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Forse alla fine era solo questione di tempo. E allora perché non giocare d’anticipo. Claudio Costamagna (nella foto) attuale presidente di Cassa Depositi e Prestiti, ha deciso di rinunciare al secondo mandato al vertice della Cassa. E questo dopo essersi consultato con il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, che rappresenta quelle fondazioni ex bancarie che con quasi il 16% del capitale Cdp hanno diritto a esprimere il presidente, mentre il ceo, attualmente Fabio Gallia, spetta al Tesoro, azionista di maggioranza della Cassa.

Tra pochi giorni, il 20 giugno in prima convocazione, il 28 in seconda, si terrà l’assemblea di Cdp, chiamata a rinnovare le cariche in Cassa. Ma, con un governo Lega-5 Stelle appena venuto alla luce, è facile intuire come la discontinuità sia quasi garantita. Per due ragioni fondamentali. Sia Costamagna sia Gallia sono arrivati in Cdp nel 2015, imposti al comando dall’allora premier Matteo Renzi. Difficile dunque che, nonostante al Mef ci sia un tecnico, Giovanni Tria, gli “azionisti” del governo Matteo Salvini e Luigi Di Maio diano il benestare all’attuale governance.

Punto secondo, non è un mistero, il Movimento Cinque Stelle ha sempre avuto in mente un’altra idea di Cassa che, ricordiamolo, gestisce 250 miliardi di risparmio postale più innumerevoli partecipazioni strategiche, immaginandola come quella banca per gli investimenti con cui rilanciare l’economia, soprattutto al Sud. Un cambio di mission e forse natura incastonato peraltro nel contratto di governo, pietra angolare del nuovo esecutivo. Difficile dunque immaginare una simile sterzata verso nuovi obiettivi senza una governance pienamente allineata.

Costamagna deve averlo intuito. E presa carta e penna ha fatto sapere di considerare “un onore aver presieduto per questi tre anni un’istituzione chiamata a realizzare parte della politica industriale del nostro Paese disegnata dal governo con il concorso dei soci privati delle fondazioni. Porgo al mio successore i migliori auguri di raggiungere i traguardi che, insieme al nuovo amministratore delegato, saranno definiti di concerto col nuovo governo”. Ovviamente, nel prendere commiato, Costamagna ha ringraziato il ceo Gallia.

Tre anni fa le fondazioni rinunciarono al presidente da loro espresso in precedenza, Franco Bassanini, attuale numero uno di Open Fiber, per consentire all’allora presidente del consiglio Renzi di scegliere Costamagna, insieme a Gallia che arrivava da Bnl (Bnp Paribas). Stavolta non dovrebbe andare così. I giochi si faranno la prossima settimana, quando il ministro del Tesoro Tria metterà a punto con le fondazioni la lista comune del nuovo cda da depositare entro il 16 giugno, in tempo per l’assemblea del 20. La situazione è ancora fluida, ma il nome che il mondo Acri sarebbe pronto per sostituire Costamagna sarebbe quello di Massimo Tononi, anch’egli ex banchiere di Goldman Sachs (e poi Mps), e oggi presidente di Prysmian. La poltrona di ad invece sarà appannaggio del nuovo governo.

 

Cdp, Costamagna anticipa Salvini e Di Maio

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