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La risposta data dal governo all’impressionante crescendo di repressione e di terrorismo dell’Iran- lo Stato Islamico Sciita- in Iraq, in Siria ,in Libano, e contro lo stesso popolo iraniano, è stata tipicamente “pacifista” per la voluta e pericolosa confusione che si cerca di produrre nell’opinione pubblica del nostro Paese tra carnefice e vittima, legalità e crimine, non-violenza e pavida sottomissione.

Il comunicato della Farnesina sugli sviluppi di una crisi alimentata giorno dopo giorno da un fanatismo del regime iraniano che negli ultimi anni anni ha riportato in sella Assad massacrando e scacciando quasi metà della popolazione, che ha destabilizzato ulteriormente l’Iraq e lo Yemen , che ha aggravato le minacce all’esistenza stessa dello Stato di Israele, e che propaga le sue onde d’urto sino alla Libia e all’intero Mediterraneo, conferma una pervicace volontà di tacere su quanto realmente accade in Iran, a causa dell’Iran ,e attorno all’Iran. Ed è “pacifista”, quel comunicato, nel senso più deteriore del termine. Ed è pacifista citare l’uccisione del generale iraniano Soleimani quale culmine di “una pericolosa escalation”, ma senza fornire alcun bagliore di verità sul “crescendo” di attacchi militari pianificati ed eseguiti, solo nell’ultimo anno, da forze regolari iraniane e milizie sciite agli ordini di Teheran: nel Golfo, in Iraq, Siria (Golan incluso), Libano, contro obiettivi occidentali, in particolare americani e israeliani.

Il pacifismo che equipara motivi dell’aggressore e manchevolezze della vittima calza perfettamente a definizioni come “gli ultimi sviluppi della situazione in Iraq sono molto preoccupanti…” “Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad una pericolosa escalation… L’Italia lancia un forte appello perché si agisca con moderazione e responsabilità, nessuno sforzo deve essere risparmiato. Nuovi focolai di tensione non sono nell’interesse di nessuno…”

Il pacifismo in questo secolo ha prodotto effetti catastrofici – diceva Marco Pannella – convergenti con quelli del nazismo e del comunismo. Se il comunismo e il nazismo sono messi al bando, il pacifismo merita di accompagnarli. Disarmismo, antimilitarismo, non-violenza non sono in alcun modo omologabili al pacifismo.

Il Partito Radicale , Nessuno Tocchi Caino, il Comitato Globale per lo Stato di Diritto da tempo chiedono chiarezza e determinazione nei rapporti dell’Italia con l’Iran. Esattamente un mese fa alla Conferenza stampa sulla situazione in Iran promossa dal Partito Radicale con parlamentari di Forza Italia, Partito Democratico, Lega e Fratelli d’Italia è stato ancora una volta lanciato un appello al governo affinchè l’Italia si esprima con fermezza a Teheran, in Europa, e in tutte le sedi multilaterali per far cessare immediatamente l’orribile ondata di repressione in Iran da parte delle forze comandate proprio dal generale Soleimani, con massacri di migliaia di manifestanti, arresti, torture e minacce di esecuzione di oltre 13.000 oppositori politici. In quella occasione, come in molte altre, si è chiesto al governo di sostenere attivamente un’indagine internazionale indipendente per sanzionare tutte le responsabilità dei membri dell’attuale regime per i crimini commessi non soltanto con le gravissime repressioni in corso, ma anche per il massacro nel 1988 di 30.000 oppositori – essenzialmente Mek-Pmoi – per ordine dell’Ayatollah Khomeini, con partecipazione attiva di personalità del regime che tuttora siedono nel governo Rouhani.

Ancora il 4 dicembre scorso, come in diverse altre manifestazioni e prese di posizione pubbliche, i membri e le associazioni del Partito Radicale hanno rappresentato l’urgenza di una visione aggiornata e credibile della situazione in Medio Oriente.

Una visione che sia realisticamente consapevole delle minacce provenienti alla sicurezza internazionale non solo dalla proliferazione delle armi di distruzione di massa, ma anche dalla messianica volontà della Leadership sciita di dominare l’intera regione con la forza delle armi, oltre che con la propagazione di un orientamento religioso marcatamente fondamentalista.

