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Pil italiano a picco, causa coronavirus. La nostra ricchezza nazionale, secondo le stime provvisorie dell’Istat, calerà nel primo trimestre 2020 del 4,7 per cento. Il calo su base annua sarà invece del 4,8%.

Laconico il commento dell’Istituto di statistica. “Si tratta di un calo è di un’entità mai registrata dall’inizio del periodo di osservazione dell’attuale serie storica che ha inizio nel primo trimestre del 1995”. L’Istat addebita il drastico calo all’epidemia in corso: “Il Pil ha subito una contrazione di entità eccezionale indotta dagli effetti economici dell’’mergenza sanitaria e dalle misure di contenimento”. Più nel dettaglio, la variazione congiunturale del Pil italiano nel primo trimestre “è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutte le principali componenti produttive, particolarmente accentuata per industria e terziario . Dal lato della domanda, vi sono ampi contributi”

In tutto ciò però c’è una buona notizia, arrivata, sempre oggi, da Bankitalia. E cioè che i nostri conti pubblici, messi sotto stress (debito/Pil 2020 al 155%) per reperire risorse per imprese e famiglie, terranno. “In Italia il governo ha allocato ingenti risorse a sostegno dei redditi delle famiglie e della continuità aziendale delle imprese”, si legge nell’ultimo Rapporto sulla Stabilità finanziaria, “l’effetto della pandemia e delle misure necessarie per affrontare l’emergenza comporteranno inevitabilmente un aumento del già alto rapporto tra il debito pubblico e il Pil”.

Ma “considerando la natura temporanea dello shock e delle misure di bilancio espansive di contrasto, un loro graduale rientro dovrebbe mantenere sostanzialmente inalterate le condizioni per la sostenibilità delle finanze pubbliche nel medio e nel lungo periodo”. In questa frase c’è una rassicurazione sui nostri conti, che non era certo scontata.

Per quanto riguarda le condizioni di famiglie e imprese, “è cresciuta la vulnerabilità dei bilanci dei nuclei. I rischi per la stabilità finanziaria che ne derivano sono mitigati, oltre che dagli interventi di politica economica, dal livello contenuto dell’indebitamento delle famiglie e dal rafforzamento della struttura finanziaria che le imprese hanno realizzato negli ultimi anni”.

Infine le banche italiane che sì, sono più solide, ma anche più esposte ai debiti dei soggetti cui prestano denaro. “Il calo dell’attività economica riduce la domanda di servizi finanziari e indebolisce la capacità dei debitori di restituire i prestiti. Le tensioni sui mercati finanziari rendono il rifinanziamento all’ingrosso e la raccolta di nuovo capitale più difficili e costosi. La perdita di valore delle attività finanziarie in portafoglio comprime il capitale”.

Il Pil crolla, ma i nostri conti pubblici terranno. Firmato Istat e Bankitalia

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