pilato sa, emerge il rigorismo interpretativo e pure politico del Sinedrio davanti al Governatore romano ma già visto prima quando Gesù viene condotto dal Getsèmani davanti all’assemblea (si potrebbe parlare delle false testimonianze tentate), un polo del sistema si rende conto, ha però a che fare con un altro potere e con un rischio potenziale per la gestione del suo. Alla fine, al di là che si lavi le mani, con cui non abdica ad un ruolo ma evidenzia un modo di agire che non prevede l’accertamento della verità bensì una gestione della sicurezza e dell’equilibrio politico, si assiste al movimento di un sistema semplificato, polarizzato, disinteressato rispetto alla complessità che pone come elemento del movimento stesso la sete insita o sobillata del giustizialismo della gente che conduce ad un diritto che non deve garantire ma colpire secondo la logica dell’individuazione del nemico e dello scontro: simbolo di ciò? Un processo senza giudizio ma il giustizialismo, di fatto, non ne ha mai bisogno.

Tornando ai nostri tempi tutto ciò ci aiuta a capire anche l’incrociarsi con l’elemento della invidia sociale che fa emergere da parte della gente, che stenta a tornare popolo, inquietudini e disagi variamente emersi a partire dalla rivoluzione giudiziaria di inizio anni Novanta del Novecento che diede il via ad un bipopulismo (o alla convinzione di esso visto che prevalentemente ci sono stati governi più compositi in un sistema formalmente parlamentare per la Costituzione e continuamente violentato attraverso l’innesto con strumenti elettorali della polarizzazione destra/sinistra che ha pure visto ridursi lo spazio parlamentare della rappresentanza democratica) che ha prodotto un sistema in continuo scontro che alla fine ha nelle sue parti politiche due poli che simul stabunt simul cadent: non dimentichiamo che in quegli anni nelle piazze giacobine c’era sia la destra che la sinistra e uno dei più significativi risultati da questi ottenuti – non andando ad approfondire la questione internazionale e le azioni contro la difesa della sovranità italiana e del progetto autonomo europeo da parte degli esponenti democristiani senza i quali l’indebolimento è stato evidente – fu la distruzione dell’organizzazione del miglior pensiero politico di cattolici radicato nell’esperienza di don Sturzo e di De Gasperi e la loro divisione riuscendo ad entrare a dividere il loro stesso mondo secondo quella faglia riassunta nella formula, da superare, dal Card. Bassetti “la frattura tra cattolici del sociale e cattolici della morale” che di evangelico ha poco.

Il riemergere del giustizialismo, come fossimo bloccati nel “giorno della marmotta”, che ha un gradiente di forte conservazione e di necessità di poteri “sacerdotali” indiscutibili che diventano attori politici, rende ancora più significativo il dato Ipsos per il Corriere della Sera dove emerge che circa il 52% dei cattolici, variamente più o meno praticanti, senza considerare gli astenuti, ha votato per il sì come il 50,9% di chi si dichiara di centro e possiamo considerare apolide della seconda Repubblica.

Dunque si potrebbero azzardare due cosiderazioni conclusive, la prima sul sistema politico, la seconda sulla giustizia. Per quel che riguarda la politica riemerge una resistenza dei cattolici nel farsi continuare a dividere ed incasellare nella polarizzazione ideologica che ogni mattina ormai si risveglia giustizialista senza fermarsi a riflettere nel merito, indicando il permanere di una propensione proporzionale e democratica integrale che conduce alla difesa della libertà rispetto ad una stasi continua che pone in luce uno spazio politico vuoto, quello del buon senso e del popolarismo all’opposizione dello stato delle cose.

Sulla giustizia serve porsi delle questioni tra le richieste di riforme che stanno emergendo per rafforzare il sistema giudiziario vigente e l’anelito diverso ad una umanizzazione di esso proprio dei cattolici, si pensi ad esempio alla giustizia riparativa e all’emarginazione del principio costituzionale della rieducazione del condannato.

In questo caso la linea però l’ha dettata con chiarezza Papa Leone XIV, contrario alla patizzazione dei cattolici e evidentemente al giustizialismo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale dello Stato del Vaticano dopo una disamina su giustizia e carità citando S. Tommaso e S. Agostino per puntualizzare la visione cattolica: “L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi non rappresentano soltanto strumenti tecnici del procedimento giudiziario. Essi costituiscono le condizioni attraverso le quali l’esercizio della funzione giurisdizionale acquista particolare autorevolezza e contribuisce alla stabilità istituzionale”.

Cattolici dopo il referendum tra giustizialismo e coerenza. L'opinione di Chiapello

Di Giancarlo Chiapello

Sulla giustizia serve porsi delle questioni tra le richieste di riforme che stanno emergendo per rafforzare il sistema giudiziario vigente e l’anelito diverso ad una umanizzazione di esso proprio dei cattolici, si pensi ad esempio alla giustizia riparativa e all’emarginazione del principio costituzionale della rieducazione del condannato. L’opinione di Giancarlo Chiapello

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