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Veloci, caotiche e altamente distruttive. Sono le guerre del futuro tra grandi potenze, descritte nel report dell’autorevole Center for a new american security (Cnas) dal titolo “More than half the battle”, espressione traducibile con l’italiano “Oltre metà dell’opera”. Per fugare ogni dubbio sul terreno di scontro (le informazioni e i sistemi di comando) corre in aiuto il sottotitolo: “Information and command in a new American way of war”. Il report è firmato da Chris Dougherty, senior fellow del programma Difesa presso il Cnas, già consigliere al Pentagono, dove ha contribuito alla stesura della National Defense Strategy del 2018. Per il suo ultimo studio, ha coordinato i lavori di un team che, per 18 mesi, ha condotto dieci wargames ambientati nel 2030, tra isole Senkaku, Lettonia orientale, Taiwan e alti scenari dove già oggi si intrecciano complesse dinamiche geopolitiche.

IL CONTESTO

L’analisi parte dal contesto attuale. Dopo circa quarant’anni di vantaggio indiscusso degli aspetti militari, “se non di vero e proprio dominio”, gli Stati Uniti rischiano ora di cedere il passo a Russia e Cina. Negli ultimi decenni, spiega il report, il dominio Usa è stato nella “capacità di usare le informazioni per ottenere una conoscenza situazionale maggiore e forze di comando più efficienti rispetto agli avversari”. Ora, però, il Pentagono “sta fronteggiano competitor che hanno sviluppato strumenti e metodi per livellare tale terreno di gioco o per modellarlo a loro vantaggio”. Questi sviluppi (tecnologici e organizzativi) hanno reso le potenziali guerre tra grandi potenze “rapide, caotiche, altamente letali e contese in ogni ambiente, da quello subacqueo alle quote dell’orbita terrestre geosincrona”.

NON SOLO TECNOLOGIA

Certo, ammette il Cnas, le grandi piattaforme resteranno “rilevanti”, ma la competizione militare sarà sempre più concentrata sulla “techno-cognitive confrontation”, cioè un confronto costante tra sistemi informativi e processi di commando. Le piattaforme dovranno “raccogliere, trasmettere, processare e agire sulle informazioni più velocemente e con maggiore accuratezza degli avversari”. Vincerà chi avrà più informazioni, chi riuscirà a utilizzarle meglio evitando che lo faccia l’avversario. Il vantaggio sarà determinato da un “misto” tra sistemi tecnologici informativi e “funzioni cognitive”, intese dal Cnas come “command decision-making”, espressione che include sistemi di comunicazione e controllo a ogni livello, strategico e tattico. E così “ogni sforzo” dovrà essere speso per ottenere un vantaggio “degradando i sistemi avversari e proteggendo quelli amici, disturbando i processi di comando nemici e sostenendo i propri”. Non ci sono riferimenti a sistemi d’arma o tecnologiche. L’approccio è totale e corre lungo tutta la catena di comando.

GLI AVANZAMENTI DI CINA E RUSSIA

Come detto, l’esigenza nasce dagli avanzamenti sul campo di Cina e Russia. Seppur con strategie e metodi “diversi”, i due maggiori competitor degli Stati Uniti condividono quattro elementi-chiavi nell’approccio ai nuovi confronti militari. In primo luogo, tendono a mantenere i conflitti localizzati, circoscritti a un’area precisa, così da limitare la superiorità che gli Usa avrebbero su larga scala (è il caso degli attriti nel Mar cinese orientale, nonché del conflitto in Ucraina orientale). In secondo luogo, tra propaganda, disinformazione sui social e campagne cyber, Cina e Russia fanno ampio ricorso a strategie informative in tempo di pace per “raggiungere i loro obiettivi senza combattere o per creare condizioni a loro favorevoli in caso di conflitto”. Terzo, si concentrano sulle infrastrutture critiche di Usa e Paesi Nato nel cyber-spazio, nello spazio e nello spettro elettromagnetico, così da degradare i sistemi informativi e interrompere le procedure di comando (Id/Cd). Quarto, centralizzano e automatizzano le rispettive catene di comando e controllo, in modo da avere maggior rapidità di esecuzione e più coordinamento nelle fasi iniziali di un possibile conflitto.

TRE CARATTERI DELLE GUERRE DEL FUTURO

Dato tale approccio di Cina e Russia, i wargames del Cnas hanno messo in evidenza le tre caratteristiche delle guerre del futuro. Prima di tutto, i conflitti tra potenze saranno “incredibilmente veloci e distruttivi in modo inquietante”, con il ricorso ad armi moderne e il coinvolgimento cospicuo di civili. Saranno poi conflitti “caotici”, visto che ognuno cercherà di creare confusione nelle strutture informative avversarie tentando, nel frattempo, di mantenere una “sufficiente comprensione” di ciò che sta accadendo (i wargames del Cnas hanno mostrato che, con gli Usa a utilizzare i concetti attuali, tale vantaggio va a Russia e Cina in “quasi ogni scenario”). Terzo, una volta perso il vantaggio iniziale, ci si troverà di fronte a “dilemmi insostenibili e posizioni apparentemente irrecuperabili”.

