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La Brexit rischia di arenarsi lungo il confine che divide la regione irlandese dell’Ulster dall’Irlanda del Nord. 500 chilometri attraversati ogni giorno da 35.000 persone. Si tratta di lavoratori, pazienti di ospedali, scolaresche la cui vita quotidiana rischia di cambiare per sempre qualora fosse istituito un “hard border”: non più la libertà di movimento che solo i Paesi membri dell’UE si vedono garantita dall’accordo di Schengen, ma un confine con una dogana rafforzata e forse vere e proprie infrastrutture di controllo.

È un’ipotesi che non piace al governo britannico, che ha fatto sapere in un paper pubblicato oggi di voler evitare “infrastrutture fisiche al confine e valichi di frontiera”. Persino gli unionisti del Dup, partito nordirlandese che per costituzione preme per restare uniti a Londra e che ora è al governo con Theresa May (nella foto), non vedono nulla di buono in un confine “duro”. Contestando la proposta del partito di governo irlandese Fine Gael, che prospettava l’istituzione di un confine nel Mar Irlandese, il leader del Dup Nigel Dodds aveva tuonato: “Il Dup non tollererà un confine nel Mar Irlandese che rende più difficile vivere, lavorare e viaggiare tra parti differenti del Regno Unito”.

Il tema del nuovo confine da tracciare per completare la Brexit è qualcosa di più che un semplice punto dell’agenda di Downing Street. C’è il rischio di riaccendere antiche tensioni fra le due parti facendo traballare l’accordo del Venerdì Santo del 1998, con cui furono archiviati dieci anni di sangue e terrore firmato IRA e 3600 morti. “Entrambe le parti devono mostrare flessibilità e immaginazione quando si affronta il problema del confine dell’Irlanda del Nord” ha dichiarato a Reuters una fonte del governo britannico.

In un altro paper pubblicato martedì il dipartimento per la Brexit guidato da David Davis aveva chiarito le sue intenzioni sui dazi doganali, prospettando due ipotesi: quella di un accordo “altamente semplificato”, e quella invece di una nuova partnership doganale con l’UE. Nel primo caso sarebbero introdotte “semplificazioni unilaterali per ridurre e rimuovere le barriere per il commercio”, mentre nel secondo verrebbe addirittura rimosso il confine doganale, applicando all’UE le stesse richieste che Bruxelles fa per le importazioni da paesi terzi i cui prodotti abbiano come destinazione finale l’Europa.

Un rapporto del Bruegel di dicembre 2016 stimava l’impatto che la Brexit e in particolare l’istituzione di un confine duro avrebbe avuto sull’economia dell’Irlanda del Nord. Secondo l’istituto belga, in Irlanda del Nord “i due terzi delle esportazioni dall’UE e la metà delle importazioni verso l’UE vengono commerciate con la Repubblica d’Irlanda”. Una realtà che rischia di scomparire con i nuovi dazi: “il governo dichiara di volere lungo il confine irlandese un commercio privo di frizioni e indolore, ma in effetti sembra che non abbia un’idea su come possa ottenerlo” ha commentato il portavoce dei Labour nordirlandesi Owen Smith.

Ma non sono solo i grandi scambi commerciali a preoccupare gli abitanti dell’Ulster. C’è un’economia regionale che vive lungo il confine, una linea di demarcazione innaturale, talvolta irriconoscibile se non per un cartello o un segno sull’asfalto. Cittadine come le irlandesi Donegal e Muff o il piccolo centro di Derry nell’Irlanda del Nord sono divise da poche centinaia di metri nella foresta, e costituiscono tappe diverse di una giornata lavorativa per chi abita nella zona. Ci sono comitati locali, come l’associazione per il Remain “Border Community Against Brexit”, che riempiono di manifesti i cartelli stradali della zona per condannare un nuovo confine.

Da parte di Bruxelles al momento non c’è stata particolare flessibilità sul tema. Il capo negoziatore della Brexit da parte europea, Michel Barnier, già a luglio aveva fatto sapere che “un commercio privo di frizioni” tra il Regno Unito e l’UE non è possibile. Su twitter ieri Barnier avvisava: “Più velocemente il Regno Unito e l’UE a 27 troveranno un accordo sui cittadini, regolando i conti e l’Irlanda, più velocemente potremo discutere dei dazi e delle relazioni future”. È dello stesso avviso il leader belga dei Liberali e Democratici per l’Europa Guy Verhofstadt, negoziatore per la Brexit a nome dell’Europarlamento, che ieri twittava: “Essere dentro e fuori dell’unione doganale e “un confine invisibile” sono fantasie. Prima bisogna assicurare i diritti dei cittadini e un accordo finanziario”.

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