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Malta è Paese Ue sempre rappresentato come un paradiso terrestre che Daphne Galizia giornalista coraggiosa aveva cominciato a svelare come crocevia di traffici finanziari molto illeciti. Documentazione certa di compromissione della premier dame Muscat su tangenti, petrolio, fondi stranamente floridi. Nessuno però l’ha saputa difendere e la mafia governativa l’ha fatta saltare in aria; nessuno ha mai detto mezza parola sull’arroganza con cui Malta ha impedito agli immigrati fuggiti dalla guerra e dallo sterminio, di attraccare alle coste maltesi i barconi stracarichi e così almeno salvare quello sterminio di massa di tanti tantissimi bambini nel mediterraneo sempre più rosso di sangue.

Ecco che un manto omertoso e silenzioso rischia di nascondere chi ha organizzato l’assalto e chiuso la bocca dell’indipendenza giornalistica. Daphne non era abulicamente “savianesca” e in cerca di pubblicità: aveva cercato e chiesto aiuto alle forze di sicurezza per aver ricevuto minacce da quando, documentata concretamente, aveva dato vita ad una inchiesta internazionale indipendente secondo la quale il mediterraneo e precisamente Malta fa da base per l’evasione fiscale in Ue e aveva cominciato ad agitare il sistema finanziario corrotto nel 2016 attraverso documentazioni che dimostravano -papers panama- come venne fuori il nome della moglie del candidato premier laburista maltese Muscat, con proprietà nei paradisi off shore: nel giugno 2017 la vittoria di Muscat.

Allora è legittimo chiedersi a che barbarie stiamo assistendo. Anche in Italia i mass media non hanno alcuna intenzione di sfiorare la cancrena in espansione che ha già annientato servitori dello Stato e giornalisti. Già nel 2005 imprenditori italiani attraverso il clan di Casal di Principe riciclavano il proprio tesoro a Malta, aprendo locali notturni, ristoranti e società di gaming: questo, secondo i detective, il piano dei Casalesi. I magistrati hanno inviato subito una rogatoria alle autorità della Valletta.

L’obiettivo: seguire il giro dei soldi, bloccare il riciclaggio. “Peccato che la risposta di Malta si è fatta attendere e sempre, e quando arriva risulta incompleta. Il risultato è che del possibile tesoro offshore di Gomorra finora non si è più avuta notizia” si legge in un’inchiesta dell’Espresso. Italiani residenti a Malta, azionisti di società sull’isola che non pubblicano bilanci: impossibile dunque sapere quali siano il patrimonio e l’attività economica delle aziende. L’unica certezza è che queste società sono attive.

Lo stato della Ue è diventato la meta preferita di tanti connazionali per spostare affari e patrimoni. Continua L’Espresso: “Un paradiso fiscale a chilometro zero, dove riciclare montagne di denaro frutto di racket, estorsioni, spaccio. Nessuna dogana da superare, nessun aereo da prendere. Bastano un paio d’ore di navigazione da Pozzallo o Portopalo di Capo Passero. Una valigetta piena di contanti, spesso semplicemente un bonifico, e il gioco è fatto. Milioni di euro sporchi investiti nell’economia legale. Ripuliti e fatti fruttare grazie a tasse bassissime, talvolta addirittura nulle. Un sistema sicuro, soprattutto. Perché Malta è un Paese dell’Ue, anche recentemente presidente di turno del Consiglio europeo, dove circola l’euro e nessuno controlla chi arriva dall’Italia. Non c’è dunque bisogno di inventarsi stratagemmi: è sufficiente che le autorità non siano troppo zelanti. E, visto come sono andate le cose finora, qualcuno alla Valletta deve aver chiuso più di un occhio sull’origine dei soldi che negli ultimi anni sono approdati sull’isola”.

È più facile far saltare in aria una coraggiosa giornalista per chiuderle la bocca.

Daphne

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