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Ricucito lo strappo con il neo presidente Usa, Lockheed Martin punta tutto sull’F-35, mentre ora è proprio Trump a generare ottimismo per la crescita del comparto. A spiegarlo è la presidente e ceo Marillyn Hewson, intervenuta all’annuale Media Day del colosso statunitense della difesa.

TUTTO SISTEMATO CON IL TYCOON
“Dalla sua elezione, il presidente Trump ha chiarito che la nuova amministrazione sarà impegnata ad assicurare che il governo sia uno smart buyer per ottenere il massimo da ogni dollaro speso dai contribuenti”, ha detto la ceo. “Nei mesi passati, nel nostro positivo e costruttivo dialogo, siamo stati in grado di comunicare come Lockheed Martin sia pienamente allineata su questo sforzo”, ha aggiunto. Eppure, inizialmente i rapporti tra il magnate e il costruttore non sono stati proprio idilliaci. In campagna prima, e durante la transizione poi, più di una cinguettata di Trump aveva denunciato i “costi troppo elevati” del programma F-35, lo stesso su cui l’Us Air Force ha puntato per il futuro del proprio potere aereo. In un tweet , il presidente eletto aveva addirittura affermato di valutarne la sostituzione con il potenziamento dell’F/A-18 Super Hornet di Boeing. Nei due successivi incontri, i due vertici erano riusciti a ricucire lo strappo, anticipando il raggiungimento dell’accordo per il decimo lotto di produzione. Siglato a inizio febbraio, il contratto ha previsto una considerevole riduzione dei costi unitari, per la prima volta sotto i 100 milioni di dollari per la versione a decollo e atterraggio convenzionale (F-35A).

L’EFFETTO TRUMP
Rispetto a qualche mese fa, è ora proprio Trump ad alimentare l’ottimismo della Hewson. Nonostante infatti diversi anni di “costante e significativa pressione di budget”, le “prospettive di crescita di Lockheed Martin sono forti”, soprattutto grazie al “president Trump effect”. L’effetto in questione consiste nella spinta che l’annunciato arretramento globale Usa ha dato agli alleati, convinti finalmente di dover aumentare la spesa dedicata alla difesa, incrementando così la domanda di armamenti a cui Lockheed Martin sarebbe chiaramente felice di rispondere. “I membri della Nato stanno valutando i cambiamenti nelle priorità statunitensi e potrebbero intravedere un grande bisogno di assumersi maggiori oneri per la propria difesa”, ha spiegato la Hewson. L’ottimismo è alimentato però anche dalle dinamiche interne agli Stati Uniti, e in particolare dalla proposta di Trump di aumentare il budget difesa del 2017 di 54 miliardi di dollari, un incremento del 10%. “Anche se il percorso sul budget federale resta complesso (deve passare per il Congresso, ndr), siamo ottimisti che questa rinnovata enfasi sui temi di sicurezza nazionale sarà sostenuta”, ha detto la ceo. “L’accordo sul Fiscal year 2017, appena passato alla Camera, prevede il supporto ai nostri programmi, compresi l’F-35, l’UH-60 Black Hawk, il C-130 e i programmi di difesa missilistica”.

Parole al miele per Trump anche per quanto riguarda la politica fiscale, a cui la manager strizza l’occhio vista la proposta di ridurre la corporation tax, le imposte sulle società. Ricucire con il presidente appare irrinunciabile per il costruttore considerando le ultime notizie in casa Boeing. Dopo la nomina di un suo vice presidente operativo, Patrick Shanahan, come numero due del Pentagono, il competitor si è aggiudicato una maxi commessa per 268 AH-64 Apache E, di cui 244 da aggiornare per il governo americano, per 3,4 miliardi di dollari.

CON L’F-35 CAMBIA TUTTO
Lockheed Martin punta tutto sull’F-35. Non a caso, gran parte dell’intervento di Maryllin Hewson ha riguardato proprio il caccia di quinta generazione, su cui conta molto anche la nostra Aeronautica militare e su cui dovrà ora ragionare l’ad designato di Leonardo-Finmeccania Alessandro Profumo. “Non rimpiazza nulla perché cambia tutto”, ha detto la ceo ricordando la recente esercitazione Red Flag presso la base aerea di Nellis in Nevada: “13 F-35A hanno incassato un rapporto di uccisione 20-a-1”. Convinti del programma, gli sforzi dell’azienda sono tutti sui costi. “L’obiettivo è far risparmiare ai nostri clienti dell’F-35 più di 5 miliardi di dollari”. Per l’F-35A, che nell’ultimo lotto è costato unitariamente 94,6 milioni di dollari (-62% rispetto al primo lotto), il target è “85 milioni o meno entro il 2019. Ciò vuol dire che i clienti otterranno un impareggiabile caccia di quinta generazione al prezzo di uno di quarta”. Per ora, il programma si trova già nella fase di transizione verso la produzione a pieno rateo, con effetti secondo l’ad apprezzabili sul livello occupazionale: “la produzione continua ad aumentare e prevediamo che creerà solo in America 15mila posti di lavoro diretti e circa 41mila indiretti”. Confermata inoltre l’intenzione di creare un nuovo stabilimento produttivo a Johnstown, in Pennsylvania.

L’EXPORT NEL 2016
A trainare l’entusiasmo della Hewson sono poi i risultati del 2016, “un anno eccezionale per Lockheed Martin” nonostante si sia trovata “ad affrontare uno dei contesti economici e geopolitici più complessi, volatili e imprevedibili che io abbia mai visto in 34 anni di carriera”. A crescere è stato soprattutto il mercato estero. “Le nostre vendite sul fronte internazionale hanno superato i 12,7 miliardi di dollari, quasi il 27% del totale”, ha notato la manager. “Abbiamo definito l’obiettivo strategico di espandere le vendite internazionali del 30% nei prossimi 5 anni. Il maggior driver di tale crescita sarà l’F-35”. Infatti, “approssimativamente il 50% di tutti gli ordini di F-35 nel prossimo quinquennio arriveranno da clienti esteri”.

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