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Il lavoro e le sue distorsioni, la globalizzazione e le sue contraddizioni. Non era facile mettere insieme due argomenti così diversi per natura. Anche per un economista come Leonardo Becchetti (nella foto) intervenuto questa mattina alla Fondazione Don Sturzo di Roma, sede della presentazione del rapporto del Centro studi Economia reale, presieduto da Mario Baldassarri (qui l’approfondimento con tutte le previsioni per i prossimi quattro anni).

Tanto per cominciare, il mercato del lavoro che viaggia a due velocità. “In questo Paese il problema si chiama potere contrattuale. Chi ha alte competenze ha un forte potere mentre chi ha competenze più basse, le cosiddette skills, ne ha di meno. Sicuramente siamo dinnanzia a una distorsione, espressione di un mercato ancora estremamete squilibrato”, ha spiegato Becchetti.

Che cosa bisogna fare per raddrizzare questa stortura? “Il problema è di natura culturale, di approccio diciamo. Penso che i cittadini dovrebbero cominciare a esprimersi col portafoglio, votando chi davvero lavora per aumentare il benessere e il reddito del Paese. Portando questo cambiamento nella Pubblica amministrazione, entra in ballo il tema degli appalti. Non possiamo più andare avanti con le gare al massimo ribasso, occorre puntare sulla qualità del servizio, pur senza rinunciare all’offerta economicamente più vantaggiosa”. Il senso del ragionamento di Becchetti è chiaro. La parola d’ordine, da qualunque parte si voglia vedere la questione lavoro, è competenza. Nel primo caso, aumentandole, si acquista potere contrattuale. Nel secondo, si guadagna in qualità del servizio oggetto dell’appalto.

Altra questione, i dazi, “uno strumento rozzo e rudimentale” che stride con un mercato globalizzato o presunto tale, ha chiarito Becchetti. “Penso che mettere dei dazi su alluminio e acciaio, come ha fatto Donald Trump, è come sentirsi un pugile che dà un pugno sperando che l’altro non reagisca. Tutto questo fa ci fa dimenticare che le regole del commercio sono state scritte per garantire a tutti i consumatori il benessere. Per questo sono convinto che il dazio non possa essere visto come la regola commerciale del futuro, anzi. Le nuove norme dovranno essere improntate a un altro tipo di difesa, quella dell’ambiente e della sostenibilità perché su queste due cose si giocherà il nostro futuro”.

Un ultimo passaggio Becchetti lo ha riservato alla flat tax, la creatura fiscale di Lega e centrodestra, su cui Baldassarri, nel suo rapporto, indica precisamente dove reperire le risorse per finanziarla, invitando ad allontanare misure spot senza avere i soldi per attuarle. “Francamente penso che la flat tax, parlo di quella del centrodestra, comporterà un calo dei consumi perché verrà finanziata con un taglio alle agevolazioni fiscali al ceto medio-medio basso che notoriamente è quello che spende più soldi, alimentando i consumi. Tagliare gli sgravi a queste fasce significa ridurre il loro potere di acquisto per allestire una misura utile e buona per i ceti più alti”.

 

 

becchetti

Il lavoro, i dazi e la flat tax (del centrodestra). Parla Leonardo Becchetti

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