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“Israele si unisce oggi agli Stati Uniti, al Canada e alla maggior parte dei Paesi dell’America Latina e dell’Europa, ed io annuncio che riconosciamo la nuova leadership in Venezuela”. Sono le parole del il premier israeliano Benjamin Netanyahu, a proposito dell’autoproclamato presidente Juan Guaidó.

Gli scorsi giorni gli Usa avevano esercitato pressioni su di lui ma, secondo i media, Israele aveva finora preferito un atteggiamento cauto nel timore di reazioni negative di Maduro verso la comunità ebraica del Venezuela.

Il fronte dei Paesi che hanno deciso di riconoscere il presidente dell’Assemblea venezuelana si allarga sempre più, e conta ad oggi la quasi totalità del continente americano, cioè Canada, Brasile, Argentina, Paraguay, Cile, Perù, Colombia, Ecuador, Costa Rica, Guatemala, Honduras, mentre Messico e Uruguay propongono l’avvio di trattative tra le parti. Arriva anche dall’altra parte del mondo il sostegno esplicito, con il pronunciamento ufficiale del governo australiano, mentre il Giappone chiede un rapido “ritorno alla democrazia”. In Europa, invece, spendono parole chiare la Spagna, la Gran Bretagna, la Germania e la Francia, che chiedono libere elezioni in tempi rapidissimi, unendole alle critiche esplicite all’attuale governo venezuelano ed al sostegno sostanziale alla linea di Guaidó.

Nella giornata di ieri sono arrivati messaggi di appoggio a Nicolas Maduro da Hamas ed Hezbollah, che hanno emesso due comunicati ufficiali dichiarando il proprio sostegno al leader del Partito Socialista Unito del Venezuela. Ad appoggiarlo, anche altri Paesi: Cina, Russia, Turchia e Iran.

“Con il mondo spaccato in due sul dossier Venezuela (ma con le democrazie tutte da una parte) il nostro posto è uno solo e non può essere oggetto di discussione, perché altrimenti finiamo per collocarci in una zona ‘grigia’ che non ci serve, non ci fa onore e non ci consente di incidere”, ha scritto Roberto Arditti, sottolineando la posizione che l’Italia dovrebbe prendere in questa situazione critica. Dal governo italiano, però, non si è ancora alzata una voce univoca e decisa che appoggi il presidente ad interim Guaidó.

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