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Leonardo vede il sereno e trova un sentiero che conduce al campo dove si gioca la partita italo-francese per la cooperazione militare. Un passo alla volta. Ieri sera, poco dopo le 20, l’amministratore delegato del gruppo aerospaziale, Alessandro Profumo (nella foto con il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco), è stato ascoltato dai senatori della commissione Industria del Senato, presieduta da Massimo Mucchetti (Pd), a poco più di un mese dal suo intervento a Montecitorio, sempre sulle prospettive del gruppo (qui lo speciale di Formiche.net). Due le indicazioni date dall’ex ceo di Unicredit e presidente di Mps. Primo, nel 2018 le cose per Leonardo si metteranno decisamente meglio. Secondo, e qui sta la novità, l’ex Finmeccanica ha trovato il modo di partecipare all’alleanza naval-militare tra Italia e Francia, diretta conseguenza dell’accordo di settembre tra Fincantieri-Stx.

IL 2018 DI LEONARDO

Profumo ha confermato l’arrivo del piano industriale per fine gennaio, chiarendo però un punto: il prossimo anno per Piazza Montegrappa ci sarà una ripresa generale di ordinativi e fatturato. Dunque, il peggio sembra essere passato. “Il 2018 sarà migliore del 2017: siamo certi che nel 2018 avremo più ordini più fatturato e più profitto”, ha spiegato l’ex banchiere ora alla guida di Leonardo. E comunque, se tante volte le previsioni dovessero essere in parte disattese, il gruppo può comunque contare su un portafoglio ordini pari a circa 34 miliardi su un fatturato di 12. “Il che vuol dire che abbiamo, in linea teorica, quasi tre anni di copertura della nostra capacità operativa”, ha precisato Profumo.

LA FIDUCIA SUGLI ELICOTTERI

Certo, il periodo che si lascia alle spalle non è stato facile per Leonardo. Il gruppo ha dovuto rivedere il 9 novembre i propri target, complice le difficoltà riscontrate nel settore elicotteri e costate alla società un profit warning con conseguente caduta in Borsa. “Nel 2016 noi avevamo avuto nei nostri due Paesi di casa, Inghilterra e Italia, ordini per 1,1 miliardi in elicotteri. Nel 2017 non abbiamo avuto ordini dalle componenti militari inglesi e italiane”, ha ricordato Profumo in commissione. Eppure, anche questo problema sembra in via di risoluzione. Profumo si è infatti detto sicuro che tale stallo sugli elicotteri sia “assolutamente temporanea”.

LA PARTITA CON NAVAL GROUP

Fin qui l’orizzonte industriale di un gruppo che vede la ripresa. Ma c’è un’altra carta che Leonardo è pronta a giocare, stavolta sul fronte dell’alleanza italo-francese sul militare. Piccola premessa. Tutto parte dai rapporti di forza tra Italia e Francia, ovvero tra Fincantieri e Naval Group, gigante della cantieristica transalpino. La cooperazione tra i due Paesi, ancora alla fase di studio da parte di un apposita commissione italo-francese, prevede la costruzione di navi militari da parte di Fincantieri e Naval GroupMa qualcuno dovrà montare sugli scafi sistemi d’armamento. Per i francesi non c’è problema, c’è il colosso Thales che vende sistemi di difesa in tutto il mondo, peraltro azionista forte al 35% di Naval. Per l’Italia c’è Leonardo, con la differenza che, almeno da un punto di vista di partecipazione capitale, l’ex Finmeccanica non ha peso. In sostanza, come rilevato criticamente dagli stessi vertici di Leonardo, il gruppo partirebbe svantaggiato nella corsa all’installazione dei sistemi d’arma sulle navi Fincantieri-Naval. Ma proprio ieri sera Profumo ha calato l’asso. Quale?

LEONARDO, THALES E OSN

Il jolly si chiama Orizzonte Sistemi Navali (Osn) società controllata da Fincantieri (51%) e dalla stessa Leonardo (49%). E’ questo il veicolo con cui installare sistemi d’arma italiani, alternativi a Thales, sulle navi costruite da Fincantieri e Naval Group. “E’ importante capire come noi italiani vogliamo interfacciarci con i francesi”, ha chiarito il ceo di Leonardo. “Nel caso di un eventuale accordo tra Fincantieri e Naval Group sarà necessario prevedere misure che consentano di salvaguardare le competenze sviluppate negli anni da Leonardo un un comparto strategico per il Paese, cui sono stati indirizzati significativi investimenti nazionali. Il veicolo in prospettiva può essere Orizzonte Sistemi Navali, che potrebbe diventare la realtà che interagisce con Naval Group  per la definizione dell’architettura e l’integrazione di piattaforma, sistema di combattimento e combat management system”. In questo modo non ci sarebbe bisogno di ricorrere alle  compensazioni ventilate dall’ad Fincantieri, Giuseppe Bono, poche settimane fa (se la marina, per esempio, indiana vuole una nave Fincantieri-Naval e scegli sistemi Thales, allora il maxi-gruppo dovrà prevedere qualcosa per Leonardo).

LA SPONDA DI CALENDA

Che comunque Leonardo dovesse trovare un proprio spazio vitale nella partita italo-francese, era scontato. Pochi minuti prima che Profumo entrasse al Senato, il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda aveva dato una sorta di aut-aut ai francesi:”Leonardo è un pezzo fondamentale di questa partita. Deve avere la stessa dignità di Thales altrimenti la fusione non si fa. La fusione si fa solo se c’è una posizione paritetica fra Leonardo e Thales”.

Così Leonardo sarà della partita tra Italia e Francia sul militare

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