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Via libera del governo alla vendita di due fregate all’Egitto. Ha vinto dunque il realismo, superando le critiche figlie di un approccio ideologico all’export della Difesa non adatto ai tempi moderni. La notizia arriva dall’Ansa, che cita fonti qualificate vicine al dossier. La luce verde da palazzo Chigi sarebbe stata comunicata direttamente dal premier Giuseppe Conte nel colloquio telefonico di ieri con il presidente egiziano Fattah al Sisi, non prima di aver condiviso la decisione con i vertici di Fincantieri. Per il generale Leonardo Tricarico, la scelta è importante anche alla luce del dossier libico, su cui “Il Cairo è ormai interlocutore fondamentale”.

LE NOTIZIE

Le due fregate in questione sono Nave Spartaco Schergat e Nave Emilio Bianchi (varata lo scorso gennaio), per un valore stimato che dovrebbe aggirarsi intorno a 1,2 miliardi di euro. La notizia era nell’aria, sia per le telefonata di ieri, sia per le indiscrezioni riportate da diversi quotidiani (italiani e non) nell’ultima settimana. A leggere quanto riportato da Repubblica e La Stampa, si tratterebbe di una prima intesa per un accordo molto più ampio, che riguarderebbe altre quattro fregate, venti pattugliatori, 24 caccia Eurofighter e altrettanti addestratori M-346.

L’EXPORT ITALIANO

Se confermato, un simile accordo rilancerebbe l’export italiano della Difesa in maniera importante. Poche settimane fa, la relazione annuale dell’Uama, l’autorità nazionale della Farnesina per i movimenti in materia di difesa, attestava il calo delle esportazioni del 1,38% nel 2019 rispetto all’anno precedente. Prima destinazione, proprio l’Egitto, con autorizzazioni per circa 872 milioni su cui ha un peso particolare la fornitura di 32 elicotteri di Leonardo tra AW149 e AW189. Per quanto riguarda le Fremm, il prodotto è reduce dall’importante vittoria nella gara Ffg(x) della Us Navy.

LE CRITICHE

Ora si attendono nuove critiche per il via libera alla fornitura delle due unità all’Egitto. Il dossier ha rimpolpato da tempo le fila degli oppositori all’export militare, con polemiche che riportano alla memoria quanto accaduto lo scorso anno sulle vendite all’Arabia Saudita, quando la questione si assestò solo a giugno con una risoluzione di maggioranza (all’epoca Lega-M5S) alla Camera. A far discutere sulla vendita all’Egitto è soprattutto l’irrisolta questione dell’uccisione Giulio Regeni, anch’essa al centro (non a caso) del colloquio tra Conte e al Sisi.

IL COMMENTO DI TRICARICO

“Non può essere il caso di una persona a dettare tempi e modi della politica estera italiana”, ci ha detto il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, commentando la notizia delle due Fremm all’Egitto. “Con tutto il rispetto e l’attenzione che il caso merita affinché le autorità egiziane si impegnino a chiarire la vicenda, la questione non può guidare i rapporti tra due Paesi”, ha aggiunto. Tanto più se “il Paese di cui parliamo, e non è uno scandalo dirlo, riveste per l’Italia un ruolo fondamentale per i nostri interessi nazionali”. L’attenzione è tutta per la Libia, su cui l’Egitto è riuscito ad acquisire un ruolo importante nella ricerca di una stabilizzazione fondamentale per la Penisola. “Il Cairo si pone come interlocutore fondamentale sul dossier libico – ha notato Tricarico – ma anche per ciò che riguarda le operazioni commerciali e i nostri interessi strategici”.

UN NUOVO APPROCCIO ALL’EXPORT

Sull’export della Difesa, “è il momento di uscire dall’ipocrisia; se si dovesse valutare ogni possibilità di esportazione sulla base del tasso di democrazia dei Paesi destinatari, non si esporterebbe più nemmeno uno spillo”, ha notato il generale. Il riferimento è a una “lettura troppo stringente” della legge 185 del 1990, che regola l’export di materiali d’arma. “Andrebbe ripensata e riscritta, senza dimenticarne i valori di riferimento, ma tenendo conto del contesto geopolitico e dei rapporti internazionali, non più ingessati e catalogabili come un tempo”.

La telefonata Conte-Sisi sblocca le fregate di Fincantieri per l’Egitto. Ecco come

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