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Un professore di ingegneria meccanica del Massachusetts Institute of Technology di Boston è stato accusato di frode dalla procura federale degli Stati Uniti. Per la Giustizia americana, come si legge in un comunicato, il docente esperto di nanotecnologie, Gang Chen, un cinquantaseienne nato in Cina e cittadino naturalizzato statunitense, non avrebbe menzionato gli “ampi legami e finanziamenti” ricevuti dal governo della Repubblica popolare cinese nelle domande per ottenere sovvenzioni dal dipartimento dell’Energia. L’uomo è stato arrestato nella sua abitazione a Cambridge, in Massachusetts.

L’ACCUSA

L’accusa è di non aver denunciato il possesso di un conto bancario estero e di aver fornito una dichiarazione dei redditi falsa. A condire il tutto due elementi. Il primo: dal 2013 il lavoro di ricerca di Chen al Mit è stato finanziato con oltre 19 milioni di dollari in sovvenzioni concesse da varie agenzie federali statunitensi. Il secondo: dall’anno precedente, però, il professore ha fornito consulenze alla Repubblica popolare cinese, spesso dietro compenso economico. Per esempio, è stato “esperto estero” per il governo cinese su richiesta dell’ufficio del consolato a New York. Dal 2013 Chen avrebbe ricevuto circa 29 milioni di dollari in finanziamenti dall’estero, di cui 19 milioni dalla Southern University of Science and Technology di Shenzhen, la città tech cinese per eccellenza.

LE OMBRE

Il procuratore di Boston ha evidenziato che il professore sembra aver agito in un atteggiamento “di lealtà verso la Cina”. Il Wall Street Journal sottolinea che i pubblici ministeri hanno portato alla luce più di una dozzina di procedimenti penali contro accademici accusati di aver mentito a proposito di finanziamenti ricevuti dal governo cinese. “Il problema non è la collaborazione in sé”, ha spiegato Andrew Lelling, procuratore degli Stati Uniti per il distretto del Massachusetts. “Il problema sta nel fatto di mentire” ha concluso.

LA PUNTA DELL’ICEBERG

John Demers, capo della sicurezza nazionale del dipartimento di Giustizia, ha definito i molti arresti di docenti, ricercatori e studenti avvenuti la scorsa estate per via dei loro rapporti con la Cina come la “punta dell’iceberg”. Il funzionario, citato dal Wall Street Journal, ha dichiarato, infatti, che non immaginava che così tanti studenti cinesi in visita avessero legami con l’Esercito cinese. Più di 1.000 di questi ricercatori hanno lasciato gli Stati Uniti da allora, ha aggiunto.

UN’INDAGINE OGNI 10 ORE

A tratteggiare i contorni dell’iceberg ci ha pensato Joseph Bonavolonta dell’Fbi, che ha dichiarato che il Bureau apre una nuova indagine di controspionaggio legata alla Cina ogni 10 ore circa e quasi la metà delle 5.000 indagini in corso sono legate alla Cina.

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