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Come annunciato, martedì 5 settembre il presidente americano Donald Trump ha fatto sapere di aver deciso di chiudere il programma che va sotto l’acronimo DACA, Deferred Action for Childhood Arrivals, ossia quello che permette a coloro che sono arrivati negli Stati Uniti sotto i 16 anni di età, al seguito dei propri genitori, di essere protetti da provvedimenti dai espulsione che normalmente colpisco gli immigrati irregolari e di poter usufruire di permessi di lavoro. Queste persone vengono comunemente chiamate “Dreamers”, sognatori, perché il DACA – un provvedimento deciso nel 2012 per ordine esecutivo dalla prima presidenza Obama per sbloccare un’empasse al Congresso – permetteva a loro di coltivare “il sogno americano”, qui declinato nella possibilità di diventare cittadini con pieni diritti, pieni doveri, complete opportunità, perché (essendo troppo piccoli al momento dell’arrivo) non venivano ritenuti responsabili direttamente del loro ingresso clandestino negli States e rimpatriarli in un luogo che praticamente non hanno mai conosciuto, il loro paese di origine, sarebbe stato crudele. (Per accedere al DACA c’erano comunque condizioni da rispettare).

L’ANNUNCIO

La decisione è stata annunciata da Trump con due tweet, poi ha parlato in modo più articolato il segretario alla Giustizia Jeff Sessions, che s’è preso l’onere (e nel suo caso anche l’onore, rappresentando una delle posizioni più dure contro gli immigrati all’interno dell’amministrazione) di spiegare che la Casa Bianca non abbandonerà immediatamente le 750 mila persone che attualmente godono del decreto. Non ci saranno provvedimenti di espulsione per questa gente che nel frattempo è anche cresciuta e s’è costruita una vita americana in tutto e per tutto, ma non saranno accettate nuove domande.

IL RUOLO DEL CONGRESSO

Almeno fino al 5 marzo 2018: in questi sei mesi di tempo, Trump intendere dare spazio al Congresso per studiare un’altra legge specifica. Non è chiaro quanto i legislatori possano trovare una quadra (o vorranno, o avranno tempo e opportunità di farlo). Trump fa parte dei tanti repubblicani che hanno da sempre considerato il DACA un provvedimento illegale, anche perché deciso direttamente per ordine presidenziale e non discusso dal Parlamento. Nei giorni passati Trump si è attirato addosso molte critiche, anche da parte di frange più razionali del Partito Repubblicano, che chiedevano al presidente di evitare un’altra decisione diretta sull’abrogazione e di permettere al Congresso di affrontare, con tempo, la questione.

LE CRITICHE DI OBAMA

Il più critico contro la cancellazione è stato Barack Obama, che, poche ore dopo l’annuncio di Sessions, ha diffuso un comunicato in cui ha definito la scelta “sbagliata” e “crudele” – il lato umano della questione è stato molto sentito anche dal presidente Trump, che in campagna elettorale diceva di voler tagliare il DACA nei primi giorni di amministrazione per richiamare l’attenzione di un certo genere di destra, ma poi si è trovato a fare i conti con la realtà problematica della scelta; il vice presidente Mike Pence ha detto una volta che la Casa Bianca stava affrontando la vicenda “con un gran cuore”. Obama dice che i Dreamers sono “americani nei loro cuori, nella loro mente, in ogni modo, ma in un unico modo: sulla carta” e non ha senso punirli per una decisione (l’immigrazione) presa dai loro genitori. Secondo Obama è solo una logica politica e di consenso, perché non c’è una necessità legale per queste scelta; la necessità legale è invece il tasto su cui i repubblicani e Trump hanno battuto per anni chiedendo l’abolizione delle legge, per questo Trump ha voluto che fosse Sessions, capo del dipartimento che si occupa di giurisprudenza, a parlare. Poi ha richiamato il Congresso che dovrà legiferare: “Si tratta di sapere se siamo persone che espellono i giovani lavoratori pieni di speranza fuori dall’America o se siamo persone che li trattano nel modo in cui vorremmo fossero trattati i nostri figli. Si tratta di sapere chi siamo come popolo e chi vogliamo essere”.

I RISCHI PER TRUMP

Il rischio per Trump è trovarsi sbattute sui giornali storie strappa lacrime di Dreamers che si stanno vedendo sgretolare tutto sotto i piedi. Pensare per esempio a quelli di Houston, che hanno già avuto la vita devastata dalla furia di Harvey, e ora si trovano a dover affrontare le conseguenze della scelta politica dell’abolizione. Intanto ha cominciato Leon Panetta: l’ex segretario alla Difesa e direttore della Cia, ha ricordato in un op-ed sul Washington Post di quando la sua famiglia di immigrati irregolari italiani arrivò nel 1921 a Ellis Island, per “cercare una vita migliore in questo paese”. Trump ha accelerato sulla scelta perché pressato da una serie di stati repubblicani che minacciavano di portare il DACA, e dunque l’amministrazione, davanti a una corte per un giudizio di legalità, e questo avrebbe creato un problema con la sua base elettorale, che lo ha scelto anche perché prometteva un pugno durissimo contro gli immigrati. Ora la decisione lo metterà ancora di più sotto le critiche del grosso dell’opinione pubblica, di quel 56 per cento che non approva la sua azione di governo; ma c’è anche una fetta di repubblicani che non ritenevano agire sul DACA una priorità per la lotta all’immigrazione.

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Dreamers, ecco gli effetti della decisione di Trump

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