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Mercoledì Vladimir Putin ha finalmente gettato la maschera, minacciando dal palco del Forum economico di Vladivostok di interrompere completamente i rifornimenti energetici all’Unione europea se questa decidesse di imporre un tetto al prezzo del gas russo – com’è già avvenuto con i Paesi del G7. Ma dopo mesi in cui il presidente russo usa la leva del gas (mascherando le coercizioni con “manutenzioni” e problemi di fornitura), non si è sorpreso nessuno. È solo aumentata l’aspettativa per domani (venerdì 9 settembre), quando si riuniranno i ministri dell’energia dell’Ue per decidere come affrontare la crisi energetica all’orizzonte.

COME CI SIAMO ARRIVATI

I prezzi dell’energia sono in aumento da quasi due anni, ben prima che la Russia invadesse l’Ucraina, quando la questione energetica si è colorata di politica estera. In Europa si parla di possibili soluzioni dall’anno scorso, specie nei Paesi mediterranei. Lo stesso Mario Draghi ha guidato il fronte comune sulla politica energetica europea già da marzo, proponendo acquisti e stoccaggio comuni, tetto al prezzo del gas e riforma del mercato elettrico (leggi: disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello della commodity più alta, ossia il gas, secondo il meccanismo vigente oggi in Ue). L’impennata delle bollette nei mesi estivi ha fatto sì che anche i Paesi più rigoristi si arrendessero alla necessità di intervenire per contenere i prezzi ed evitare una frattura del fronte socioeconomico europeo.

VERSO UN ACCORDO

Nelle ultime settimane, man mano che il caro-bollette abbatteva gli ultimi muri dei Paesi frugali (come Germania, Olanda e Norvegia), si è intensificato il dialogo tra i Ventisette e la Commissione. Quest’ultima aveva presentato a fine luglio il suo piano di razionamenti e solidarietà per far fronte a un’eventuale interruzione dei flussi russi. Ora che la minaccia si è di fatto concretizzata, esiste una sostanziale unità d’intenti a livello europeo sul rispondere al ricatto di Putin. La quantità di non-paper (bozze di piani) circolati negli ultimi giorni prova che adesso i Paesi Ue si stanno accordando sul come.

LE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE

“Proporremo un tetto al prezzo del gas russo… Dobbiamo tagliare le entrate della Russia che Putin usa per finanziare questa atroce guerra in Ucraina”, ha dichiarato ai giornalisti la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dopo la minaccia di del presidente russo. L’anticipazione non è una sorpresa, dato che anche il G7 ha scelto questa via dopo l’ok della Germania.

Si dibatte ancora sulla cifra definitiva per definire il prezzo massimo del metano russo; Bruxelles suggerisce di fissarlo sopra i costi di produzione e sotto gli attuali prezzi di mercato, per incoraggiare la Russia a continuare a vendere all’Europa. Una possibile scappatoia per Putin (che non può vendere il gas altrove, almeno per i prossimi anni). Lui stesso, nel suo ultimatum, ha detto che la Russia smetterà di fornire idrocarburi “se ciò è in contrasto con i nostri interessi”.

Tra le altre proposte della Commissione si registrano la riduzione obbligatoria dell’uso dell’elettricità in Ue – ma solo del 5% e solo negli orari di punta –, aiuti alle aziende in difficoltà per il caro-energia, e un tetto anche alle entrate dei produttori di energia elettrica che non si basano sul gas. In sostanza, è una tassa per riscuotere “i profitti inaspettati” di rinnovabili, nucleare e carbone (che oggi vendono la loro energia allo stesso prezzo gonfiato di chi produce gas) e utilizzarli per abbassare le bollette. Il limite di incasso per dette aziende sarebbe 200 €/MWh.

 LE DIFFERENZE

Sebbene i Ventisette stiano convergendo sulle proposte della Commissione (che sono a loro volta una sintesi parziale delle rispettive istanze), rimangono delle differenze. Le proposte della Repubblica Ceca, che detiene la presidenza di turno dell’Ue e supervisiona le negoziazioni tra Paesi, includono due tetti al prezzo del gas – uno per quello importato da alcuni Paesi, un altro per quello utilizzato per produrre elettricità. Oppure l’esclusione temporanea delle centrali termoelettriche a gas dal sistema europeo di definizione dei prezzi dell’elettricità. E ancora, limitare temporaneamente il trading di energia elettrica nelle borse europee alle transazioni infragiornaliere e giornaliere – nel tentativo di ridurre la speculazione.

I Paesi Bassi, che si sono sempre opposti a un tetto massimo per il prezzo del gas, sarebbero favorevoli a un tetto massimo per il gas russo, stando a quanto riporta Reuters. Anche Jonas Gahr Støre, premier della Norvegia – che oggi è il maggior produttore europeo di gas naturale – ha segnalato di essersi aperto al price cap e a misure come contratti di fornitura a lungo termine e prezzo fisso, secondo quanto ha dichiarato al Financial Times. Idem per Austria e la già citata Germania, che fino a poco fa erano tra i “falchi”.

LE OPPOSIZIONI

Rimane la preoccupazione di altri Paesi più cauti e spaventati dell’interruzione dei flussi russi (che continuano, in maniera molto ridotta, attraverso i gasdotti ucraini e il corridoio turco) in vista dell’inverno. Ma come ha detto von der Leyen, la Russia ha già tagliato le forniture in maniera unilaterale anche senza il tetto al prezzo: non ha senso continuare a esporsi. Si registrano la già sventata minaccia ungherese – che ha preteso di escludere tre oligarchi russi dalle sanzioni in cambio del suo supporto alle nuove misure, salvo essere rimessa al proprio posto dalle cancellerie europee – e la posizione polacca – secondo cui bisogna anteporre altre misure, come la sospensione del mercato di emissioni Ets, alle tasse sugli extraprofitti.

INTANTO, NEL MERCATO DEL GAS…

… i prezzi sono in netta discesa. Oggi gravitano a circa 200 €/MWh, meno 40% rispetto al picco toccato a fine agosto (quasi 350 €/MWh). Sembra che i mercati abbiano messo in conto l’intervento europeo per calmierare i prezzi e superare l’inverno (aiutano anche gli stoccaggi europei, pieni all’80%). Soprattutto, gli operatori non hanno reagito con timore alle minacce di Putin – che da mesi manipola il mercato per tenere l’Ue sulle spine e aumentare i guadagni di Gazprom. È presto per dire se il suo potere ricattatorio stia diminuendo; quello che è certo è che negli scorsi mesi una minaccia anche velata da parte russa tendeva a innescare istantaneamente una corsa al rialzo sul mercato europeo.

Gas

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Il Cremlino ha esplicitato i termini del ricatto, ma i Ventisette sembrano intenzionati a rispondere con fermezza: tetto al prezzo del gas, riforma del mercato elettrico e non solo. Il piano comune potrebbe già emergere domani, alla riunione dei ministri dell’energia europei; se ne intuisce la forma dalle proposte di Commissione e Stati membri. Ecco le loro idee, le posizioni e le opposizioni

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