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Lo scorso maggio Donald Trump firmava l’Ordine Esecutivo sulla Promozione della Libertà di Parola e di Religione. Ieri l’Amministrazione USA ha ha emanato due provvedimenti di fondamentale importanza per dare attuazione all’Ordine, che hanno provocato l’ira funesta delle aziende abortiste e delle associazioni LGBT.

Il primo, emanato dal Dipartimento per i Servizi Umani e Sanitari, espande il diritto dei datori di lavoro di non comprendere tra i benefici assicurativi dei dipendenti coperti dalle aziende i farmaci anticoncezionali. La riforma sanitaria di Omaba (Obamacare) esentava sin da subito le confessioni religiose dall’obbligo generale, e una modifica successiva includeva anche tutti gli enti non-profit la cui attività fosse fondata su convincimenti religiosi e le attività anche commerciali ad essi strettamente collegate. Da ieri qualsiasi azienda potrà rifiutarsi di coprire le spese per il controllo delle nascite delle impiegate dando pubblica notizia delle proprie riserve culturali, morali o religiose, a prescindere dalla natura dell’attività svolta e dal collegamento o meno a confessioni o altre realtà religiose. In altre parole, si riconosce che il diritto a professare liberamente il proprio credo religioso non spetta solo, in senso stretto, all’organizzazione religiosa in sé e per sé, ma anche a qualsiasi cittadino che aderisca coi propri convincimenti a quel credo. La chiamerei una norma salva-laici, che interviene mentre sono in corso in tutti gli Stati Uniti una cinquantina di cause legali sulla questione.

Il secondo provvedimento è stato emanato, in contemporanea col primo, dal Dipartimento di Giustizia. Si tratta di una guida legale valida per qualsiasi ufficio dell’intera amministrazione federale USA con cui l’Attorney General (il nostro Ministro della Giustizia) chiarisce che il diritto alla libertà religiosa è un “diritto supremo” negli Stati Uniti, e comprende il diritto ad agire o non agire conformemente ai principi creduti. “Salvo ristretti casi – si afferma – nessun cittadino americano dovrebbe essere forzato a scegliere tra osservare la propria fede e rispettare la legge federale”. Il provvedimento spinge la burocrazia statunitense a favorire sempre, nei limiti del possibile, la libertà religiosa e di coscienza degli individui in presenza di conflitti con altri interessi. Per capire la portata della novità, si pensi che la forte presa di posizione dell’Amministrazione Trump arriva a poche settimane dalla decisione della Corte Suprema sul caso di Jack Phillips, un pasticcere condannato dalla Corte d’Appello del Colorado per non aver voluto creare un’apposita torta per il matrimonio di una coppia gay, opponendo la sua fede cristiana quale principio e fine del suo mestiere. Poiché i Giudici della Corte decidono spesso casi così delicati tenendo in conto anche l’umore politico circostante, la mossa di Trump appare un chiaro assist alle ragioni di Mastro Jack.

(estratto di un post pubblicato sul profilo Facebook di Filippo Savarese)

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