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L’anno che ci lasciamo alle spalle marca un confine preciso tra due differenti realtà, quella che viviamo e quella che verrà, a noi il compito di oltrepassare il confine diversi e rinnovati. Cogliere la preziosa opportunità di questo cambiamento non è certo semplice ma necessario: abbiamo un’occasione unica per programmare il rilancio del nostro Paese ma occorre un cambio di passo e la volontà di affrontare questo impegno tutti insieme.

L’emergenza ha ridisegnato il volto delle nostre società e ci ha insegnato che dobbiamo essere pronti a modificare le nostre abitudini. Il modello di crescita indiscriminata del recente passato non è più perseguibile, siamo chiamati a scegliere ciò che è ora di lasciare indietro. Che ne sarà della globalizzazione così come l’abbiamo vissuta finora? La soluzione è sfruttare la crisi per cambiare il modello di prima all’insegna di una sostenibilità a 360° che veda il ruolo delle imprese, in quanto attori sociali, centrale anche rispetto l’interlocuzione con i soggetti istituzionali. È qui che si inserisce il rinnovato valore che le imprese hanno assunto durante i mesi della pandemia, a cominciare dalla transizione al lavoro flessibile, alla cooperazione con il mondo istituzionale e al rapporto con i territori.

Le imprese sono soggetti che operano dentro le comunità ed è questo l’orizzonte verso cui muoversi. JTI ha investito oltre 600 milioni di euro in 15 anni di attività sui territori in cui opera in Italia. In questo periodo di recessione nazionale, il Gruppo ha rafforzato la propria presenza destinando ulteriori risorse all’acquisto di tabacco lavorato proveniente dall’Alta Valle del Tevere anche per il 2021, contribuendo alla valorizzazione e sostegno del comparto. Un investimento di circa 60 milioni di euro nel biennio 2020-21 che rafforza lo scambio virtuoso con quelle piccole e medie imprese che quotidianamente contribuiscono alla creazione di una filiera d’eccellenza e allo sviluppo di pratiche agricole sostenibili.

L’idea di fondo è che esiste una connessione profonda tra sistema umano e naturale e che sia arrivato il momento di tenerne conto. I dilemmi della crisi attuale impongono di ripensare la responsabilità in favore di un’idea che riporti fra gli obiettivi aziendali gli interessi di tutti gli stakeholder. La responsabilità sociale diventa dunque capacità di promuovere esempi virtuosi, all’interno e all’esterno della propria realtà, per diventare agenti di cambiamento. Serve una visione di lungo periodo per elaborare i modelli produttivi e di consumo del futuro: la tutela delle risorse diventa un’esigenza condivisa in cui la discussione sull’economia circolare rappresenta la via competitiva per l’affermazione di nuovi modelli di business, più efficienti e inclusivi.

A proposito di inclusione, non può esserci crescita se non si garantiscono sostenibilità economica e sociale: l’impegno per l’inclusione di soggetti svantaggiati è un dovere da perseguire per creare un sistema che non lasci indietro nessuno, implementando un modello di sviluppo virtuoso che coniughi le politiche di welfare con la produttività. Ne è un esempio il progetto Agro-Social: Seminiamo Valore, realizzato quest’anno in collaborazione con Confagricoltura, che si è posto l’obiettivo di supportare il comparto agricolo, strategico per la competitività del Paese e stimolare le capacità innovative che il territorio stesso può esprimere.

Nel passaggio dalla vecchia alla nuova realtà dobbiamo scardinare le nostre certezze. La transizione verso un’economia ecologica è reale solo se accompagnata da un vero e proprio processo di conversione, in linea con il piano italiano per Next Generation EU da cui derivano risorse straordinarie per il raggiungimento di questi obiettivi. L’idea di sostenibilità richiama molte sfide da affrontare, a partire dall’esigenza di operare entro un quadro normativo chiaro, con regole semplici e minor burocrazia per favorire la transizione grazie alla programmazione di investimenti virtuosi. La cooperazione tra istituzioni e aziende è determinante: il futuro è green e va ridisegnato sotto la luce di una trasformazione culturale a tutti i livelli; questo significa ripensare i territori, le governance, i legami sociali, le competenze, i business. Un obiettivo possibile solo tramite l’impegno condiviso di tutti per diventare interpreti di un’economia più inclusiva che non spreca risorse, preserva il capitale naturale e umano, capace di coniugare competitività, sostenibilità e crescita intelligente.

 

L’opportunità, oltre la crisi. Così disegniamo un nuovo modello di società

Di Gian Luigi Cervesato

Che ne sarà della globalizzazione così come l’abbiamo vissuta finora? La soluzione è sfruttare la crisi per cambiare il modello di prima all’insegna di una sostenibilità a 360° che veda il ruolo delle imprese centrale anche rispetto alle istituzioni. È qui che si inserisce il rinnovato valore che le imprese hanno assunto durante i mesi della pandemia, a cominciare dalla transizione al lavoro flessibile, alla cooperazione con il mondo istituzionale e al rapporto con i territori. L’intervento di Gian Luigi Cervesato, presidente e ad JTI Italia

Soleimani: spregiudicata mossa di Trump

La notizia è sui giornali di tutto il mondo. Su ordine di Donald Trump, come conferma il Pentagono, è stato assassinato Quassem Soleimani, un feroce criminale al soldo dell'Iran. Nessuno può essere triste per la morte di un tale spregevole personaggio. Ma il punto non è se meritasse o meno di morire, bensì se era lecito farlo in questo modo.…

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Morto un capo se ne fa un altro. È lapidario il giudizio di Carlo Jean, già consigliere militare del Presidente della Repubblica, generale degli Alpini in congedo e presidente del Centro di Geopolitica economica, sullo strike americano che ha ucciso nella notte a Baghdad il generale Qasem Soleimani, comandante della Forza Quds e uno dei più potenti uomini in Iran…

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Dibba e la passione iraniana dei 5S (e non solo). Come si schiererà Italia?

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