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Al cuore – e forse pure all’orgoglio – la cessione del Milan gli avrà fatto male, ma alle tasche decisamente no. Economicamente parlando, Silvio Berlusconi esce dalla trattativa che ha portato la holding di famiglia – la Fininvest – a cedere il 99,9% delle quote del club rossonero molto ma molto bene. Con 520 milioni in più, ai quali aggiungere i 220 milioni di debiti che per effetto della vendita sono stati trasferiti alla società acquirente, la Rossoneri Sport Investment Lux di Yonghong Li (qui il suo ritratto). In totale, dunque, 740 milioni di euro a cui sommare i 90 a titolo di rimborso dei versamenti in conto capitale eseguiti da Fininvest a favore del Milan dal 1° luglio scorso ad oggi.

IL VALORE E IL GUADAGNO

Una circostanza sottolineata sul Sole 24 Ore da Fabio Pavesi che ha analizzato i fondamentali economici del Milan, anche alla luce del prezzo di vendita strappato da Berlusconi. Il quale, due anni fa, nella trattativa poi saltata con Mister Bee era arrivato a chiedere un miliardo di euro, in pratica il doppio di quanto ottenuto da Yonghong Li. Che però – secondo i numeri snocciolati dal Sole – è pur sempre tanto rispetto alla performance economiche ottenute dalla società rossonera negli ultimi anni. Ecco perché il giornalista finanziario del quotidiano di Confindustria si dice convinto che “anche a questi valori, l’affare vero lo fa come sempre Berlusconi“.

LE PERFORMANCE ROSSONERE

Innanzitutto i ricavi che nel 2015 – anno dell’ultimo bilancio depositato – ammontavano a 221 milioni di euro. La metà, dunque, del prezzo pagato da Yonhong Li per rilevare la società. E poi il Mol – il margine operativo lordo – che, sempre nel 2015, ha fatto registrare un negativo di 24 milioni. Peggio ancora è andata, infine, dal punto di vista del reddito operativo, in passivo per 83 milioni di euro. Numeri che calcolati nella loro totalità fanno sorgere quasi inevitabile una domanda: assodato che a Berlusconi è andata bene, è giusto affermare che il nuovo presidente del Milan abbia fatto un’affare?

IL BLASONE E I COSTI

Una risposta esplicita Pavesi – così come altri analisti – non la dà, ma tra le righe del suo articolo non è difficile intendere come la pensi. “Una bella gatta da pelare“, la definisce dopo aver ricordato i 220 milioni di indebitamento, quasi tutto verso il sistema bancario italiano, ereditato da Yonhong Li. Certo, ha acquistato il terzo club più titolato del pianeta a livello internazionale, reso leggendario dai 31 anni di presidenza Berlusconi nei quali il Milan si è aggiudicato, tra gli altri, cinque Coppe dei Campioni, tre Coppe Intercontinentali, cinque Supercoppe Europee e otto Scudetti. Però, con altrettanta sicurezza, si può anche affermare che questa storia di successi l’ha pagata tutta: “Si dirà che il valore di un team così blasonato va al di là dei suoi conti. Sarà. Ma quell’allure costa cora. Molto caro“.

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