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Tra le consultazioni al Colle e i nodi della crisi, la notizia della revoca delle licenze per l’export di bombe e missili ad Arabia Saudita e Emirati attraversa la politica italiana. Esulta soprattutto il M5S, che rispolvera un vecchio cavallo di battaglia; Luigi Di Maio parla di “atto doveroso” e “chiaro messaggio di pace”. Esulta anche parte del Pd, mentre da LeU c’è l’allungo per chiedere lo stop anche verso l’Egitto. Di fondo, l’impressione che sul tema l’Italia resti cristallizzata in un approccio ideologico che non risponde agli interessi nazionali.

CHI ESULTA

Oltre la nota di Rete Disarmo, la prima ufficialità sulla notizia è arrivata da Manlio Di Stefano, sottosegretario M5S, che ad Agenzia Nova ha spiegato in mattinata che la richiesta per la revoca è stata presentata da Luigi Di Maio a Giuseppe Conte, il quale “non ha sollevato alcuna obiezione”. Si inizia a notare la contestualità con il discusso viaggio di Matteo Renzi a Riad. Troppo facile immaginare l’idea che l’esecutivo volesse colpire il leader di Italia Viva bloccando le armi dirette al suo intervistato, Mohammed Bin Salman. Eppure, è lo stesso Di Stefano a specificare che la procedura per la revoca è iniziata la scorsa settimana. Una simile sottolineatura si è colta nelle dichiarazioni della deputata Pd Lia Quartapelle, la prima tra i dem a esultare per la revoca. Ha parlato di “decisione ferma, presa nonostante le tante pressioni che anticipa le scelte dell’amministrazione Biden”, dunque riconducibile appunto alla scorsa settimana e non attribuibile nemmeno al colloquio di ieri tra Di Maio e il nuovo collega Usa, Tony Blinken.

BOTTA E RISPOSTA

Ma le distanze con Italia Viva si fanno sentire, ed ecco il botta e risposta tra gli ex colleghi alla Farnesina. A Di Stefano risponde via Twitter Ivan Scalfarotto: “Fu proprio Di Stefano a venire in aula, nel giugno 2019, a chiedere a nome del Conte1 il voto per l’embargo solo su bombe di aereo e missili e non sulle altre armi; con la nostra maggioranza, il mese scorso, si è riparato al grave errore di allora”. Ma il sottosegretario non ci sta, e replica: “risoluzione a prima firma di Yana Chiara Ehm, iter gestito da me come delegato e da Luigi Di Maio e decisione di Giuseppe Conte; tutti nomi espressione del M5S”. Non è proprio la stessa linea dei dem. “La decisione è frutto di un’iniziativa parlamentare di Pd e M5S”, scrive su Facebook Enrico Rossi, ex presidente della Toscana e attuale commissario del Pd in Umbria.

UN FAVORE ALL’IRAN?

Nel frattempo si alzano anche voci dissonanti, tra cui quella di Edmondo Cirielli, questore della Camera e membro della Commissione Esteri per Fratelli d’Italia. La decisione del governo “non è un atto pacifista e neutrale come si vuole far credere, ma un favore alle politiche espansioniste dell’Iran e un’azione contro gli interessi dell’Occidente”. È “notorio”, aggiunge il deputato, che “vi sia una forte ingerenza iraniana in Yemen, dove le forze di opposizione godono dell’appoggio militare dell’Iran e certamente non comprano armi dall’Italia”. L’Arabia Saudita, invece, “è uno storico alleato della nostra nazione e degli Usa ed ultimamente ha concluso anche un importante accordo con Israele (altro alleato strategico dell’Italia)”. Cirielli nota anche che il governo è “in carica per gli affari correnti e senza maggioranza parlamentare”, dunque secondo lui “delegittimato” a una simile scelta.

SPINTA PARLAMENTARE?

E nella diatriba sulla paternità della decisione governativa, Piero Fassino prova a riportarla entro le direttive giunte dal Parlamento: “Dando corso alla risoluzione della Commissione esteri della Camera, il governo ha revocato le esportazioni di armi verso Arabia Saudita e Emirati; un contributo concreto a fermare la guerra civile in Yemen”, scrive su Twitter. Il riferimento è all’ultima risoluzione parlamentare in materia, approvata il 22 dicembre dalla commissione presieduta da Fassino con prima firma della deputata pentastellata Yana Chiara Ehm (a cui si riferiva anche Di Stefano). Impegna il governo a “revocare le licenze in essere, relative alle esportazioni di bombe d’aereo e missili, che possono essere utilizzati per colpire la popolazione civile e loro componentistica verso l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e ogni altro Paese attivamente coinvolto nel conflitto in Yemen”.

MA QUALI ARMI?

Intanto non è ancora chiaro quali siano gli armamenti oggetto delle licenze revocate dal governo. A leggere le dichiarazioni, lo stop riguarderebbe “bombe d’aereo e missili”, ma nella seconda categorie rientrerebbero una grande quantità di assetti. Il riferimento alla possibilità di colpire la popolazione civile della risoluzione parlamentare (presente anche nelle risoluzioni approvate in precedenza) escluderebbe ad esempio i missili terra-aria e terra-mare, di natura difensiva. Certo, la stessa risoluzione impegna anche “a valutare la possibilità di estendere tale sospensione anche ad altre tipologie di armamenti”.

GLI ALLUNGHI

Infine, c’è anche chi si spinge a guardare ben oltre. “Adesso il governo faccia lo stesso con chi, come l’Egitto, viola i diritti umani, nel rispetto della legge 185/90 ma anche e soprattutto nel rispetto della dignità del nostro Paese e della memoria di Giulio Regeni”, scrive Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali. Si riferisce alla normativa in vigore anche la nota dai senatori M5S in Commissione Esteri: “Riteniamo non più rinviabile rivedere in senso restrittivo la normativa italiana in materia di vendita di armamenti come previsto dal disegno di legge di riforma della legge 185/90 proposta dal M5S”. Eppure, come spiegato dal generale Leonardo Tricarico, la legge è già molto restrittiva: “Una lettura stringente escluderebbe pressoché tutti i Paesi, compresi i nostri maggiori alleati”. Che l’Italia voglia perdere per intero l’export militare?

Armi all’Arabia Saudita. Come balla la politica italiana

C’è chi pensa al viaggio di Matteo Renzi a Riad e chi, come Ivan Scalfarotto (Italia Viva) e Manlio Di Stefano (M5S) discute via Twitter sulla paternità dello stop a bombe e missili verso Arabia Saudita ed Emirati. Gioisce Luigi Di Maio, il Movimento e parte del Pd. Per Edmondo Cirielli (Fdi) è “un favore all’Iran”. E intanto si cerca di capire quali siano le esportazioni bloccate

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