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E’ notizia di questi giorni che i giganti dei social media stanno finalmente prendendo sul serio il problema delle fake news. Le fake news con i loro titoli sensazionali continuano però a circolare e, secondo il rapporto infosfera, una recente ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell’Università Suor Orsola Benincasa, l’87,24% degli italiani intervistati reputa che i social network non offrono più l’opportunità di apprendere notizie credibili.

Le ragioni per cui le persone diffondono le fake news sono molteplici e, strano ma vero, a volte si pubblicano notizie false semplicemente per attirare qualche click in più, per fare uno scherzo o per mitomania. Le fake news però sono purtroppo un ottimo mezzo per la propaganda ideologica e politica e si rivelano molto valide, tecnicamente, per incoraggiare il sostegno ad una causa ideologica e conseguentemente manipolare l’opinione pubblica. L’obiettivo strategico delle più pericolose campagne basate sulle fake news è quello di confondere l’opinione pubblica diffondendo notizie che danneggiano gli oppositori politici o mettendo in discussione la qualità o la professionalità delle fonti tradizionali di informazione, creando spesso teorie di complotto.

Il fenomeno non è da trascurare anche perché riconoscere le notizie false può in alcuni casi essere difficile anche per un esperto dell’informazione che, comunque, dovrà effettuare delle ricerche e quindi spendere del tempo prezioso nel verificare alcune notizie subdolamente tendenziose disseminate fin troppo spesso anche su testate e media di riferimento internazionale.

Fortunatamente sul web è possibile reperire alcuni strumenti utili al fine di controllare l’affidabilità delle notizie e stanno moltiplicandosi i siti di verifica internazionali come Snopes, Full Fact, FactCheck o Decodex (sviluppato da Le Monde). E’ già qualcosa…

In Italia esiste un’associazione che ha lo scopo di indicare agli internauti siti e portali di informazione che obbediscono a regole di attendibilità ed allo stesso tempo si propone di individuare modalità di verifica e validazione delle singole news. L’associazione in questione si chiama Quality News Italia ed è confederata in Confassociazioni, il soggetto di rappresentanza unitaria delle Federazioni, dei Coordinamenti e delle Associazioni che esercitano attività professionali non organizzate in ordini e collegi.

L’Associazione ha recentemente organizzato una conferenza sul tema dell’affidabilità dell’informazione che si è tenuto al CNEL. In questa occasione il Presidente di Quality News Italia, Dario Tiengo, ha tracciato in linee generali il modus operandi dell’associazione e soprattutto ha proposto un punto di vista innovativo sul fenomeno.

“Il nostro obiettivo – ha dichiarato Tiengo – è quello di costruire una risposta positiva e non una battaglia contro. Crediamo fortemente, infatti, che le fake news o, meglio, le bugie non possano essere eliminate dal web così come non possono esserlo dalla società in cui viviamo e in cui hanno sempre avuto spazio. Le bufale nella storia sono sempre esistite. Nella rete i contenuti spesso sono creati da anonimi che sono al riparo quindi da problemi di reputazione nel lungo periodo o anche, in molti casi,  dal rischio di risponderne legalmente. In ogni caso se anche viene chiuso il sito o la pagina, si può sempre aprirne un’altra in pochi minuti o spostarsi su un’altra già pronta. Proprio per queste caratteristiche oltre ai bassi costi fissi dei nuovi media ci troviamo di fronte a una proliferazione di siti che giocano  con lettori interessati più a confermare la propria opinione che a ricercare informazioni che li aiutino a comprendere. Vere  e proprie comunità a cui non interessa più di tanto la verifica della fonte. Così l’importante diventa creare notizie che diano profitto con il numero di like o visualizzazioni senza curarsi più di tanto della veridicità.”

Tiengo, che conosce bene il campo in quanto giornalista e direttore responsabile di testate web che fanno della qualità dei contenuti il loro asset principale, propone quindi la sua bella idea, quella di promuovere la nascita e l’organizzazione di circoli di fake-news hunter, nelle università,  nelle scuole superiori e perché no anche fra i pensionati. “Li metteremo in gara – aggiunge – e premieremo a fine anno chi avrà fatto meglio. Premieremo il circolo non il singolo perché per fare rete bisogna anche saper fare squadra.”

Ecco quindi che il campo di battaglia si sposta dal cyberspazio al mondo reale, quello fatto di persone e strutture culturali che, a questo punto, devono necessariamente fare rete per bonificare la rete. Ci vuole tempo e pazienza …

Photocredit: Pexels.com

Fake news? No grazie!

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