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Donald Trump torna a muoversi sul dossier ucraino con una nuova iniziativa diplomatica. Secondo quanto riportato agli organi d’informazione dal consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, il presidente statunitense avrebbe avuto una conversazione telefonica durata circa un’ora e mezza con il presidente russo Vladimir Putin, ribadendo la disponibilità degli Stati Uniti a favorire una soluzione negoziata della guerra. Secondo il notabile russo, il clima della conversazione sarebbe stato “costruttivo e orientato al lavoro”.

Nel corso della telefonata fatta dal leader del Cremlino alla sua controparte statunitense in occasione delle celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza di Washington, Trump avrebbe confermato la volontà di contribuire a una rapida conclusione del conflitto, tema che tornerà al centro anche del vertice Nato in programma la prossima settimana ad Ankara. Mosca, dal canto suo, ha ribadito di puntare a una soluzione “politico-diplomatica” che tenga conto di quelli che definisce i propri interessi fondamentali. Putin avrebbe inoltre illustrato la situazione sul campo di battaglia, sostenendo che le forze russe continuano ad avanzare nel Donbass e rivendicando la conquista della città strategica di Kostiantynivka (cosa che Kyiv avrebbe però smentito). Ushakov ha aggiunto che Trump avrebbe confermato l’intenzione di mantenere attivi i canali diplomatici attraverso gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, che potrebbero recarsi nuovamente a Mosca per tentare di rilanciare i negoziati. Il presidente russo avrebbe infine rinnovato a Trump l’invito ufficiale a visitare la capitale russa.

Ma Putin non sarebbe il solo ad essersi interfacciato con Trump. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha infatti affermato di aver parlato telefonicamente con il presidente statunitense, definendo il colloquio “molto positivo” e spiegando di aver discusso con il presidente americano dell’andamento dei combattimenti lungo l’intero fronte e delle prospettive diplomatiche. “Esiste una reale possibilità di porre fine a questa guerra e la determinazione americana avrà un’importanza cruciale”, ha scritto Zelensky sui propri canali social. Aggiungendo che i due hanno concordato di proseguire il confronto durante il summit della Nato ad Ankara.  Ma i messaggi che arrivano non sono solo di disgelo. Il portavoce del Cremlino Dmitry ha rivolto a queste ore un monito a Varsavia, sostenendo che la Polonia “farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza” per aver ospitato, a suo dire, impianti di produzione di droni destinati all’Ucraina.

Intanto, continuano gli attacchi condotti da ambo le fazioni. Nella notte tra il 5 e il 6 luglio la Russia ha lanciato una nuova ondata di attacchi missilistici e con droni su Kiev e sulla regione circostante, con un bilancio che le autorità ucraine hanno aggiornato nel corso della mattinata: almeno 11 morti e 56 feriti, poche ore dopo che Zelensky aveva avvertito di un possibile nuovo attacco su larga scala contro la capitale. Secondo il leader ucraino, Mosca avrebbe impiegato circa 2.200 droni in una sola settimana. Nelle stesse ore l’Ucraina ha colpito la raffineria petrolifera russa di Yaroslavl, a circa 250 chilometri a nord-est di Mosca e 700 chilometri dal confine ucraino, provocando un incendio nell’impianto e la chiusura della strada verso la capitale russa. Kyiv rivendica anche un attacco alle infrastrutture energetiche nei pressi di Sebastopoli, in Crimea, che ha lasciato la città temporaneamente priva di elettricità.

A complicare il quadro diplomatico è intervenuto anche il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che alla vigilia del summit di Ankara ha rivolto un monito a Varsavia, sostenendo che la Polonia “farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza” per aver ospitato, a suo dire, impianti di produzione di droni destinati all’Ucraina.

 

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