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Dai Balcani arrivano nuovi segnali sul fronte dell’immigrazione che stanno cominciando a preoccupare alcuni Paesi e che, in prospettiva, potrebbero irrigidire ulteriormente certe posizioni nell’Unione europea.

Negli ultimi mesi sono giunte in Bosnia circa 5mila persone e tra 50mila e 60mila sarebbero presenti tra Grecia e Albania con l’obiettivo di attraversare i Balcani e arrivare nel centro dell’Europa. Per questo la Croazia sta rafforzando i controlli di polizia alle frontiere con la Bosnia. Anche se si tratta di numeri molto inferiori rispetto a quelli del 2015, è la conferma dell’apertura di una rotta diversa da quella chiusa due anni fa grazie ai fondi stanziati dall’Ue a favore della Turchia: 6 miliardi, di cui 3 previsti quest’anno. Un paio di giorni fa le autorità turche hanno comunicato di aver fermato in una settimana altri 8.452 migranti, di cui 836 in mare, che cercavano di superare le frontiere Ue e di aver arrestato 83 sospetti trafficanti.

La rotta utilizzata in queste settimane tocca Albania, Montenegro e Bosnia-Erzegovina da dove i migranti cercano di attraversare Croazia e Slovenia puntando all’Europa centrale. Si tratta soprattutto di persone provenienti da Iraq, Iran, Afghanistan e Pakistan. La vecchia rotta dei Balcani occidentali aveva fatto registrare un forte calo già l’anno scorso: i dati ufficiali dell’Agenzia Frontex indicano 12.178 persone nel 2017 (da Pakistan, Afghanistan e in piccola parte dall’Iraq) rispetto alle 130.261 del 2016. Basti ricordare che nel 2015 erano state oltre 764mila.

Preoccupazione per le condizioni di questi profughi è espressa dall’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, che indica in 1.200 le persone transitate in Bosnia nelle ultime tre settimane e che comincia a parlare di crisi umanitaria nonostante numeri relativamente bassi: stanno occupando palazzi abbandonati di Sarajevo o si sistemano nella città di Velika Kladusa, il posto migliore per entrare in Croazia. In prospettiva, secondo Frontex un ulteriore problema potrebbe nascere dopo la decisione, presa dalla Serbia nel settembre scorso, di liberalizzare i visti ai cittadini cinesi, indiani e iraniani.

Il rinnovato allarme sui Balcani interessa anche l’Italia perché può incidere sulle decisioni in materia che dovranno essere prese a livello europeo: la paura di nuovi flussi dà fiato a quei governi già rigidi sia sulla ricollocazione sia sugli aiuti ai Paesi di prima accoglienza, Italia e Grecia.

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