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Non è un disgelo, ma un “reset”. Il rilancio di un rapporto non tanto fra i due Paesi – Italia e Francia, che in molti campi procedono insieme – quanto più fra i due leader Emmanuel Macron e Giorgia Meloni. L’elemento più rilevante, per parte nostrana, emerso ieri dal bilaterale è che “Il premier italiano ha parlato da capo di governo di un Paese ancorato all’Europa che, pur volendo mantenere relazioni con la Casa Bianca, non vuole spendere il suo capitale politico per accompagnare il suo tentativo di scardinare l’ordine europeo”. L’analisi, consegnata alle colonne di Formiche.net, è del direttore del Grand Continent Gilles Gressani

Quando parla di “reset” intende dire che si sono gettate le basi per un nuovo rapporto fra i due Paesi?

Non tanto fra i due Paesi, ma fra i due leader. Quello che è avvenuto ieri a Chigi nell’incontro tête à tête è sostanzialmente un ripristino allo stato iniziale di un sistema che è entrato in loop. Questo non significa che da qui in avanti assisteremo a un allineamento fra Meloni e Macron, ma che è stata tentata una sintesi pragmatica e delle convergenze politiche, in particolare nella proiezione europea. In questa logica si inserisce il rilancio del Trattato del Quirinale, con il vertice italo-francese in programma nei primi mesi del prossimo anno, che fissa un orizzonte temporale per cercare di lavorare assieme e una prossima occasione per cercare di risolvere eventuali nuove contraddizioni politiche.

Perché insiste sulla distinzione fra rapporti tra leader e rapporti tra i Paesi?

Sono due binari differenti: uno risponde a logiche istituzionali, ma soprattutto economiche, industriali, sociali, mentre uno invece segue le dinamiche più prettamente politiche.

Si spieghi.

Sul piano istituzionale ed economico Italia e Francia, benché non sempre con posizioni esattamente sovrapponibili, si muovono spesso allo stesso modo sui dossier fondamentali dell’agenda europea. In termini politici, invece, nel quadro della politica europea probabilmente non esistono due leader più “distanti” di Meloni e Macron. Questo bilaterale è servito, quindi, a riallacciare i fili del piano politico, perché invece quello economico e istituzionale è già molto solido.

Nel ribadire il forte radicamento europeo espresso dal premier Meloni, ha fatto riferimento all’inquilino della Casa Bianca. In che modo incide nei rapporti fra i leader la presidenza di Donald Trump?

La presidenza Trump ha messo l’Italia di Meloni davanti a una scelta difficile. Il presidente statunitense non è quello del primo mandato e il suo rapporto con i Paesi europei è assolutamente drastico, brutale. Lo abbiamo visto bene con i dazi che assomigliano a un tributo imperiale o con le domande spropositate di annessione della Groenlandia. La scommessa di Trump come di un businessman alla ricerca di deal è sfumata. E senza deal, non c’è spazio per una deal maker. Nonostante le pressioni di alcune forze come la Lega, l’Italia rimane però ancorata all’Europa.

In questo contesto come si inserisce la nuova cancelleria di Merz in Germania?

Il ruolo della Germania è strategico, a maggior ragione per l’Italia che potrebbe essere fra i principali beneficiari del duplice rilancio – nelle infrastrutture, nell’industria e nella Difesa – di cui il nuovo cancelliere si sta facendo promotore. Va capito il contesto politico però. La Germania di Merz nasce come reazione alle parole durissime del vice presidente Vance a Monaco e a quella che è stata percepita dall’elettorato come un’ingerenza o persino un tentativo di regime change. Per cui, la linea di equilibrio stabilita nell’incontro di ieri da Meloni è senz’altro una soluzione efficace ma forse provvisoria a un problema sistemico. I popolari potrebbero dover scegliere tra Musk e Merz.

Il bilaterale Macron-Meloni riallaccia i fili politici di un’Italia europeista. Parla Gressani

La premier italiana ha parlato da capo di governo di un Paese ancorato all’Europa, che pur volendo mantenere relazioni con la Casa Bianca, non vuole spendere il suo capitale politico per accompagnare il suo tentativo di scardinare l’ordine europeo. Ora è prioritario lavorare in maniera strategica anche con la Germania. Colloquio con il direttore del Grand Continent, Gilles Gressani

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