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La prima. C’è (e non si tratta di battute estemporanee levando un boccale di birra bavarese, ma di una strategia) una volontà di allontanamento da America e Anglosfera. Nella storia degli ultimi cento anni, tutte le volte che ciò è successo è stato foriero di sciagure.

La seconda. C’è (con decisione tedesca e guida affidata a un luogotenente francese) il riemergere dell’idea di un ministro delle Finanze unico europeo. Errore devastante: è impensabile e pericolosa una omogeneizzazione fiscale (gli eurofanatici la chiamano “armonizzazione”) dalla Finlandia al Portogallo. Sarebbe la gabbia finale, con spesa alta-tasse alte-investimenti pubblici senza effetto stile “piano Juncker”. Tutto questo sarebbe il suicidio finale, avendo accanto in competizione con noi (Inghilterra in testa) sistemi fiscali più leggeri (con aliquote anche 30 punti inferiori per le imprese!) che fatalmente saranno – più ancora di quanto non lo siano oggi – un elemento di attrazione per le imprese europee.

La terza. C’è un progetto di difesa europea tanto velleitario quanto in ultima analisi sbagliato. Perché di fatto ci disimpegna dalla Nato. Perché rappresenterà un inevitabile fattore di waste e di duplicazione di spesa. E perché (in ottica italiana: chiunque guidi il progetto) sarà l’ennesima prova di un’Italia ridotta a mera appendice dell’asse franco-tedesco.

Pensiamoci bene. Si parte per fare una Grande Europa, e si arriva a costruire una specie di MaxiProtettorato tedesco.

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