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Come anticipato la scorsa settimana, dal settembre prossimo le compagnie telefoniche britanniche non potranno più installare apparecchiature Huawei sulla rete 5G del Regno Unito. Una mossa pensata per velocizzare l’uscita della società cinese (al centro della contesa tra Washington e Pechino) dalla rete di nuova generazione del Paese. A confermarlo oggi il segretario al Digitale, Oliver Dowden, annunciando la road-map governativa per rimuovere i fornitori “ad alto rischio” il prima possibile. In tal direzione, l’esecutivo britannico ha presentato al Parlamento una nuova legge che prevede la creazione di poteri di sicurezza nazionale tali da imporre controlli alle telco sull’utilizzo di componentistica Huawei. Previste multe fino al 10% dei contratti o 100.000 sterline al giorno in caso di violazioni.

Inoltre, il governo ha pubblicato la sua 5G Supply Chain Diversification Strategy, una strategia da 250 milioni di sterline per garantire che il Paese “non sia più dipendente da pochi fornitori” attraverso la realizzazione di un National Telecoms Lab e l’investimento nonché investimenti in tecnologie open-radio. Dopo l’esclusione di Huawei e Zte, il governo britannico vuole aprire il suo 5G — anche in chiave Brexit (e “Global Britain”) ad altri fornitori: non soltanto agli europei Nokia ed Ericsson ma anche, per esempio, alle giapponesi Nec e Fujitsu, alla sudcoreana Samsung e alle statunitensi Parallel Wireless e Mavenir.

Alla luce degli ultimi sviluppi sul 5G e della giravolta del governo di Boris Johnson, ecco le tempistiche per lo smantellamento di Huawei dalla rete di quinta generazione del Regno Unito. Dal gennaio 2021 non sarà più possibile acquistare componentistica Huawei (come previsto dalla legge in vigore); dal settembre 2021 (in caso di via libera alla nuova legge) sarà vietato installarla; dal 2027 (come già previsto) il colosso cinese sarà bandito dalla rete 5G britannica.

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classe dirigente

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