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Il clima è strano, forse teso. E di mezzo c’è sicuramente il “global warming”. Ancora. E’ tornato in primo piano sulla stampa internazionale come manifestazione dell’anti trumpismo europeo. Miss Brexit e Monsieur Europe – Theresa May e Emmanuel Macron – ne hanno portato lo stendardo in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A New York, quindi a casa di Trump, hanno sferrato un sottile e indiretto attacco al presidente Usa sul fronte più appetitoso che c’è: riscaldamento globale.

I due leader europei, così distanti, si ritrovano compagni di merende quando si tratta di clima. Perfetti burattini del nuovo ordine mondiale? Chissà. Sta di fatto, che, nelle ultime ore, in primo piano sulla stampa britannica c’è solo il discorso dell’inquilina di Dowing Street che, parlando a un’aula semivuota dell’Onu, ha rivolto un velato rimprovero al presidente degli Stati Uniti. Senza nominarlo, ma criticando i paesi che “deliberatamente violano, per il proprio guadagno, le regole e gli standard che hanno garantito la nostra prosperità e sicurezza collettiva”. “E’ questo sistema di regole che abbiamo sviluppato – con le istituzioni, gli assetti internazionali per il libero ed equo scambio, gli accordi come quello di Parigi sul cambiamento climatico, leggi e convenzioni come il Trattato di non proliferazione nucleare – che consentono la cooperazione globale attraverso la quale possiamo proteggere questi valori”, ha chiosato una May che per una manciata di ore si è permessa il lusso di non pensare ai negoziati sulla Brexit.

Si è servita, piuttosto, del discorso per assicurare che, se c’è una cosa dalla quale la Gran Bretagna non uscirà, sono gli accordi di Parigi. Uscire dall’Unione Europea non rappresenta, infatti, un disimpegno dalla cooperazione multilaterale, “penso che l’unico modo di rispondere a questa ampia gamma di sfide sia unirsi e difendere l’ordine internazionale che abbiamo faticato tanto a creare e i valori che sosteniamo”, ha dichiarato senza lasciar capire fino a quanto ci creda. Però non è certo la prima volta che la May manifesta il suo animo ambientalista e un anti trumpismo d’ordinanza. Quello capace di allinearsi meglio allo stile stile del bell’Emmanuel, il leader fatto in laboratorio, tutto ambiente, clima, nodi umanitari e Europa.

Macron al suo esordio alle Nazioni Unite si è presentato esattamente come l’anti trump, sfiorando quella metà del cielo che è la dimensione aleatoria e retorica dei cambiamenti climatici. La dimensione cui tutti hanno paura di mettersi contro e dove è più facile lanciarsi in un duello a distanza con Trump. “L’accordo non sarà mai rinegoziato – ha detto il leader dell’Eliseo. Rispetto profondamente la decisione degli Usa e la porta resterà aperta per un loro ritorno. Ma noi andremo avanti”. E, come la May, ha poi ammonito che buttar via l’intesa con l’Iran sul nucleare sarebbe un “grave errore”.

E così, sfilando tra i diritti umani, Macron e la May hanno superato il test dell’anti trumpismo. Nella versione più comoda, certo, visto e considerato che nessuno dei due leader europei ha osato mai, fino ad ora, erigere un muro, come Angela Merkel, sugli altri temi che contano. L’una, all’indomani del giuramento alla Casa Bianca, l’altro in occasione dei festeggiamenti del 14 luglio, hanno vestito, fino ad ora, i panni dei fedeli compagni di classe. Ma sui cambiamenti climatici l’anti trumpismo è d’obbligo. Chi può osare contraddire l’emergenza degli squilibri dannosi per l’uomo?

Anzi. Monsieur Europe Macron ha approfittato dello sgarbo anti ambientalista di Trump per intestarsi la campagna del ‘Make our planet great again’, e Theresa May lo ha seguito senza troppo spettinarsi. Nessuno in realtà conosce le opinioni personali della leader dei conservatori inglesi sul clima, ma, come Macron ha offerto asilo agli scienziati americani oppressi dalla “dittatura antiscientifica” di Donald Trump, così May ha scelto di sposare la tesi di Leonardo DiCaprio per il quale il presidente “mette a repentaglio la vivibilità della terra”.

L'anti trumpismo di Theresa May e Emmanuel Macron

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