IL SUGGERIMENTO

Ne consegue il suggerimento al Pentagono: un “major change” per abbracciare i concetti della “techno-cognitive confrontation”. Significa superare un approccio tutto focalizzato sulle tecnologie che, invece, manca di coprire “gli aspetti critici cognitivi e organizzativi”. L’ossessione di mantenere il “dominio informativo”, spiega il Cnas, rischia di essere “anche più deleteria”. Rispetto ai tempi della Guerra fredda, gli avversari odierni sono “molto più capaci”, tanto capaci che sarebbe “rovinosamente dispendioso e privo di effettivi” continuare a ricercare un “superamento simmetrico”. Dunque, il cambiamento suggerito dal Cnas è passare dal dominio informativo alla “degradation dominance”, dimostrando di poter operare in ambienti degradati a livello informativo, di poter applicare una degradazione proporzionale ai sistemi di Cina e Russia e mettendo così in dubbio la loro attuale fiducia sul vantaggio che avrebbero nella “techno-cognitive confrontation”.

IL DILEMMA DELL’ESCALATION

Il “major change” proposto dal Cnas si dispiega su quattro suggerimenti. Il primo riguarda l’approccio di Cina e Russia ai conflitti localizzati, e invita gli Stati Uniti a sviluppare tecniche e procedure che pongano gli avversari di fronte al “dilemma dell’escalation”. Si invita il Pentagono a concentrare l’attenzione sulla difesa da attacchi non cinetici (in particolare nello spazio), ad adottare sistemi di comando dispersi e a coinvolgere alleati e partner nell’aumento della protezione su “aree-chiave” legate a informazioni e comando. Così, le strategie di guerra limitata di Russia e Cina si scontrerebbero con l’esigenza di aggredire, sin dall’inizio, sistemi informativi e procedure di comando ben strutturate e protette, palesando il “dilemma dell’escalation”.

OPERAZIONI INFORMATIVE CERCASI

Il secondo suggerimento riguarda i “tempi di pace” e le operazioni informative condotte da Cina e Russia nei teatri contesi. Tra gli esempi si citano le possibili operazioni (deception e non solo) che Pechino potrebbe mettere in campo per convincere Taiwan a schierare le difese nella parte di territorio errata, aprendo così il campo all’attacco cinese. Si invita il Pentagono a “ri-equilibrare il campo di gioco”, maturando un maggior coordinamento che le autorità impegnate in operazioni informative nelle aree di riferimento, addestrando e formando i militari alla guerra informativa e agendo da “integratore di sistemi” con alleati e partner per sfruttare anche la loro esperienza. Dunque, si suggerisce di “allineare” le operazioni militari con quelle informative, evitando in ogni modo vittime civili che potrebbero fare il gioco della propaganda degli avversari.

DALLA RETE AI DATI

Il terzo suggerimento riguarda la “degradation dominance” nello spazio, nel cyber-spazio e nello spettro elettromagnetico. Si invita il Pentagono a sviluppare sistemi e procedure che consentano di mettere in campo risposte proporzionate a eventuali attacchi avversari su sistemi informativi e di comando. Si suggerisce di prepararsi a operare in scenari già degradati a livello informativo, lì dove i sistemi di comando possono essere interrotti o frazionati, addestrando le forze e sviluppando reti de-centralizzate. Si invita a sviluppare un’architettura di comunicazione “Rosetta Stone” che “abiliti reti resilienti” e che sposti il Pentagono da un approccio “rete-centrico” a uno “data-centrico indipendente dalla rete”, così da evitare il blocco in caso di attacco subito alle rete. Per la stessa ragione il Cnas suggerisce filosofie di comando a maggiore delega e de-centralizzazione. Inoltre, invita a sfruttare meglio intelligenza artificiale e automazione per accelerare il processo decisionale, nonché per abilitare tecniche di inganno sugli stessi processi condotti dagli avversari.

ADDESTRARSI AL MULTI-DOMINIO

Il quarto suggerimento è per lo più organizzativo: “Addestrare le forze a operazioni multi-dominio degradata e interrotte”, anche (ma non solo) attraverso avanzati sistemi di simulazione. Il Cnas invita a rafforzare i comandi geografici, “ri-orientandoli alla diplomazia militare” (per avere raggio di comprensione più ampio) e creandovi “unità multi-dominio permanenti fino a livello tattico”. Inevitabilmente, si chiede anche di “aumentare i fondi destinati all’addestramento congiunto e multi-dominio”, ben oltre la logica interforze.

IL RISULTATO

Mettere in campo queste quattro “linee di intervento”, conclude il Cnas, permetterebbe agli Stati Uniti di raggiungere la “degradation dominance”. Russia e Cina si troverebbero di fronte a nuovi dilemmi. Pur mantenendo la fiducia di recare danni alle strutture informative e di comando statunitensi, infatti, non conserverebbero la sicurezza di lasciare le forze Usa incapaci di agire. Inoltre, avrebbero consapevolezza che attacchi ibridi di tipo informativo innescherebbero una risposta proporzionata degli Stati Uniti e attiverebbero pericolose escalation. In alternativa, spiega infine il report, Russia e Cina “potrebbero scegliere di non attaccare o di limitare i loro attacchi per ridurre il rischio di escalation, ma questi approcci lascerebbero i sistemi di informazione e comando statunitensi relativamente indenni”.

Guerre del futuro e come vincerle. I suggerimenti (rivoluzionari) del Cnas

Se il Pentagono manterrà gli schemi attuali, Cina e Russia potrebbero vincere nel 2030 “quasi” ogni possibile conflitto militare, dal Baltico alle isole Senkaku. È l’avvertimento del Cnas, che suggerisce agli Usa di abbracciare i concetti della “techno-cognitive confrontation” per conquistare la “degradation dominance”. La guerra del futuro si vincerà sulle informazioni

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