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A Bruxelles si è già aperta la partita per i 13 miliardi del Fondo europeo di Difesa. L’Italia è chiamata a parteciparvi investendo risorse e inserendosi nella nuova Direzione generale della Commissione europea affidata al commissario francese. È il punto di Guido Crosetto, presidente della Federazione delle aziende italiane dell’aerospazio, difesa e sicurezza, che oggi ha riunito a Roma, presso il Centro alti studi Difesa (Casd), tre rappresentanti del governo per fare il punto sul settore. A raccogliere le richieste del comparto c’erano infatti il ministro Lorenzo Guerini, il collega degli Affari europei Vincenzo Amendola e il vice ministro dell’Economia Laura Castelli.

UNA QUESTIONI DI PROGETTUALITÀ

“Chi siamo e dove vogliamo andare?”. Sono queste le domande da cui partire secondo Crosetto. Riguardano la consapevolezza delle capacità e il livello di ambizione, temi che “non possono essere un progetto di governo, ma che piuttosto devono essere un progetto di Stato, indipendente dalle maggioranze che lo governa”. D’altra parte, “il settore ha la necessità fisica di avere orizzonti che travalicano la durata dei governi”. L’obiettivo, ha aggiunto l’ex sottosegretario alla Difesa, è quello specificato dal ministro Guerini nelle linee programmatiche presentate alle Commissioni competenti di Camera e Senato: “Uno strumento militare commisurato al rango delle responsabilità che il Paese vuole assumersi”.

IL VALORE DEL COMPARTO

L’ambizione riguarda chiaramente anche l’industria, “l’unico settore che permette di vedere leader di altri Paesi sedersi al tavolo con l’Italia per parlare di tecnologie e cooperazione”. Un settore “che rischia di essere uno degli ultimi comparti manifatturieri del Paese”, ha notato il presidente dell’Aiad citando la fusione Fca-Psa; “l’ultimo baluardo della manifattura ad alto livello tecnologico”. Il problema, ha spiegato Crosetto, è però nelle caratteristiche stesse del settore: “non sta sul mercato, ma dipende dall’investimento che il Paese vuole fare; senza il supporto dell’intervento pubblico non si esporta”.

LA SFIDA EUROPEA

Ciò vale ancora di più nella nuova partita europea. “L’Europa – ha ricordato Crosetto – ha deciso di investire nella Difesa, di creare una nuova direzione generale e di affidarla a un francese”. Il riferimento e alla Dg Industria, Difesa e Spazio, di competenza del commissario del Mercato unico, casella assegnata a Parigi con Sylvie Goulard, poi bocciata, e ora in ballo per Thierry Breton. Gestirà i 13 miliardi di euro del Fondo europeo di Difesa tra il 2021 e il 2027, un piatto ricco che fa gola a tanti. “L’obiettivo – ha detto Crosetto – è inserire italiani nella nuova direzione”, anche se poi serviranno comunque “finanziamenti del Paese perché i fondi europei finanzieranno fino al 20% i programmi”. È la formula del co-finanziamento, quella che richiede gli sforzi dei singoli Stati membri per poter ottenere lavoro per le proprie industrie. Per questo l’Aiad ha voluto creare una propria sede a Bruxelles, raccogliendo oggi al Casd di Roma l’invito del ministro Amendola per “una cabina di regia per la difesa”. Invito aperto “a palazzo Chigi, alla Difesa, all’Aiad e alla nostra rappresentanza a Bruxelles”.

GLI IMPEGNI NATO

Sempre a Bruxelles (a Washington e, a dicembre, a Londra) si gioca la partita targata Alleanza Atlantica. “Va data una risposta alla Nato sul 2% del Pil perché è nostro interesse strategico”, ha affermato Crosetto. Non si tratta di un mero impegno offerto ad altri, ma “dell’esigenza di adeguare le nostre tecnologie a quelle di altri Paesi”. Il mondo sta cambiando “completamente”, ha rimarcato il presidente dell’Aiad, e allo stesso modo “dovrà cambiare l’industria”, soprattutto pensando “a un futuro impalpabile come quello dominato dal cyber”.

LE RICHIESTE

Poi ci sono le richieste “concrete” presentate ai ministri dall’Aiad. La prima riguarda il g2g, il meccanismo che consente supporto all’export della difesa a lungo invocato dal comparto. Entrato nel decreto fiscale, ora “andrà declinato e sarà necessario dare alla burocrazia un’indicazione puntuale su come farlo”, ha spiegato Crosetto. C’è inoltre la questione delle banche etiche che “crea enormi problemi” inibendo “il sostegno bancario al settore”. A ciò si lega il tema più generale dei “meccanismi per offrire finanza”, visto che “per espandere il mercato abbiamo bisogno di esportare”. Resta infine invariata la richiesta sulla partita europea: “Escludiamo una parte delle spese per la difesa dal calcolo del deficit di bilancio”. Difatti, ha detto Crosetto concludendo, “la Difesa non è un discorso da collegare a un momento economico specifico, ma una funzione esistenziale dello Stato”.

La sfida europea per la Difesa. Il punto (esclamativo) di Crosetto

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