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Per anni, anzi per decenni, bistratta le fondazioni bancarie, e poi si mette alla testa di un fondo controllato da Cariplo. Per anni, anzi per decenni, critica le banche italiane, e poi diventa numero uno di una sgr che ha come azionisti quelle stesse banche. Per anni, anzi per decenni, stigmatizza le operazioni di sistema e poi diventa presidente di un fondo emblema di un’operazione di sistema. Sono le parole e le opere dell’economista turbo-liberista Alessandro Penati, apprezzato accademico, stimato editorialista, rispettato gestore di fondi. Ecco le ultime sortite di Penati ieri su banche, fondazioni e dintorni.

L’AMAREZZA DEL TURBO-ECONOMISTA

Il numero uno del fondo Atlante, Alessandro Penati, non riesce più a trattenere l’amarezza ed esplode. Viene fuori così uno sfogo a 360 gradi con i giornalisti, pronti a non farsi sfuggire nessuna delle sue pungenti dichiarazioni. Tra i destinatari principali delle invettive di Penati ci sono quelle banche, in primis Intesa Sanpaolo e Unicredit, principali azioniste di Atlante che di recente hanno preannunciato che svaluteranno la loro partecipazione nel fondo.

INVETTIVA CONTRO LE BANCHE SOCIE

“Questa cosa della svalutazione mi fa imbestialire, c’è una lungimiranza pari a zero. Investi in una banca fallita e dopo sei mesi svaluti”, ha tuonato il presidente di Quaestio, che è appunto la società di gestione del risparmio del fondo Atlante, commentando la decisione di alcuni investitori di svalutare la propria quota. Caso mai poi il messaggio non fosse stato sufficientemente chiaro, Penati ha aggiunto il “caricone”; e a chi gli chiedeva se ritenesse di avere il supporto delle banche che hanno sottoscritto il fondo ha replicato: “Macché supporto, mi votano contro!”. Per capire meglio come mai Penati sia così arrabbiato, va ricordato che Intesa Sanpaolo ha appena annunciato, in occasione dei conti del 2016, una svalutazione dell’investimento di 845 milioni nel fondo Atlante per 227 milioni di euro: quindi il gruppo capitanato dall’ad, Carlo Messina, ha ridotto del 27% il valore della partecipazione. Non solo: “Banco Bpm – scrive Repubblica – si appresterebbe a far lo stesso con i suoi 150 milioni, e così le altre: la linea passata tra gli istituti sembra sia un taglio del 30%. Unicredit, poco curante degli strali (o forse perché ha in corso un aumento da 13 miliardi, che esorta a fare pulizia con più vigore) ha svalutato gli 845 milioni già versati di circa un 60%. Le Fondazioni per ora non svalutano, ma non sono quotate, e il loro dominus Giuseppe Guzzetti è il grande nume di Atlante (e tramite Cariplo socio anche di Quaestio). Guzzetti si è già detto «pentito», per «uno strumento buono lasciato al suo destino»”.

LA VALUTAZIONE DEI DUE ISTITUTI VENETI

Al valore della quota in Atlante è legato a doppio filo quello nelle due banche venete partecipate dal fondo quasi al 100%, ossia Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Nei giorni scorsi la questione della valutazione della quota, pressoché totalitaria, di Atlante nelle due venete era già stata al centro della scena finanziaria. In una nota, infatti, Penati aveva fatto sapere di non intendere svalutare, almeno per ora, le due partecipazioni. Al contrario, spiegava la stessa nota di Atlante, secondo i consulenti indipendenti di Deloitte il valore dell’investimento del fondo si sarebbe già deprezzato del 24 per cento. Si inserisce in questo contesto l’invito di Penati a valutare quanto varrà “tra tre anni” la banca che nascerà dalla fusione tra i due gruppi veneti, quando avrà “i ratio migliori d’Italia”.

L’INTERVENTO PUBBLICO

A proposito delle due venete, il numero uno di Atlante ha dichiarato: “Vogliamo utilizzare la ricapitalizzazione precauzionale” da parte dello Stato “nel modo giusto: noi dobbiamo restare azionisti e dobbiamo rimanere al controllo. La ricapitalizzazione precauzionale è un intervento temporaneo e di minoranza per permettere di eseguire il piano e dare le garanzie alla Bce”. L’intervento pubblico, sulla scia di quanto sta avvenendo con il Monte dei Paschi, è quindi più che probabile, dato che “la Bce vuole la garanzia che il piano sia totalmente finanziato dall’inizio e abbia altissime probabilità di successo”. Questo significa che, al pari di Mps, anche per gli obbligazionisti subordinati ci sarà la conversione forzosa in azioni (con eventuale successivo ristoro per i piccoli risparmiatori, che da soli dovrebbero avere in mano titoli per circa 200 milioni di euro).

UNA STORIA DELL’ORRORE

Penati si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa, piuttosto pesante a ben vedere, anche con le precedenti gestioni delle due banche venete. “Abbiamo due banche che erano praticamente fallite e sono ancora adesso in situazioni disastrose. Noi presentiamo un piano con il supporto della Bce in cui facciamo due ristrutturazioni, due clean up totali, non solo degli npl (qua inteso come sofferenze in senso stretto, sebbene non sia pacifica come definizione, ndr) ma anche degli unlikely to pay (cioè dei vecchi incagli, ora chiamati inadempienze probabili, ndr), una fusione e la portiamo in tre anni ad avere dei ratio che saranno i migliori d’Italia: lo considero un gigantesco successo”. E ancora: “Atlante si è comprata le banche venete con numeri che erano da libro dei sogni. C’è una responsabilità mica da ridere, quei numeri erano ridicoli – ha aggiunto – quello che abbiamo trovato in parecchie situazioni, scava scava, è una horror story”. Con cui ora però il fondo Atlante deve fare i conti, da solo.

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