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Dopo la Camera – dove  il regolamento sull’esercizio dell’attività di lobbying è stato approvato nell’aprile 2016 ed è entrato in vigore nel marzo dell’anno successivo – anche il Senato. Almeno nelle intenzioni di Riccardo Nencini, viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti nei governi guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni e attuale vicepresidente del Gruppo Misto di Palazzo Madama.

A poco più di tre mesi di distanza dall’avvio della legislatura, il segretario del Psi ha proposto di regolamentare la rappresentanza di interessi – e in particolar modo i rapporti tra lobbisti e decisori pubblici – pure al Senato. “Ma questo progetto non è uguale a quello di Montecitorio, ci sono tre novità di rilievo”, ha commentato a Formiche.net Nencini, che da tempo si spende per arrivare a una normativa in materia il più possibile organica: non a caso, ai tempi del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, fu il primo a rendere pubblica l’agenda dei suoi appuntamenti con i portatori di interesse e a volere nel codice degli appalti, poi varato nell’aprile 2016, una norma in tal senso (però ancora inattuata). Strumenti considerati non sostitutivi di una legge sul lobbying, che Nencini ha ripresentato a inizio di legislatura dopo aver depositato un’analoga proposta pure durante la precedente: “I tempi per una normativa esaustiva e completa sono maturi, anche se nel nostro Paese ci muoviamo dentro una logica per così dire un po’ troppo cattocomunista. C’è una parte dell’Italia considera ancora il denaro, come nel Medioevo, lo sterco del demonio. Ma ovviamente le relazioni tra decisori pubblici e rappresentanti di interessi si svolgono comunque. Pur non dandosene notizia”. Una disciplina resa oggi ancor più necessaria dalla fine del finanziamento pubblico ai partiti che ormai – due per mille a parte – si sostengono unicamente attraverso fondi privati: l’assenza di una legge sulla rappresentanza di interessi, in questo senso, rischierebbe ancor più di creare un cortocircuito mediatico-giudiziario con tutte le ripercussioni del caso: “Una ragione in più per avere una norma che renda chiare le relazioni tra il decisore pubblico e chi per professione rappresenta un interesse”.

Anche per questa ragione l’ex viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti sostiene la necessità di prevedere un regolamento pure al Senato, dopo la Camera, quasi da intendere come un passo intermedio verso la completa disciplina del settore. “Però – ha sottolineato Nencini – per Montecitorio si parla soltanto di un obbligo di report da parte del lobbista mentre per Palazzo Madama ho proposto che anche i senatori siano chiamati a indicare i soggetti che incontrano”. In modo che la regola valga per gli uni e gli altri. Inoltre – ha osservato ancora il segretario del Psi – “il regolamento della Camera si estende unicamente agli incontri che si svolgono all’interno del palazzo ma non a quelli che avvengono fuori: un’ipocrisia perché molto spesso questi appuntamenti si tengono al di fuori del Parlamento”. La terza differenza è invece rappresentata dalla platea dei decisori pubblici cui applicare le previsioni contenute nella proposta di regolamento: “A mio avviso – a differenza di quanto stabilito a Montecitorio – è fondamentale che le regole si applichino pure ai funzionari e agli alti dirigenti che spesso scrivono materialmente le norme”. Nei prossimi giorni la proposta di Nencini sarà sottoposta all’attenzione del presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati.

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