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Vent’anni fa uscì nelle sale uno strano film, peraltro molto amato dalla critica, che ruotava attorno all’idea fantascientifica di entrare e uscire dalla testa di John Malkovich, penetrando nei suoi labirinti mentali. Chi è che una volta nella sua vita non ha desiderato entrare nei circuiti mentali di qualche altro, per capirne i comportamenti, le emozioni, interpretarne i progetti, le autentiche e dissimulate volontà? Proviamo, allora, per un momento a scendere dal gradino holliwoodiano del grande protagonista della scena cinematografica mondiale, chiedendoci, in modo più casereccio, che cosa potrebbe passare per la testa di Matteo Salvini, protagonista assoluto della scena pubblica nazionale.

Operazione bislacca? Non saprei: in fondo quando le chiavi di lettura politiche sono deposte, l’unica risorsa resta quella della psicologia. Magari mischiata un po’ del sano “cui prodest” politico. Se io fossi Salvini, allora, che farei nel prossimo tempo? Continuerei a fare campagna elettorale, finché la sintonia con gli elettori fosse così forte, sui temi che agitano le paure profonde del popolo e forniscono immediatamente le risposte semplici e immediate. Continuerei a comportarmi come fossi io il capo del governo, rispondendo direttamente a capi di stato e vertici europei, per far capire a tutto il mondo chi comanda. Continuerei a mantenere la mano a coppa sui sodali di governo pentastellati, ben sapendo che Di Maio e co. non avrebbero nessuna altra chance all’infuori del fare, come nelle tragedie greche, i deuteragonisti dell’uomo forte. Continuerei ad alzare il tono dello scontro con tutto ciò che sta fuori dalla sfera leghista erodendo pezzi di tutto: berlusconiani, in primis, ma anche destra meloniana, ormai in affanno, cinque stelle, almeno l’anima destrorsa e, perché no, anche qualche piddino in fuga a destra, perché non si butta via niente. Farei man bassa sulle nomine, grasse e tante, perché quelle durano, la legislatura non si sa. Arrivato, poi, a maggio, con lo sbocciar delle rose, e fors’anche prima, al primo spuntare di qualche frutto precoce, e tenendo sempre sott’occhio i sondaggi, provocherei l’incidente irreparabile e me ne andrei al voto. Portando a casa tutto l’occorrente per fare da solo.

Ma forse abbiamo sbagliato mente. Siamo in quella di John Malkovich, dove alberga qualche incubo cinematografico. Assolutamente impossibile.
O no?

Phisikk du role - Salvini, ovvero essere John Malkovich

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