Una visione di politica estera pro-attiva attenta e sensibile, molto più di quanto l’Italia sia attualmente, ai valori fondanti della Costituzione Italiana e dei Trattati Europei: soprattutto per quanto riguarda il rispetto e la tutela dei diritti umani, della libertà, della dignità umana, dello Stato di diritto, della giustizia per le vittime della violenza ,delle prevenzione e sanzione dei crimini di guerra e contro l’umanità, al ruolo della diplomazia nella tolleranza e nel dialogo.

Una visione della sicurezza internazionale basata sulla legalità e sull’affermazione dell’interesse europeo e atlantico: contesti nei quali si sono prioritariamente radicati e diffusi principi e valori a carattere universale ratificati dall’intera Comunità internazionale con lo Statuto delle Nazioni Unite.

L’appello al senso di responsabilità che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto a tutti gli italiani in occasione del nuovo anno riguarda anche l’azione di governo in campo internazionale e in particolare il ruolo del nostro Paese nel Mediterraneo e i Medio Oriente. Si tratta di una responsabilità onerosa , certamente. Ma che non può essere disattesa per una molteplicità di interessi che sono propri alla nazione, e allo stesso tempo all’Europa e alla Comunità Atlantica.

Si devono ricreare condizioni solide di stabilità e di pace. Gli Stati Uniti hanno , dopo mesi di rinvii e -secondo diversi analisti- di attendismi che avevano soltanto incoraggiato il regime Iraniano a superare sempre nuove linee rosse, effettuato un’azione che ha dimostrato l’errore madornale di calcolo fatto dall’Ayatollah Khamenei : quando ha dichiarato , al momento dell’ultimo attacco all’Ambasciata Americana a Baghdad, “Gli Stati Uniti non possono fare più niente”.

L’eliminazione a Baghdad del senerale Soleimani e del Capo delle operazioni Abu Mehdi Mohandes è un duro colpo per il regime. Dimostra che la deterrenza e la lotta al terrorismo internazionale da parte dell’amministrazione Trump proseguono senza tentennamenti. Soleimani era da tempo nella lista dei più pericolosi terroristi inclusi nella lista del Dipartimento di Stato. Comandava il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) e la Qods Force, responsabile delle operazioni fuori dall’Iran. Rispondeva direttamente alla Guida Suprema. Era considerato l’uomo più potente e influente del regime, e il maggior responsabile probabilmente- subito dopo Khamenei- dei suoi numerosi e gravissimi crimini. Creando l’Irgc l’Ayatollah Khameini aveva non solo messo a disposizione del proprio sistema di potere una sorta di moderna Gestapo, ma otteneva un vasto controllo sulle risorse e l’economia del Paese. Soleimani ne aveva preso le redini potenziandone rapidamente le capacità di colpire attraverso il terrorismo, il sostegno a milizie “proxy” all’estero, la repressione nel sangue di ogni opposizione interna.

L’Italia deve uscire dal limbo, dimostrare senso di responsabilità, rispondere agli impegni e al ruolo al quale è chiamata dai valori e dagli interessi nazionali, europei e atlantici. “Vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare è un obbligo..un dovere civile , una sfida morale, un imperativo categorico al quale no ci si può sottrarre..”,ammoniva Oriana Fallaci , straordinaria anticipatrice di ciò che sarebbe diventato l’Iran Khomeinista.

L’Italia non può che essere nelle sue dichiarazioni e nei fatti fortemente impegnata nella lotta ai più pericolosi terroristi del momento, quelli che si annidano nelle stanze del potere di Teheran. Dobbiamo esprimere con molta chiarezza la nostra vicinanza a Washington e a Gerusalemme. Il governo deve dimostrare una visione matura e chiara nella sua strategia- che deve precisare soprattutto per responsabilità verso i propri uomini impegnati in tanti scacchieri sensibili- e nelle sue alleanze.La politica del piede in più scarpe non è compatibile con la gravità della sfida posta alla nostra sicurezza dallo Stato Islamico Sciita, l’Iran. Usciamo dal limbo!

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Di Giulio Terzi di Sant'Agata

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